La manifestazione
L'INCHIESTA
Manette alla banda di pusher
Madre e figlio, di origine marocchina, arrestati; in manette anche un albanese. L'accusa per i tre è di spaccio di stupefacenti. L'albanese e un altro connazionale poi sono stati fermati con l'accusa di furto: nella loro abitazione è stato trovato un vero e proprio magazzino di merce sottratta nelle abitazioni di Massa e dintorni
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MASSA. Madre e figlio, di origine marocchina, arrestati; in manette anche un albanese. L'accusa per i tre è di spaccio di stupefacenti. L'albanese e un altro connazionale poi sono stati fermati con l'accusa di furto: nella loro abitazione è stato trovato un vero e proprio magazzino di merce sottratta nelle abitazioni di Massa e dintorni.
La donna, una quarantenne marocchina, era la vera mente della banda di pusher. Grazie al permesso di soggiorno era riuscita anche a ottenere un alloggio popolare a Montignoso. Del resto era la classica persona insospettabile N.A.. Una gran lavoratrice, secondo i vicini che tutte le mattine la vedevano uscire per aprire il bar nei pressi della stazione di Massa che aveva avuto in gestione. Invece il locale le serviva soprattutto per intrattenere rapporti stretti con gli spacciatori. Ci sapeva fare: la droga che passava dalle sue mani era di ottima qualità. E lo dimostrano le analisi effettuate sui 50 grammi di polvere bianca sequestrata nel blitz che ha portato in cella il terzetto.
Proprio il figlio, il diciottenne E.J., era stato avviato dalla madre allo spaccio di stupefacenti. Il ragazzo aveva il compito di avvicinare i più giovani, anche se il capo dei pusher era un albanese poco più che trentenne: L.G.. È lui che i carabinieri di Massa hanno seguito per quasi cinque mesi, tra pedinamenti e intercettazioni. Lo stupefacente arrivava a Massa facendo pochi giri e quindi poteva essere messo in vendita a un prezzo concorrenziale, vista anche la buona qualità della cocaina. I tre si erano fatti un nome ed erano diventati il punto di riferimento dei tossicodipendenti. Anche di quelli delle città vicine.
Ma le sorprese dell'inchiesta non si sono limitate allo spaccio di stupefacenti. Quando, per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare, i carabinieri hanno fatto irruzione nell'abitazione di L.G., nel centro di Massa, si sono trovati di fronte a uno scenario più complesso del previsto. La casa sembrava un vero e proprio magazzino fornito di ogni sorta di merce: orologi, telefoni cellulari, televisori Lcd, macchine fotografiche digitali, cineprese, computer portatili, documenti e monili in oro. Il tutto frutto di una serie di furti che L.G. aveva compiuto, insieme al suo connazionale J.A., in alcune abitazioni della provincia di Massa e in zone limitrofe. I due albanesi in tre casi avevano portato via anche le autovetture delle vittime, delle quali avevano trovavano le chiavi in casa. Le tre vetture sono state tutte recuperate e restituite ai legittimi proprietari.
Per i furti gli albanesi sono stati fermati e portati in carcere. Verranno processati per direttissima. Anche la merce rinvenuta all'interno dell'abitazione è stata restituita ai legittimi proprietari (con l'esclusione degli oggetti ritratti nella foto). Chi dovesse riconoscere gli oggetti deve rivolgersi al comando carabinieri di Massa, via XXVII aprile 12 (0585-495041). L'avvertenza è di portare con sé la copia della denuncia oppure altra documentazione che dimostri la proprietà dell'oggetto reclamato.
La donna, una quarantenne marocchina, era la vera mente della banda di pusher. Grazie al permesso di soggiorno era riuscita anche a ottenere un alloggio popolare a Montignoso. Del resto era la classica persona insospettabile N.A.. Una gran lavoratrice, secondo i vicini che tutte le mattine la vedevano uscire per aprire il bar nei pressi della stazione di Massa che aveva avuto in gestione. Invece il locale le serviva soprattutto per intrattenere rapporti stretti con gli spacciatori. Ci sapeva fare: la droga che passava dalle sue mani era di ottima qualità. E lo dimostrano le analisi effettuate sui 50 grammi di polvere bianca sequestrata nel blitz che ha portato in cella il terzetto.
Proprio il figlio, il diciottenne E.J., era stato avviato dalla madre allo spaccio di stupefacenti. Il ragazzo aveva il compito di avvicinare i più giovani, anche se il capo dei pusher era un albanese poco più che trentenne: L.G.. È lui che i carabinieri di Massa hanno seguito per quasi cinque mesi, tra pedinamenti e intercettazioni. Lo stupefacente arrivava a Massa facendo pochi giri e quindi poteva essere messo in vendita a un prezzo concorrenziale, vista anche la buona qualità della cocaina. I tre si erano fatti un nome ed erano diventati il punto di riferimento dei tossicodipendenti. Anche di quelli delle città vicine.
Ma le sorprese dell'inchiesta non si sono limitate allo spaccio di stupefacenti. Quando, per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare, i carabinieri hanno fatto irruzione nell'abitazione di L.G., nel centro di Massa, si sono trovati di fronte a uno scenario più complesso del previsto. La casa sembrava un vero e proprio magazzino fornito di ogni sorta di merce: orologi, telefoni cellulari, televisori Lcd, macchine fotografiche digitali, cineprese, computer portatili, documenti e monili in oro. Il tutto frutto di una serie di furti che L.G. aveva compiuto, insieme al suo connazionale J.A., in alcune abitazioni della provincia di Massa e in zone limitrofe. I due albanesi in tre casi avevano portato via anche le autovetture delle vittime, delle quali avevano trovavano le chiavi in casa. Le tre vetture sono state tutte recuperate e restituite ai legittimi proprietari.
Per i furti gli albanesi sono stati fermati e portati in carcere. Verranno processati per direttissima. Anche la merce rinvenuta all'interno dell'abitazione è stata restituita ai legittimi proprietari (con l'esclusione degli oggetti ritratti nella foto). Chi dovesse riconoscere gli oggetti deve rivolgersi al comando carabinieri di Massa, via XXVII aprile 12 (0585-495041). L'avvertenza è di portare con sé la copia della denuncia oppure altra documentazione che dimostri la proprietà dell'oggetto reclamato.
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