Il Tirreno

Era in rianimazione dall’esplosione del treno a Viareggio

Un sospiro di sollievo per don Raffaello: il nipote Marco è fuori pericolo

Alessandra Vivoli
Don Raffaello Piagentini alla messa per le vittime di Viareggio
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Don Raffaello Piagentini alla messa per le vittime di Viareggio

Finalmente uno spiraglio di luce per don Raffaello Piagentini. Il nipote Marco Piagentini, di 42 anni, è uscito dalla rianimazione ed è stato trasferito nel reparto grandi ustionati dell'ospedale di Padova dov'è ricoverato dal giorno della tragedia di Viareggio

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CARRARA. Finalmente uno spiraglio di luce per don Raffaello Piagentini. Il nipote Marco Piagentini, di 42 anni, è uscito dalla rianimazione ed è stato trasferito nel reparto grandi ustionati dell'ospedale di Padova dov'è ricoverato dal giorno della tragedia di Viareggio. Quando il treno esploso in stazione gli ha portato via la moglie Stefania, i figli Luca di 5 anni e Lorenzo di due. «Loro sono in Paradiso - dice don Raffaello - sono rimasti il piccolo Leonardo e ora il suo papà, Marco».

«Grazie a Dio Marco ce l'ha fatta. Ora non è più in pericolo di vita anche se avrà da tribolare ancora parecchio»: dice con la voce rotta dall'emozione l'energico parroco del Duomo che nella strage di Viareggio ha perso alcuni degli affetti più cari. «Proprio l'altro giorno ero al suo capezzale a Padova - racconta don Raffaello - Ma lo sa che adesso ha ripreso a mangiare? Io, per prima cosa, sapendo la sua passione per i dolci, gli ho portato un budino: è stata una gioia vederglielo ingoiare cucchiata dopo cucchiata».
Don Raffaello è ancora provato ma non nasconde il sollievo.

«Di cinque almeno due sono salvi - dice il parroco - Questa tragedia ci ha colpito al cuore, nel profondo. Mio fratello (il padre di Marco ndc) e mia cognata sono a Padova da un mese e mezzo: non hanno mai lasciato il figlio da solo».
Marco ora si è risvegliato. E si ricorda tutto.
«Il fatto è che adesso continua a chiederci della moglie e di Luca e Lorenzo, - dice don Raffaello - Noi in questo momento non sappiamo cosa fare, non possiamo dargli, nello stato in cui è, un dolore tanto grande. E allora, come si dice qui a Carrara, giriamo "intorno al piro", facciamo di tutto per non toccare quell'argomento».

Ma la notte della strage di Viareggio è ben presente nei ricordi di Marco.
«Lui ne parla sempre - dice il parroco - Ci ha detto che quella sera ha sentito un forte odore di gas, tanto che è andato a controllare il rubinetto e poi ha bussato anche alla casa accanto, per veder ese avessero lasciato qualcosa di aperto. Improvvisamente poi ha visto un oceano di fuoco e la casa è scoppiata come una bomba».

«Mio nipote ricorda tutto, anche di aver preso il figlio, Luca e averlo portato in macchina per scappare (in quell'auto carbonizzata il bambino troverà invece la morte) - continua don Raffaello - e che la moglie ha sceso le scale con in braccio il piccolino. Lui stava andando a prendere Leonardo quando è stato investito dalle macerie ed è svenuto».
Al parroco trema la voce nel ripercorrere, attraverso le parole del nipote, quei momenti drammatici che hanno quasi distrutto una giovane famiglia.
«È stata una disgrazia enorme - conclude don Raffaello - Stefy e i due bambini sono in Paradiso. E adesso bisogna continuare a pregare per Marco che presto tornerà ad abbracciare il suo Leonardo».

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