Il Tirreno

Bagnone

A Bagnone la corte dei miracoli

Giuliano Fontani
<strong> Nella foto i furgoni delle reti televisive a Bagnone: finita la copertura satellitare ora sono arrivati gli inviati delle banche </strong>
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Nella foto i furgoni delle reti televisive a Bagnone: finita la copertura satellitare ora sono arrivati gli inviati delle banche

Tutti ruotano intorno alla ricevitoria della fortuna: dall'inviato del Credit Suisse ai turisti, a chi vende numeri miracolosi

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BAGNONE. Il Bagnone non è l'Eldorado, ma l'odore dei soldi è come quello dell'oro. Sono in tanti a risalire le pendici lunigianesi, spinti dalla voglia di mettere le mani su quei soldi piovuti dal cielo come la moderna manna del Superenalotto. Il tagliando e la relativa vincita, poco meno di 148 milioni di euro, dovranno pur essere depositati da qualche parte.
E' arrivato, dalla Svizzera, un signore che ha detto di essere un funzionario del Credit Suisse e ha lasciato il suo biglietto da visita al titolare della ricevitoria Biffi. Questi gli ha risposto con la pacata ironìa della gente di queste parti: «Me lo dia, lo terrò insieme agli altri per collezione...».
E' un pellegrinaggio di dirigenti di istituti bancari, promotori finanziari. Tutti propongono investimenti più o meno fantasiosi, ma ci sono anche rappresentanti di improbabili società finanziarie che dicono di essere disposti a prestare denaro, proposta che suona strana nel paese che dall'altra settimana potrebbe far credito al mondo intero. Ma tant'è.
E non è l'unica stranezza nella quieta Bagnone travolta dal clamore mediatico della supervincita. C'è anche molta gente che arriva fin quassù da lontano, vogliono giocare la loro schedina nella stessa ricevitoria, sfidando non solo la cabala ma anche il buon senso: se è difficile, al limite dell'irreale, vincere 148 milioni di euro in un paese di duemila abitanti, sarà mai possibile che l'evento si ripeta, nello stesso luogo, dopo pochi giorni? Contro la suggestione psicologica la scienza, anche quella statistica, è disarmata.
Così c'è la fila davanti alla ricevitoria di piazza Roma. E' gente che cerca di mettersi nei panni del vincitore, del nuovo milionario, persone di tutte le età che si vogliono fare una fotografia in quel luogo ormai divenuto un totem della fortuna, giovani e anziani che giocano al riccone che non sa come spendere tutta quella fortuna. E c'è chi, da vicino e da lontano, offre piste suggestive: un tipo telefona e dice di essere un notaio di Pistoia al quale il cliente ha affidato il biglietto vincente, un altro di Imola che chiede del sindaco, dice di aver vinto i 148 milioni con una schedina comprata il sabato mentre era in visita ai castelli della Lunigiana, e promette di non dimenticarsi della fortuna che gli ha regalato Bagnone. Insomma, sarà riconoscente.
Ma c'è anche dell'altro - e di peggio - in questa saga dell'arricchimento, come le voci oscure, le minacce un po' mafiose che arrivano ai presunti vincitori, qualcosa di indecifrabile perché accanto alla superstizione, religione degli spiriti deboli, ci sono anche menti non troppo robuste.
Una situazione ideale per gli approfittatori di professione, per i venditori di speranze nel triste mercato della disperazione. Maghi e cartomanti che danno i numeri (non solo quelli del Lotto e del Superenalotto), hanno trovato la città della Mecca. Si aggirano neppure troppo timidamente nel borgo, hanno i numeri "pronti e sicuri". Li vendono come ricette della felicità e scorciatoie verso il denaro. L'hanno sempre fatto, sfruttando soprattutto la complicità del tubo catodico. Ma adesso sono venuti a Bagnone, girano in piazza Roma. Perché una previsione sul posto della supervincita per qualcuno ha il sapore del vino appena spinellato dalla botte.
La gente del paese guarda divertita, incuriosita, ma di rado si lascia abbindolare da questi imbonitori che per primi avrebbero bisogno di una combinazione vincente e invece la offrono a pochi euro sui banchi dell'illusione.
I bagnonesi si guardano intorno. A molti questo fogliettone estivo è venuto a noia e sperano che presto il variopinto caravanserraglio smonti le tende. Bagnone non sarà mai Las Vegas, nè lo vuole diventare. Al massimo questa storia sarà tramandata ai nipoti come una di quelle delicate fiabe lunigianesi che hanno cresciuto generazioni di bambini: una schedina della Lotteria, portata dalle acque del fiume, che portò giocattoli e bambole a una bambina sfortunata.

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