Sicurezza
ECOMOSTRO
Appartamenti di lussoe hotel da 80 camere per Riva dei Ronchi bis
Claudio Figaia
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Gli alberi abbattuti nell’area di Riva dei RonchiPartita complessa, quella che si gioca attorno a Riva dei Ronchi. Dove in palio ci sono migliaia di metri cubi di cemento e maxi penali che il Comune potrebbe ritrovarsi a pagare se i diritti della proprietà non venissero garantiti
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MASSA. Partita complessa, quella che si gioca attorno a Riva dei Ronchi. Dove in palio ci sono migliaia di metri cubi di cemento e maxi penali che il Comune potrebbe ritrovarsi a pagare se i diritti della proprietà non venissero garantiti. Una partita in cui è gioco, anche, il modello di sviluppo dell'industria turistica costiera.
«Una colata di cemento sta per travolgere Ronchi, il sindaco fermi i motori», chiede a gran voce il Pd (e Italia Nostra). Il sindaco, fino a ieri in ferie, non sembra però intenzionato a fermare alcunché.
Il rischio colata di cemento - del resto - non è nuovo. Perché è addirittura dagli anni Ottanta che i proprietari di quella appetibilissima area di 45mila metri quadrati a due passi dal mare hanno una licenza sui terreni in questione: 105mila metri cubi tra un grande albergo da oltre 120 camere con piscina, discoteca, sala congressi e qualcosa come 7-800 miniappartamenti tipo Rta (residenze turistico alberghiere): monolocali con cucina e servizi.
I proprietari, che nel frattempo sono cambiati, oggi l'area è al 50% della Pirelli Re, tornano adesso alla carica. Lo avevano già fatto durante l'amministrazione Neri. Che aveva contrattato una riduzione delle cubature costruibili: da 105 mila a 95mila metri cubi.
Intanto, però, è cambiata anche la «filosofia» del maxi intervento. Allora andavano di moda le Rta. Oggi, non tirano più (vedi anche inchieste giudiziarie), e maxi hotel sono onerosi da gestire. Ecco allora la proposta di Pirelli Re di ridurre i volumi destinati all'albergo - che diventerebbe una struttura da 80-90 camere - e, soprattutto, di ottenere un cambio di destinazione d'uso di una parte dell'area. Non più residenze alberghiere, ma appartamenti veri e propri. Per vacanze, certo, ma vendibili sul mercato come case private.
Forti della licenza edilizia ritirata nel 2004, Pirelli Re & C. sono dunque tornati a premere sull'amministrazione civica. E l'amministrazione sta trattando su questo. Consapevole che se il diritto a edificare venisse negato, i proprietari potrebbero citare per danni il Comune e chiedere un risarcimento monstre (40milioni per l'acquisto del terreno, 2 milioni e più per gli oneri già versati...). Una trattativa non facile dunque. «Ma per niente condotta in segreto», fanno sapere dal municipio. Anche perché l'eventuale cambio di destinazione d'uso e il nuovo piano di lottizzazione dovranno essere approvati dal consiglio comunale (e dunque in pubblico).
Il Comune, insomma, punta a ridurre ancora le volumetrie (l'ultima proposta di Pirelli sarebbe per 75mila metri cubi, l'amministrazione ne vorrebbe concedere molti di meno) ma apre sull'edificazione di appartamenti privati. Mettendo tuttavia dei "paletti" sulla tipologia: alloggi da 80-100 metri quadrati e più e di target medio alto; rispetto delle caratteristiche naturali dell'area a due passi dal mere. "Sempre cemento è, ma molto meno degli 800 mini-appartamenti Rta, e del maxi albergo quelli sì un vero ecomostro", dicono in municipio.
«Una colata di cemento sta per travolgere Ronchi, il sindaco fermi i motori», chiede a gran voce il Pd (e Italia Nostra). Il sindaco, fino a ieri in ferie, non sembra però intenzionato a fermare alcunché.
Il rischio colata di cemento - del resto - non è nuovo. Perché è addirittura dagli anni Ottanta che i proprietari di quella appetibilissima area di 45mila metri quadrati a due passi dal mare hanno una licenza sui terreni in questione: 105mila metri cubi tra un grande albergo da oltre 120 camere con piscina, discoteca, sala congressi e qualcosa come 7-800 miniappartamenti tipo Rta (residenze turistico alberghiere): monolocali con cucina e servizi.
I proprietari, che nel frattempo sono cambiati, oggi l'area è al 50% della Pirelli Re, tornano adesso alla carica. Lo avevano già fatto durante l'amministrazione Neri. Che aveva contrattato una riduzione delle cubature costruibili: da 105 mila a 95mila metri cubi.
Intanto, però, è cambiata anche la «filosofia» del maxi intervento. Allora andavano di moda le Rta. Oggi, non tirano più (vedi anche inchieste giudiziarie), e maxi hotel sono onerosi da gestire. Ecco allora la proposta di Pirelli Re di ridurre i volumi destinati all'albergo - che diventerebbe una struttura da 80-90 camere - e, soprattutto, di ottenere un cambio di destinazione d'uso di una parte dell'area. Non più residenze alberghiere, ma appartamenti veri e propri. Per vacanze, certo, ma vendibili sul mercato come case private.
Forti della licenza edilizia ritirata nel 2004, Pirelli Re & C. sono dunque tornati a premere sull'amministrazione civica. E l'amministrazione sta trattando su questo. Consapevole che se il diritto a edificare venisse negato, i proprietari potrebbero citare per danni il Comune e chiedere un risarcimento monstre (40milioni per l'acquisto del terreno, 2 milioni e più per gli oneri già versati...). Una trattativa non facile dunque. «Ma per niente condotta in segreto», fanno sapere dal municipio. Anche perché l'eventuale cambio di destinazione d'uso e il nuovo piano di lottizzazione dovranno essere approvati dal consiglio comunale (e dunque in pubblico).
Il Comune, insomma, punta a ridurre ancora le volumetrie (l'ultima proposta di Pirelli sarebbe per 75mila metri cubi, l'amministrazione ne vorrebbe concedere molti di meno) ma apre sull'edificazione di appartamenti privati. Mettendo tuttavia dei "paletti" sulla tipologia: alloggi da 80-100 metri quadrati e più e di target medio alto; rispetto delle caratteristiche naturali dell'area a due passi dal mere. "Sempre cemento è, ma molto meno degli 800 mini-appartamenti Rta, e del maxi albergo quelli sì un vero ecomostro", dicono in municipio.
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