Il dolore
Sigilli al Politeama
Sequestro confermato
Cinzia Carpita
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I sigilli posti al Caffè del teatroPoliteama: il tribunale del riesame respinge il ricorso del Caffè del Teatro contro i sigilli della magistratura. E sollecita il consolidamento. «Allo stato, in mancanza di un doveroso intervento della pubblica amministrazione questo collegio reputa opportuno il mantenimento del sequestro a tutela della pubblica incolumità pregiudicata dal pericolo di crollo dell'edificio»
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CARRARA. Politeama: il tribunale del riesame respinge il ricorso del Caffè del Teatro contro i sigilli della magistratura. E sollecita il consolidamento. «Allo stato, in mancanza di un doveroso intervento della pubblica amministrazione questo collegio reputa opportuno il mantenimento del sequestro a tutela della pubblica incolumità pregiudicata dal pericolo di crollo dell'edificio».
Il collegio composto dai giudici Cristina Failla, Giovanni Sgambati e Maurizio Ermellini, ha sposato le tesi del gip Albadova, che accogliendo la richiesta del piemme Dello Iacono, ha disposto il 4 agosto, il sequestro preventivo del corpo centrale del palazzo e dell'ala d'angolo su via Roma, poiché secondo i tecnici del pm «sussiste un reale pericolo di crollo». Il tribunale del riesame, ha preso in considerazione gli esiti dei controlli del comando provinciale vigili del fuoco che avrebbero individuato situazioni di pericolo; la relazione del prof. Raffaello Bartelletti che per conto della Caprice ha evidenziato lo stato di tensione cui è sottoposta buona parte dei pilastri del Politeama; il parere dei periti del piemme, secondo i quali i rinforzi provvisori alle colonne sarebbero «inidonei», per cui non sarebbe garantita la sicurezza.
Il tribunale del reisame, da una parte ha valutato tutti gli elementi addotti, da vari soggetti, sul «pericolo di crollo», e dall'altra sottolinea che il ricorrente (la Eva srl ossia i gestori del Caffè, assistiti dall'avvocato Giovanni Maria Altadonna) non ha portato elementi da contrapporre agli accertamenti tecnici di cui sopra. Pone come prioritaria la tutela della pubblica incolumità, e respinge anche un'altra contestazione contenuta nel ricorso, che riguarda il fatto che il pm (che ha aperto un fascicolo contro ignoti) abbia ipotizzato il disastro colposo connesso al reale pericolo di crollo. Per i ricorrenti la motivazione del sequestro è insufficiente in quanto «non si è verificato alcun disastro». Ma secondo il collegio del Riesame, viste le relazioni dei vigili del fuoco, di Bartelletti e dei periti del pm, l'ipotesi è ammissibile come «probabilità che un certo fatto abbia attitudine a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone o cose». Infine il tribunale ritiene che «la grave situazione di precarietà statica dell'edificio richieda immediati interventi di ristrutturazione e consolidamento delle strutture portanti principali e che detti interventi debbano essere coordinati tra loro, nell'ambito di un progetto unitario e non più lasciati alle numerose e indipendenti trasformazioni edilizie e ai rifacimenti di alcune strutture portanti realizzati negli anni passati da parte di chi ha avuto ed ha la disponibilità dell'immobile».
Il collegio composto dai giudici Cristina Failla, Giovanni Sgambati e Maurizio Ermellini, ha sposato le tesi del gip Albadova, che accogliendo la richiesta del piemme Dello Iacono, ha disposto il 4 agosto, il sequestro preventivo del corpo centrale del palazzo e dell'ala d'angolo su via Roma, poiché secondo i tecnici del pm «sussiste un reale pericolo di crollo». Il tribunale del riesame, ha preso in considerazione gli esiti dei controlli del comando provinciale vigili del fuoco che avrebbero individuato situazioni di pericolo; la relazione del prof. Raffaello Bartelletti che per conto della Caprice ha evidenziato lo stato di tensione cui è sottoposta buona parte dei pilastri del Politeama; il parere dei periti del piemme, secondo i quali i rinforzi provvisori alle colonne sarebbero «inidonei», per cui non sarebbe garantita la sicurezza.
Il tribunale del reisame, da una parte ha valutato tutti gli elementi addotti, da vari soggetti, sul «pericolo di crollo», e dall'altra sottolinea che il ricorrente (la Eva srl ossia i gestori del Caffè, assistiti dall'avvocato Giovanni Maria Altadonna) non ha portato elementi da contrapporre agli accertamenti tecnici di cui sopra. Pone come prioritaria la tutela della pubblica incolumità, e respinge anche un'altra contestazione contenuta nel ricorso, che riguarda il fatto che il pm (che ha aperto un fascicolo contro ignoti) abbia ipotizzato il disastro colposo connesso al reale pericolo di crollo. Per i ricorrenti la motivazione del sequestro è insufficiente in quanto «non si è verificato alcun disastro». Ma secondo il collegio del Riesame, viste le relazioni dei vigili del fuoco, di Bartelletti e dei periti del pm, l'ipotesi è ammissibile come «probabilità che un certo fatto abbia attitudine a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone o cose». Infine il tribunale ritiene che «la grave situazione di precarietà statica dell'edificio richieda immediati interventi di ristrutturazione e consolidamento delle strutture portanti principali e che detti interventi debbano essere coordinati tra loro, nell'ambito di un progetto unitario e non più lasciati alle numerose e indipendenti trasformazioni edilizie e ai rifacimenti di alcune strutture portanti realizzati negli anni passati da parte di chi ha avuto ed ha la disponibilità dell'immobile».
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