Attenzione
IL CASO
Capra apuana, è allarme estinzione
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Un gregge di capre apuane portate al pascolo da AlbertiCapra apuana sull'orlo dell'estinzione. Nella lista degli animali numericamente in diminuzione assieme a leoni, tartarughe e balene andrebbe inserita di diritto anche la poco conosciuta specie caprina delle alpi Apuane
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MASSA. Capra apuana sull'orlo dell'estinzione. Nella lista degli animali numericamente in diminuzione assieme a leoni, tartarughe e balene andrebbe inserita di diritto anche la poco conosciuta specie caprina delle alpi Apuane.
L'allarme arriva direttamente dalla zona di Resceto, frazione montana dove questa particolare razza di capra è nata secoli fa, e dove vive uno dei pastori - Rolando Alberti, 38 anni da 24 anni al pascolo - che stanno evitando, con fatica e sacrifici da anni, la sua estinzione. Le capre apuane erano circa un migliaio dieci anni fa; oggi la popolazione si è praticamente dimezzata superando di poco i quattrocento capi (produzione media degli ultimi tre intorno ai 3.300 chilogrammi di carne).
«È più difficile oggi fare il pastore che studiare per diventare medico - dichiara Alberti, giovane pastore fornese e da 24 anni allevatore - è un mestiere oggi giorno troppo duro e pieno di sacrifici rispetto a molti altri mestieri. Il pastore, mi sento di dire, è un mestiere sull'orlo dell'estinzione proprio come la capra apuana. Basterebbe una epidemia per annientarla. Lo stesso vale per noi: siamo solo in otto. Troppo pochi per garantire una linea pura e la tutela di una razza che è nata su queste montagne».
Montagne che Alberti conosce benissimo e dove oggi si trova con il suo gregge. Il giovane - come è chiamato - è uno dei pochi pastori che rispetta il ciclo della transumanza, e come da tradizione, resterà fino alla fine di agosto nella valle degli Alberghi, sopra Forno, a custodire le sue capre e a fare formaggio utilizzando le antiche tecniche della stagionatura.
«Ogni anno, i primi di luglio, prendo il mio gregge e i miei due cani, Stirpi e Donato, e ci trasferiamo da Renara alla zona del Casone, la vecchia struttura utilizzata dai cavatori, sopra il paese di Forno. Lì resto per due mesi mungendo le pecore e facendo formaggio stagionato utilizzando come frigorifero la buca, una caverna dove la temperatura non supera mai gli otto/nove gradi. È perfetta per stagionare i formaggi».
Il caseificio di transumanza, così si chiama, diventa durante l'estate un punto di attrazione per molto turisti appassionati di trekking e di montagna che salgono sino al Casone per fare una passeggiata e per acquistare le sue forme di formaggio. «Tanti salgono su - conclude con molto orgoglio Alberti - per fare uno spuntino a base di formaggio. Anche la pastorizia è un'attrazione peccato che è sull'orlo dell'estinzione. Proverò a fare innamorare di questo mestiere mio figlio quando sarà grande. Ma so che non sarà facile».
L'allarme arriva direttamente dalla zona di Resceto, frazione montana dove questa particolare razza di capra è nata secoli fa, e dove vive uno dei pastori - Rolando Alberti, 38 anni da 24 anni al pascolo - che stanno evitando, con fatica e sacrifici da anni, la sua estinzione. Le capre apuane erano circa un migliaio dieci anni fa; oggi la popolazione si è praticamente dimezzata superando di poco i quattrocento capi (produzione media degli ultimi tre intorno ai 3.300 chilogrammi di carne).
«È più difficile oggi fare il pastore che studiare per diventare medico - dichiara Alberti, giovane pastore fornese e da 24 anni allevatore - è un mestiere oggi giorno troppo duro e pieno di sacrifici rispetto a molti altri mestieri. Il pastore, mi sento di dire, è un mestiere sull'orlo dell'estinzione proprio come la capra apuana. Basterebbe una epidemia per annientarla. Lo stesso vale per noi: siamo solo in otto. Troppo pochi per garantire una linea pura e la tutela di una razza che è nata su queste montagne».
Montagne che Alberti conosce benissimo e dove oggi si trova con il suo gregge. Il giovane - come è chiamato - è uno dei pochi pastori che rispetta il ciclo della transumanza, e come da tradizione, resterà fino alla fine di agosto nella valle degli Alberghi, sopra Forno, a custodire le sue capre e a fare formaggio utilizzando le antiche tecniche della stagionatura.
«Ogni anno, i primi di luglio, prendo il mio gregge e i miei due cani, Stirpi e Donato, e ci trasferiamo da Renara alla zona del Casone, la vecchia struttura utilizzata dai cavatori, sopra il paese di Forno. Lì resto per due mesi mungendo le pecore e facendo formaggio stagionato utilizzando come frigorifero la buca, una caverna dove la temperatura non supera mai gli otto/nove gradi. È perfetta per stagionare i formaggi».
Il caseificio di transumanza, così si chiama, diventa durante l'estate un punto di attrazione per molto turisti appassionati di trekking e di montagna che salgono sino al Casone per fare una passeggiata e per acquistare le sue forme di formaggio. «Tanti salgono su - conclude con molto orgoglio Alberti - per fare uno spuntino a base di formaggio. Anche la pastorizia è un'attrazione peccato che è sull'orlo dell'estinzione. Proverò a fare innamorare di questo mestiere mio figlio quando sarà grande. Ma so che non sarà facile».
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