Il Tirreno

MASSA

«Per favore non chiamatele killer»

Francesco Turchi
«Per favore non chiamatele killer»

«La montagna non è "killer": la montagna è lì, non uccide nessuno e regala emozioni fortissime, indescrivibili». Nicola Cavazzuti del Cai (Club Alpino Italiano) di Massa, con le Apuane ha un notevole feeling, ma preferisce non intervenire nel merito dell'incidente costato la vita ai tre alpinisti pistoiesi

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MASSA. «La montagna non è "killer": la montagna è lì, non uccide nessuno e regala emozioni fortissime, indescrivibili». Nicola Cavazzuti del Cai (Club Alpino Italiano) di Massa, con le Apuane ha un notevole feeling, ma preferisce non intervenire nel merito dell'incidente costato la vita ai tre alpinisti pistoiesi: «È una questione di rispetto nei confronti degli amici del Soccorso alpino».
«Non parliamo di rischi: è vero, ce ne sono, come del resto a fare attività subacquea, ciclismo o un qualsiasi altro sport che non si svolge intorno a un tavolo. E poi comunque, più segui le regole, più i rischi si riducono».
Le parole di Nicola Cavazzuti schiumano passione per la montagna: «Prima di tutto bisogna usare la testa. Ognuno di noi ha dei limiti fisici, mentali e di esperienza: devi sapere che cosa sei in grado di fare e non andare oltre. Solo così si possono limitare i pericoli».
Ma chi ve lo fa fare di salire fino a lassù rischiando la pelle ogni volta? «Si provano emozioni che non si possono raccontare. E poi ognuno ha le sue motivazioni: magari una volta c'era il sapore della sfida all'altezza della montagna. Ma non adesso. Ognuno di noi si mette alla prova, è una sfida con noi stessi. Ma è anche un modo per stare in compagnia».
Tuttavia c'è anche chi dice che le Apuane riservano delle insidie particolari rispetto a tutte le altre montagne: «Magari nel periodo invernale: la vicinanza al mare - sottolinea Cavazzuti - può comportare condizioni meteo ostili. Ma anche questo fa parte di quel bagaglio di conoscenza dei rischi che è necessario avere prima di avventurarsi in montagna. Per il resto, le Apuane nascondono delle insidie, così come tutte le altre montagne: magari di diversa natura, ma non per questo c'è una montagna più pericolosa rispetto a un'altra. Ognuna ha le sue caratteristiche».
Fondamentale è la prevenzione: «Tra i nostri obiettivi c'è anche questo: fornire agli escursionisti, fin da bambini, un bagaglio di competenze sui rischi, che possono derivare da aspetti tecnici, naturali o legati alle condizioni meteo, in modo da essere anche in grado di capire quali sono i propri limiti e non andare oltre. Per salire lassù devi usare la testa. E poi, come in ogni cosa, ci vuole anche un pizzico di fortuna. Che sicuramente non hanno avuto quei tre ragazzi».

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