Trasporti
MASSA
Maxi-multa al... pedalò
Francesco Turchi
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Il pedalò non può “sostare” sulla battigiaMille euro di multa per un pedalò... in divieto di sosta. Ma la proprietaria del bagno Nando di Ronchi non ci sta e annuncia battaglia: «La capitaneria non può comportarsi così: è troppo intransigente
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MASSA. Mille euro di multa per un pedalò... in divieto di sosta. Ma la proprietaria del bagno Nando di Ronchi non ci sta e annuncia battaglia: «La capitaneria non può comportarsi così: è troppo intransigente. Ero con tre di loro in direzione (un quarto è rimasto in spiaggia), dove mi hanno trattenuta per alcuni controlli. Il pedalò è rimasto lì un quarto d'ora e mi hanno fatto la multa».
Barbara Palagi ha il dente avvelenato: «Stamani (ieri, ndr) ho ricevuto la visita della capitaneria. Quando sono arrivati ero in bagno, dove sono rimasta alcuni minuti: pensavo che almeno questo fosse concesso. E invece... Proprio in quel momento sono tornati alcuni bagnanti che avevano noleggiato un pedalò e lo hanno lasciato sulla battigia». Il punto è proprio questo. I cinque metri di sabbia in prossimità del mare devono essere lasciati liberi: niente asciugamani, sdraio, ombrelloni e... pedalò; lo spazio può essere occupato soltanto dai mezzi di soccorso. Ecco perché è scattato il "divieto di sosta" per il "mezzo" del bagno Nando: «Un quarto d'ora: tanto è passato da quando il pattino è stato posizionato a riva a quando sono intervenuta? Ma si può fare una multa di 1.033 euro per così poco? E bisogna anche considerare che non ho messo il pedalò al suo posto perché quando sono uscita dal bagno sono stata "bloccata" in direzione proprio da tre uomini della capitaneria di porto».
Barbara Palagi contesta la sanzione: «Non ho firmato il verbale e ho già parlato con un legale per cercare di capire quale sia la strada giusta da seguire: io non voglio pagare questa multa semplicemente perché è inaccettabile». Inutile il tentativo della donna di giustificare l'infrazione: «Ci sono testimoni che possono confermare ciò che dico. L'unica autorizzata a compiere questo tipo di operazione sono io: il bagnino c'era, ma non può tirare su il pedalò, perché non rientra nei suoi compiti. Posso farlo soltanto io, ma se sono in direzione non posso fare il resto: mi hanno detto che avrei dovuto organizzarmi...».
La proprietaria del bagno Nando contesta il metodo utilizzato dalla guardia costiera: «Abbiamo già mille problemi, l'erosione ci sta soffocando: ho dovuto rinunciare a una ventina di clienti perché non ho più spazio per gli ombrelloni. Riceviamo controlli su controlli e ci adoperiamo per rispettare le regole. Non credo sia giusto darci alle gambe in questo modo: ho già chiesto anche un incontro coi vertici della capitaneria, perché ritengo che l'atteggiamento intransigente che hanno assunto negli ultimi tempi sia soltanto dannoso nei nostri confronti e finisca per danneggiare una categoria che deve già fare i conti con tante difficoltà».
Barbara Palagi ha il dente avvelenato: «Stamani (ieri, ndr) ho ricevuto la visita della capitaneria. Quando sono arrivati ero in bagno, dove sono rimasta alcuni minuti: pensavo che almeno questo fosse concesso. E invece... Proprio in quel momento sono tornati alcuni bagnanti che avevano noleggiato un pedalò e lo hanno lasciato sulla battigia». Il punto è proprio questo. I cinque metri di sabbia in prossimità del mare devono essere lasciati liberi: niente asciugamani, sdraio, ombrelloni e... pedalò; lo spazio può essere occupato soltanto dai mezzi di soccorso. Ecco perché è scattato il "divieto di sosta" per il "mezzo" del bagno Nando: «Un quarto d'ora: tanto è passato da quando il pattino è stato posizionato a riva a quando sono intervenuta? Ma si può fare una multa di 1.033 euro per così poco? E bisogna anche considerare che non ho messo il pedalò al suo posto perché quando sono uscita dal bagno sono stata "bloccata" in direzione proprio da tre uomini della capitaneria di porto».
Barbara Palagi contesta la sanzione: «Non ho firmato il verbale e ho già parlato con un legale per cercare di capire quale sia la strada giusta da seguire: io non voglio pagare questa multa semplicemente perché è inaccettabile». Inutile il tentativo della donna di giustificare l'infrazione: «Ci sono testimoni che possono confermare ciò che dico. L'unica autorizzata a compiere questo tipo di operazione sono io: il bagnino c'era, ma non può tirare su il pedalò, perché non rientra nei suoi compiti. Posso farlo soltanto io, ma se sono in direzione non posso fare il resto: mi hanno detto che avrei dovuto organizzarmi...».
La proprietaria del bagno Nando contesta il metodo utilizzato dalla guardia costiera: «Abbiamo già mille problemi, l'erosione ci sta soffocando: ho dovuto rinunciare a una ventina di clienti perché non ho più spazio per gli ombrelloni. Riceviamo controlli su controlli e ci adoperiamo per rispettare le regole. Non credo sia giusto darci alle gambe in questo modo: ho già chiesto anche un incontro coi vertici della capitaneria, perché ritengo che l'atteggiamento intransigente che hanno assunto negli ultimi tempi sia soltanto dannoso nei nostri confronti e finisca per danneggiare una categoria che deve già fare i conti con tante difficoltà».
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