Sicurezza
BUROCRAZIA IN... SPIAGGIA
«Il Comune vuoletoglierci le licenze» Balneari in rivolta
Rossana Lazzini
Braccio di ferro tra amministrazione comunale e 36 gestori di stabilimenti balneari di Marina di Massa. Il comune chiede l'accatastamento dei bagni di facile rimozione, minacciando il mancato rinnovo delle concessioni; i balneari fanno opposizione e annunciano un ricorso al Tar
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MASSA.Braccio di ferro tra amministrazione comunale e 36 gestori di stabilimenti balneari di Marina di Massa. Il comune chiede l'accatastamento dei bagni di facile rimozione (quasi tutti quelli presenti sulla costa di Marina di Massa), minacciando il mancato rinnovo delle concessioni; i balneari fanno opposizione e annunciano un ricorso al Tar.
Tutto nasce a seguito di una richiesta da parte dell'assessorato alle attività produttive, ai gestori degli stabilimenti balneari cittadini; la richiesta appunto prevedeva la consegna della documentazione di accatastamento dei bagni di facile rimozione, ossia tutti gli stabilimenti che hanno costruito sull'arenile baracche o comunque prefabbricati facili da rimuovere.
«Nulla di strano - spiegano alcuni rappresentanti dell'associazione balneari Riviera Apuana - e a questa richiesta noi avevamo dato massima disponibilità. Volevamo soltanto come garanzia, che il demanio, come proprietario dell'arenile, ci rilasciasse un'autorizzazione per fare questa cosa. Il demanio ha dato però risposta negativa e a quel punto abbiamo deciso di non effettuare l'accatastamento che già prevedeva diverse difficoltà».
Il Comune non ha accettato un "no" come risposta e a ferragosto ha inviato ai gestori una raccomandata in cui li invitava a portare i documenti richiesti entro 30 giorni, altrimenti non avrebbe rinnovato la concessione. «Questo ci sembra veramente un provvedimento illeggittimo ed illegale - proseguono i gestori degli stabilimenti balneari - non è il Comune che ha il potere di rinnovarci la concessione, ma lo stato e ora siamo veramente stanchi di tutti questi continui attacchi. A ferragosto avremo voluto occuparci di altre questioni più importanti, come analizzare la stagione turistica che sta per chiudersi e iniziare a pensare nuove strategie per migliorare la situazione. Comunque non ci lasciamo spaventare e abbiamo già fatto presente all'amministrazione la nostra opposizione e stiamo preparando un ricorso al Tar». Non si ferma qui la rabbia dei balneari che annunciano anche possibili proteste plateali. «Questa volta potremo anche decidere di protestare in maniera eclatante, abbiamo già affrontato la questione dell'Ici, da anni conviviamo con il problema dell'erosione e ora questo». I balneari ci tengono inoltre a sottolineare che non esiste nessun obbligo legislativo che preveda l'accatastamento. «Molti di noi hanno provveduto all'accatastamento per necessità, ma la scelta è facoltativa non esiste nessun obbligo. Per questo motivo chiediamo pubblicamente, alla dirigente del settore attività produttive, quale sia la sua fonte legislativa». Da parte dei balneari c'è la speranza che l'amministrazione comunale riveda questa decisione. «Non abbiamo paura, sappiamo di essere nel giusto e restiamo fermi nelle nostre posizioni, speriamo che l'amministrazione comunale comprenda l'errore e magari inizi a pensare a qualche importante strategia di rilancio del turismo, noi continueremo a fare la nostra parte».
Tutto nasce a seguito di una richiesta da parte dell'assessorato alle attività produttive, ai gestori degli stabilimenti balneari cittadini; la richiesta appunto prevedeva la consegna della documentazione di accatastamento dei bagni di facile rimozione, ossia tutti gli stabilimenti che hanno costruito sull'arenile baracche o comunque prefabbricati facili da rimuovere.
«Nulla di strano - spiegano alcuni rappresentanti dell'associazione balneari Riviera Apuana - e a questa richiesta noi avevamo dato massima disponibilità. Volevamo soltanto come garanzia, che il demanio, come proprietario dell'arenile, ci rilasciasse un'autorizzazione per fare questa cosa. Il demanio ha dato però risposta negativa e a quel punto abbiamo deciso di non effettuare l'accatastamento che già prevedeva diverse difficoltà».
Il Comune non ha accettato un "no" come risposta e a ferragosto ha inviato ai gestori una raccomandata in cui li invitava a portare i documenti richiesti entro 30 giorni, altrimenti non avrebbe rinnovato la concessione. «Questo ci sembra veramente un provvedimento illeggittimo ed illegale - proseguono i gestori degli stabilimenti balneari - non è il Comune che ha il potere di rinnovarci la concessione, ma lo stato e ora siamo veramente stanchi di tutti questi continui attacchi. A ferragosto avremo voluto occuparci di altre questioni più importanti, come analizzare la stagione turistica che sta per chiudersi e iniziare a pensare nuove strategie per migliorare la situazione. Comunque non ci lasciamo spaventare e abbiamo già fatto presente all'amministrazione la nostra opposizione e stiamo preparando un ricorso al Tar». Non si ferma qui la rabbia dei balneari che annunciano anche possibili proteste plateali. «Questa volta potremo anche decidere di protestare in maniera eclatante, abbiamo già affrontato la questione dell'Ici, da anni conviviamo con il problema dell'erosione e ora questo». I balneari ci tengono inoltre a sottolineare che non esiste nessun obbligo legislativo che preveda l'accatastamento. «Molti di noi hanno provveduto all'accatastamento per necessità, ma la scelta è facoltativa non esiste nessun obbligo. Per questo motivo chiediamo pubblicamente, alla dirigente del settore attività produttive, quale sia la sua fonte legislativa». Da parte dei balneari c'è la speranza che l'amministrazione comunale riveda questa decisione. «Non abbiamo paura, sappiamo di essere nel giusto e restiamo fermi nelle nostre posizioni, speriamo che l'amministrazione comunale comprenda l'errore e magari inizi a pensare a qualche importante strategia di rilancio del turismo, noi continueremo a fare la nostra parte».
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