Finanza
Spari al Cinquale, convalidato l'arresto
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L’aula di tribunale e la stradina dove è avvenuta la lite tra padre e figlioConvalidato l'arresto di S.F., il ragazzo che venerdì sera ha esploso quattro colpi di pistola in aria durante una lite con il padre in via Gramsci al Cinquale. Il trentasettenne è accusato di detenzione illegale di arma da fuoco
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MASSA. Convalidato l'arresto di S.F., il ragazzo che venerdì sera ha esploso quattro colpi di pistola in aria durante una lite con il padre in via Gramsci al Cinquale. Il trentasettenne è accusato di detenzione illegale di arma da fuoco. Difeso dall'avvocato Francesca Galloni ha detto di aver rivolto l'arma contro se stesso per togliersi la vita ma di aver cambiato idea all'ultimo momento e di aver sparato in aria.
«Non volevo far male a mio padre», ha dichiarato al giudice. È stata fissata l'udienza il 24 agosto e il tribunale ha disposto il ricovero di S.F. nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Massa. Motivo? Non può stare in carcere perché ha grossi problemi di salute e prima deve essere curato.
Proprio a causa di questi problemi le liti tra padre e figlio erano all'ordine del giorno, tanto che un paio di anni fa era successo un episodio simile. Il problema principale del figlio è che beve e prende farmaci per curarsi da una grossa forma di depressione. Fino a ieri mattina S. era rimasto in una cella della caserma dei carabinieri, piantonato da due militari giorno e notte.
Dopo una prima notte problematica era tornato tranquillo, tanto che a Ferragosto aveva chiesto anche una fetta di anguria. Ma i militari, nonostante abbiano cercato un negozio aperto, non sono riusciti ad accontentarlo. La richiesta è un segnale del fatto che non si rende neppure conto di quello che poteva accadere.
Il trentasettenne ha un brutto carattere ma soprattutto è l'alcol a dargli i guai peggiori. In via Gramsci lo conoscono tutti, visto che spesso nei bar litiga con qualcuno. Basta poco per farlo accendere. Venerdì sera era appena rientrato a casa quando ha iniziato a discutere. Era nervoso e ha preso di mira il genitore. Prima sono volate parole grosse, poi è spuntata la pistola.
S. non voleva far male al genitore, ma era accecato dall'ira, come gli accadeva con preoccupante frequenza negli ultimi giorni.
Non si conosce neppure il motivo della lite, i vicini terrorizzati si sono chiusi in casa dopo che i carabinieri sono andati via. «Lasciateci stare, non abbiamo nulla da dire», avevano sussurrato una signora da dietro una persiana. Era da tempo che temevano le reazioni di quel ragazzo.
Il trentasettenne ha un brutto carattere, qualche problema psichico e soprattutto beve.
In via Gramsci lo conoscono tutti, visto che spesso nei bar litiga con qualcuno. Basta poco per farlo accendere. Uno che in tanti preferiscono evitare, insomma.
«Non volevo far male a mio padre», ha dichiarato al giudice. È stata fissata l'udienza il 24 agosto e il tribunale ha disposto il ricovero di S.F. nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Massa. Motivo? Non può stare in carcere perché ha grossi problemi di salute e prima deve essere curato.
Proprio a causa di questi problemi le liti tra padre e figlio erano all'ordine del giorno, tanto che un paio di anni fa era successo un episodio simile. Il problema principale del figlio è che beve e prende farmaci per curarsi da una grossa forma di depressione. Fino a ieri mattina S. era rimasto in una cella della caserma dei carabinieri, piantonato da due militari giorno e notte.
Dopo una prima notte problematica era tornato tranquillo, tanto che a Ferragosto aveva chiesto anche una fetta di anguria. Ma i militari, nonostante abbiano cercato un negozio aperto, non sono riusciti ad accontentarlo. La richiesta è un segnale del fatto che non si rende neppure conto di quello che poteva accadere.
Il trentasettenne ha un brutto carattere ma soprattutto è l'alcol a dargli i guai peggiori. In via Gramsci lo conoscono tutti, visto che spesso nei bar litiga con qualcuno. Basta poco per farlo accendere. Venerdì sera era appena rientrato a casa quando ha iniziato a discutere. Era nervoso e ha preso di mira il genitore. Prima sono volate parole grosse, poi è spuntata la pistola.
S. non voleva far male al genitore, ma era accecato dall'ira, come gli accadeva con preoccupante frequenza negli ultimi giorni.
Non si conosce neppure il motivo della lite, i vicini terrorizzati si sono chiusi in casa dopo che i carabinieri sono andati via. «Lasciateci stare, non abbiamo nulla da dire», avevano sussurrato una signora da dietro una persiana. Era da tempo che temevano le reazioni di quel ragazzo.
Il trentasettenne ha un brutto carattere, qualche problema psichico e soprattutto beve.
In via Gramsci lo conoscono tutti, visto che spesso nei bar litiga con qualcuno. Basta poco per farlo accendere. Uno che in tanti preferiscono evitare, insomma.
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