Il Tirreno

CEMENTO SUL MARE

Stop al piano di Riva dei Ronchi

Corrado Benzio
Stop al piano di Riva dei Ronchi

Ormai siamo la città delle fiduciarie. E mai che si riesca a sapere chi si trova dietro queste società- schermo (la legge glielo consente)

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MASSA. Ormai siamo la città delle fiduciarie. E mai che si riesca a sapere chi si trova dietro queste società- schermo (la legge glielo consente).
C'era una fiduciaria (gli ormai famosi soci occulti) nella compagine societaria dell'Ariete spa, socio di Massa Servizi (mai saputo chi ci sia dietro, nonostante messaggi trasversale fra il sindaco Pucci ed il Pd). C'è una fiduciaria (una società anomina con sede in Svizzera) nella Palazzo Fdm srl, società che ha in proprietà il palazzo ex Enel di via Cavour, preso in affitto dal Comune e al centro di svariate polemiche.

E ora viene fuori che c'è una fiduciaria che manovra di fatto il 50% del potere decisionale della Riva dei Ronchi srl, la società che deve costruire il mega-centro alberghiero a Ronchi, ormai sempre meno alberghiero e sempre più residenziale.
Come è noto a tutti il 50% della società che detiene i terreni e ha un progetto in fase di rielaborazione è la Pirelli re (che sta per real estate, ovvero proprietà immobiliare). A capo di tutto c'è naturalmente Marco Tronchetti Provera, noto anche per essere sposato con Afef e per essere sponsor e supertifoso dell'Inter.

Ma l'altro 50% della Riva dei Ronchi è in mano a R.E. Sole srl, con sede a Roma in via Tarquinio Collatino 31/a.
Il capitale versato è di 100mila euro. Di questi il 50% (50mila euro) è in mano ad una fiduciaria. Si tratta della Cordusio società fiduciaria per azioni. Cordusio è la celebre piazza di Milano a due passi dalla Borsa.
E non a caso la sede di questa fiduciaria è in via Dante 4 nel capoluogo lombardo.
Il resto delle azioni sono divise fra la società Tramil (45.000 euro, sede a Roma) e David Andreini, che ha 5mila euro, residente a Prato in via Pacini 10/B.
Su questo fronte si tratta dei soliti pratesi che da anni hanno in mano parte di un affare che - passano le giunte - non sembra concretizzarsi.

Anche perchè le opposizioni non mancano. All'attacco vanno ora i Verdi provinciali con un lungo documento.
«I Verdi di Massa ritengono che sia giunto il momento di porre particolare attenzione alla questione urbanistica,in considerazione del dibattito che si sta volgendo da diverso tempo in città, specificatamente in relazione alle questioni urbanistiche connesse al piano strutturale, al Piuss, ai piani particolareggiati, al progetto Ronchi- Poveromo.
«Da decenni ormai nel divenire e nel concretizzarsi del pensiero ambientalista - scrivono i Verdi - si è posta particolare attenzione, critica, sui vecchi concetti di sviluppo, misurati solo in forma quantitativa e mai qualitativa; sopra questa premessa i Verdi di Massa non hanno mutato parere e ritengono che un territorio come il nostro, caratterizzato già da un elevato tasso di cementificazione (il maggiore della Regione), procede ancora in questi termini, risultando infine tanto dannoso.

«La visione urbanistica dello sviluppo continua a definirsi in forme "aggressive" del territorio; nuove costruzioni (con 7000 appartamenti non occupati con continuità), nuove strade, nuove strutture.
«Crediamo ad esempio che prima di parlare di nuovo edificato nella zona di Ronchi-Poveromo si debba aprire un serio dibattito - denunciano i Verdi - nuove ville che non si capisce quale problemi di abitazione possano risolvere dati gli oggettivi costi astronomici che avranno, uno schiaffo alla fascia maggioritaria di popolazione, in crisi economica. Ville di cui non si capisce quale ossigeno possano dare all'industria edile - spesso estranea al tessuto economico cittadino - ma capaci di aggredire di nuovo una porzione di territorio. Mentre l'unico costruito che veramente manca nel nostro territorio è quello sociale e quello residenziale per le giovani coppie che vogliono crearsi una famiglia. La vicenda Riva dei Ronchi è quanto mai significativa da questo punto di vista perché racchiude in sé tutto il cattivo mal governo del territorio, che appare semplice areale di speculazione per capitali esterni, fuori controllo, fuori parametri, fuori da logiche accettabili.

«Intanto il territorio viene consumato e non valorizzato in preda a semplici logiche di potere. Per essere chiari: dopo lo scadere di tutte le carte, le concessioni, i pareri omessi, quelli mai raccolti, crediamo che l'unico modo per realizzare una qualsiasi cosa su quell'area debba essere il ricominciare tutti gli iter amministrativi alla luce di tutte le nuove normative nel frattempo entrate in vigore. Tornare insomma a ripensare il tutto, daccapo.
«Se oggi nelle località Ronchi e Poveromo - conclude il documento dei Verdi massesi - molti imprenditori sono pronti ad investire capitali, lo fanno perche esiste una ricca varietà di verde, ma dopo una cementificazione, quei luoghi perderanno il loro valore e si cercherà quel verde altrove: non è questo il metodo che intendiamo avallare».
Intanto anche Italia Nostra massese torna in piazza a rivendicare che tornino i pini di Ronchi, tagliati a suo tempo senza alcun permesso (e per i quali la società proprietà ha già pagato la multa).

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