Il Tirreno

BAGNONE: È ANCORA CACCIA AL SUPERFORTUNATO

Sull'orlo di una crisi di nervi

Francesco Turchi
Vanni Simonetti dietro al bancone del bar Biffi
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Vanni Simonetti dietro al bancone del bar Biffi

Il patto tra bagnonesi comincia a vacillare. L'euforia e la gioia collettiva hanno lasciato il posto al nervosismo. Alcune amicizie, vecchie di una vita, sembrano essersi incrinate. E quel boom mediatico che per un paio di giorni è stato vissuto con curiosità e incredulità, si è trasformato in un peso

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BAGNONE. Il patto tra bagnonesi comincia a vacillare. L'euforia e la gioia collettiva hanno lasciato il posto al nervosismo. Alcune amicizie, vecchie di una vita, sembrano essersi incrinate. E quel boom mediatico che per un paio di giorni è stato vissuto con curiosità e incredulità, si è trasformato in un peso, in mezzo a tante voci che si rincorrono e che in alcuni casi si trasformano in ipotesi concrete.

C'è chi sostiene che la schedina da 2 euro sia stata giocata, insieme ad altre, da più paesani, che avrebbero messo una quota ciascuno, acquistando uno stock di precompilate. E una di queste avrebbe sbancato.

Bagnone, mercoledì 26 agosto, ore 11. Le troupe televisive non ci sono più. Poco male, tanto il paese ormai è conosciuto in tutto il mondo. Ma rispetto a domenica scorsa, si respira un'altra atmosfera. Il valzer di dichiarazioni e smentite che ha accompagnato le prime 48 ore, ha lasciato il segno. In piazza c'è il sindaco Gianfranco Lazzeroni, che per due giorni è entrato nelle case degli italiani, intervistato da tutti i tg. Ha dato il massimo per sfruttare il gigantesco spot pubblicitario che gli ha offerto la dea bendata, ma anche lui, come molti protagonisti di questa storia, sembra provato e rimescola le carte: «Ho la sensazione che il vincitore non sia di Bagnone». Eppure nell'immediato sosteneva il contrario...
Si ferma a parlare con due carabinieri, proprio davanti al bar Biffi: «Siamo qui di passaggio» precisa il capitano Ciervo. E poi scherza: «Non ho giocato al Superenalotto, non sono io il vincitore». La presenza dell'Arma, praticamente costante anche se spesso "discreta" non passa inosservata: «Bene così - dice qualcuno - dopo tanta pubblicità, in questo modo ci sentiamo più sicuri: non dimentichiamoci che sono stati fatti anche dei nomi». Proprio ieri il tabloid tedesco Bild ha dato la notizia che Vanni Simonetti, fidanzato della titolare del bar Biffi, avrebbe ricevuto delle minacce, probabilmente di natura mafiosa. Frasi prontamente smentite dalla titolare della ricevitoria, Anna Maria Ciampini: «No, non abbiamo ricevuto nessuna minaccia. E non abbiamo nessuna intenzione di chiedere protezione alle forze dell'ordine».

Poi la stessa Ciampini annuncia che la schedina vincente è stata depositata in una banca di Milano: «L'hanno detto ieri al telegiornale». Non ci risulta. Probabilmente sarà l'ennesima contraddizione di una vicenda che si fa sempre più indecifrabile.

Ma c'è un altro particolare che ci incuriosisce: Vanni Simonetti non è al lavoro. Inevitabile sottolinearlo, così come prevedibile è la risposta: «Deve riposarsi qualche ora: in questi giorni si è fatto un mazzo così...». C'era già chi lo dava sulla strada di ritorno da Milano, dove magari si era recato per depositare la famosa schedina... Ormai ogni movimento, qualsiasi gesto o frase, viene sezionato e commentato. E si cerca qualsiasi traccia che in qualche modo possa aiutare a districare la matassa.

Il nervosismo fino a quel momento soltanto percepito, si materializza poco dopo. I sospettati, tanto per ricapitolare, sono tre: Vanni Simonetti, Andrea Barbieri e Ugo Verni. Questo sulla base delle dichiarazioni rilasciate a caldo dallo stesso Vanni: «Il vincitore è un single di 47 anni di Bagnone». Uno di questi, Andrea Barbieri, passa in mezzo al paese a bordo del suo trattore. Quando vede i giornalisti fa una smorfia, ma alla fine si lascia fotografare. Dopo mezz'ora transita di nuovo, ma evidentemente lo stress ha lasciato il segno: stavolta si arrabbia e inveisce contro i reporter, colpevoli di avergli tolto la tranquillità. E trova il conforto di una paesana che lo guarda e gli grida «hai ragione, ora basta».

A proposito di tranquillità perduta, si dice che il più preoccupato sia Ugo Verni. Proviamo a parlarci, ma non è in casa: «È andato via stamani con l'auto - dice una vicina - è molto provato da questa situazione». L'atmosfera è pesante e c'è chi, a taccuini chiusi e a microfoni spenti, dice la sua verità sull'intera vicenda: «Sapete perché c'è tutto questo nervosismo in giro? Perché quelli là hanno giocato in società. E ora devono dividersi la torta». Chi sono quelli là? I tre sospettati o ci sono anche altri? «Basta, non voglio dire altro».

Andiamo a Vico, da Romeo Orsi, che secondo la prima ricostruzione di Vanni Simonetti avrebbe giocato la schedina n. 432 (la n.430 è quella vincente e la n. 431 ce l'avrebbe Simonetti): «Ma cosa dite? Io non ho mai giocato al Superenalotto a Bagnone». È l'ennesima contraddizione. Torniamo a Bagnone, dove nel frattempo è arrivato Simonetti: «Basta. Non parlo più. Sono stanco: guardate quanta posta» dice mostrando un mazzo di buste provenienti da ogni dove con richieste di aiuto di vario tipo, insieme a pacchi (talvolta sospetti) rispediti al mittente. Sono arrivate anche minacce? «No». Ed è vero che la Sisal vi ha comunicato che la schedina vincente è stata depositata in una banca di Milano? «Sì, mi ha telefonato». Per la verità la sua fidanzata aveva detto di averlo sentito al telegiornale. Ancora una contraddizione... «Di positivo per noi - dice Vanni - c'è che in questi giorni abbiamo lavorato tanto e che il valore commerciale del bar è raddoppiato: ma il vincitore non sono io.

E una cosa la vorrei precisare: io non ho fatto nomi». Infine l'orario della giocata. Prima Vanni ha dichiarato le 18.39 di venerdì, poi le 12.17 di sabato. La Sisal non fornisce il dato per una questione di privacy; non resta che chiedere spiegazioni a lui: «Non dico più niente». Forse per qualcuno ha già detto troppo.

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