Finanza
BLITZ CONTRO LA PROSTITUZIONE
Case chiuse, coppia in carcere
Daniele Della Bona
Le case d'appuntamento erano due: una a Marina di Massa, l'altra a Marinella di Sarzana. Il centro di smistamento a Montignoso. A gestire il tutto un'inedita coppia di «manutengoli»: un 72enne P.S., romano residente a Montignoso, e una 35enne cinese, C.H., ufficialmente la badante dell'uomo
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MONTIGNOSO. Le case d'appuntamento erano due: una a Marina di Massa, l'altra a Marinella di Sarzana. Il centro di smistamento a Montignoso. A gestire il tutto un'inedita coppia di «manutengoli»: un 72enne P.S., romano residente a Montignoso, e una 35enne cinese, C.H., ufficialmente la badante dell'uomo.
Entrambi sono stati arrestati dalla polizia della Spezia, in un blitz avviato sabato scorso dopo quattro mesi di indagini. La donna risulta regolarmente assunta dall'anziano come badante, con tanto di contratto e contributi versati.
«I due - spiega il vice questore spezzino Corrado Mattana - avevano messo su un meccanismo particolare: tramite annunci su giornali e siti internet facevano pubblicità alle ragazze cinesi (spacciandole per giapponesi, ndc), lasciando come recapiti i propri numeri di telefono.
La casa di Montignoso, dove i due risiedevano, era una sorta di centrale di smistamento da cui indirizzare i clienti: il cliente chiamava e gli veniva dato appuntamento in una delle due case allestite per gli incontri, una a Marina di Massa e l'altra a Marinella di Sarzana». Arrivati alla casa, priva di campanello, i clienti dovevano richiamare il call center di Montignoso che provvedeva ad avvisare la ragazza affinché li facesse entrare.
Le ragazze venivano sostituite con cadenza regolare: «Arrivavano in treno da varie parti d'Italia, per lo più Toscana e Lombardia - racconta Mattana -, rimanevano una settimana e poi via, ripartivano per lasciar posto ad un'altra. Nel corso delle indagini ne abbiamo viste passare oltre trenta: tutte maggiorenni con una media di 35 anni. Vivevano in condizione di totale sottomissione: non uscivano mai ed erano costrette a lavorare 24 ore al giorno anche se indisposte».
Il giro d'affari era molto redditizio: «I guadagni - sottolinea - erano abbondanti, tanto che cifre consistenti sono state anche trasferite all'estero. A fine giornata i due passavano a ritirare il 60 per cento degli incassi, lasciando alle ragazze il restante 40. In media ogni prestazione costava sui 50 euro e l'affluenza era piuttosto massiccia».
Una clientela variegata: da 25enni a ultrasettantenni che venivano accolti in appartamenti dall'arredamento, diciamo essenziale: un materasso per terra.
Al termine di quattro mesi di pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e fingendosi clienti (senza mai consumare) gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Maurizio Caporuscio, hanno fatto calare il sipario. Il duo si trova adesso nel carcere di La Spezia, dopo che il Gip, Paolo Scippa, ha ravvisato gli estremi per accordare la richiesta di custodia cautelare presentata da Caporuscio.
Le accuse sono pesanti: sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione aggravato perché commesso a danno di più persone e favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio dello Stato.
Entrambi sono stati arrestati dalla polizia della Spezia, in un blitz avviato sabato scorso dopo quattro mesi di indagini. La donna risulta regolarmente assunta dall'anziano come badante, con tanto di contratto e contributi versati.
«I due - spiega il vice questore spezzino Corrado Mattana - avevano messo su un meccanismo particolare: tramite annunci su giornali e siti internet facevano pubblicità alle ragazze cinesi (spacciandole per giapponesi, ndc), lasciando come recapiti i propri numeri di telefono.
La casa di Montignoso, dove i due risiedevano, era una sorta di centrale di smistamento da cui indirizzare i clienti: il cliente chiamava e gli veniva dato appuntamento in una delle due case allestite per gli incontri, una a Marina di Massa e l'altra a Marinella di Sarzana». Arrivati alla casa, priva di campanello, i clienti dovevano richiamare il call center di Montignoso che provvedeva ad avvisare la ragazza affinché li facesse entrare.
Le ragazze venivano sostituite con cadenza regolare: «Arrivavano in treno da varie parti d'Italia, per lo più Toscana e Lombardia - racconta Mattana -, rimanevano una settimana e poi via, ripartivano per lasciar posto ad un'altra. Nel corso delle indagini ne abbiamo viste passare oltre trenta: tutte maggiorenni con una media di 35 anni. Vivevano in condizione di totale sottomissione: non uscivano mai ed erano costrette a lavorare 24 ore al giorno anche se indisposte».
Il giro d'affari era molto redditizio: «I guadagni - sottolinea - erano abbondanti, tanto che cifre consistenti sono state anche trasferite all'estero. A fine giornata i due passavano a ritirare il 60 per cento degli incassi, lasciando alle ragazze il restante 40. In media ogni prestazione costava sui 50 euro e l'affluenza era piuttosto massiccia».
Una clientela variegata: da 25enni a ultrasettantenni che venivano accolti in appartamenti dall'arredamento, diciamo essenziale: un materasso per terra.
Al termine di quattro mesi di pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e fingendosi clienti (senza mai consumare) gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Maurizio Caporuscio, hanno fatto calare il sipario. Il duo si trova adesso nel carcere di La Spezia, dopo che il Gip, Paolo Scippa, ha ravvisato gli estremi per accordare la richiesta di custodia cautelare presentata da Caporuscio.
Le accuse sono pesanti: sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione aggravato perché commesso a danno di più persone e favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio dello Stato.
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