Trasporti
UNA STORIA TURPE
Diciottenni schiavizzate e violentate
Claudio Figaia
◗
Enrico Tassi dirigente della Squadra mobile che ha illustrato i contenuti dell’inchiestaRapita, portata in Italia, segregata, costretta a subire ripetute violenze sessuali e a chiedere l'elemosina davanti ai supermercati. E picchiata, anche, quando i soldi che "guadagnava" erano troppo pochi
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MASSA. Rapita, portata in Italia, segregata, costretta a subire ripetute violenze sessuali e a chiedere l'elemosina davanti ai supermercati. E picchiata, anche, quando i soldi che "guadagnava" erano troppo pochi. È la sorte toccata a una ragazza rumena, appena diciottenne, vittima di una storia turpe (la definizione è degli stessi inquirenti) che ha sullo sfondo il dramma dell'emigrazione.
Una sorte che stavano subendo anche altre due ragazze rumene - anch'esse segregate in casa e più volte violentate.
Tre arresti. La vicenda è stata scoperta e ricostruita dalla squadra mobile di Massa e dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova. Che hanno arrestato tre persone: i rumeni Petru Costantin Varga 25 anni e lo zio Iosif Varga, 49enne; l'italiano Gualtiero Pisi, 57 anni, di Carrara, separato con tre figli, un personaggio «che vive di espedienti», secondo quanto riferisce la polizia.
«Una storia turpe». Le indagini della Mobile cominciano nel giugno 2008, quando in questura si presenta la ragazzina, che svela uno scenario di orrori quotidiani. «Una vicenda che ci ha toccato nel profondo: quelle ragazze ridotte in schiavitù, in balia di quegli uomini...», confessa Enrico Tassi, capo della squadra mobile di Massa.
Violenze sessuali. Racconta, la giovane, del suo incontro avvenuto in Romania (allora lei era ancora minorenne) con Petru Costantin, di come quell'uomo brutale e risoluto l'avesse minacciata con le armi, sequestrata e portata in Italia. Qui, viene alloggiata in una casa abbandonata a Marina di Carrara, dove l'uomo la malmena, la violenta ripetutamente, costringendola e rapporti sessuali spesso non protetti.
E botte. Non basta, dal giorno successivo all'arrivo a Marina, la ragazza viene costretta a chiedere l'elemosina all'ingresso di alcuni supermercati della zona. L'aguzzino le insegna poche parole in italiano, quanto basta per indurre i passanti a lasciare qualche spicciolo. Ma se l'accattonaggio non rendeva abbastanza, sono botte. Tanto che, in alcune occasioni, la ragazza deve ricorrere alle cure dell'ospedale di Carrara. Terrorizzata e incapace di reazioni, però, riferisce di essersi fatta male cadendo in modo accidentale, senza fare cenno all'inferno a cui era costretta.
L'Elba e la fuga. In luglio, vittima e «carnefice» si trasferiscono per 20 giorni all'isola d'Elba. Cambia la location, non l'orrore: la ragazza continua ad essere costretta all'accattonaggio, vive in una piccola tenda da campeggio e continua ad essere violentata dall'uomo. È lì, però - davanti a un supermercato dell'isola - che incontra una connazionale che le dà aiuto e coraggio per ribellarsi. Così, tornata a Marina di Carrara, la giovane riesce a fuggire e a rivolgersi alla polizia.
Iniziano le indagini, i reati ipotizzati sono gravissimi: sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e continuata, riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, lesioni personali, reati di competenza della Procura distrettuale antimafia di Genova.
Vittima «protetta». Mentre la ragazza viene affidata a una comunità per la protezione e il reinserimento delle donne vittime di violenze, il sostituto procuratore Federico Panichi della Ddia non ci mette molto a capire che il racconto della ragazza è veritiero e, quindi a individuare e a fare arrestate - nel settembre 2008 - colui che è considerato l'aguzzino, Petru Costantin Varga.
La casa degli stupri. Ma nel corso delle indagini si scopre anche dell'altro. Cioè che, dopo la fuga della ragazza, Petru Costantin, stavolta assieme allo zio Iosif e al carrarese Gualiero Pisi aveva, in sostanza, posto in stato di schiavitù altre due giovanissime rumene. Una, che già si trovava nel nostro paese per lavorare come colf; l'altra, non ancora diciottenne, fatta venire in Italia con la promessa di un impiego. Le due erano state segregate nella casa di Marina e costrette a subire le violenze sessuali dei loro aguzzini. Pisi, in particolare, dedicava le sue attenzioni alla minorenne.
Le ragazzine trovano tuttavia il modo di fuggire. Salgono sul primo bus e si ritrovano a Sarzana, si rivolgono al commissariato della cittadina ligure che «gira» subito il caso ai colleghi di Massa.
La latitanza. Il cerchio si stringe, ma non è facile catturare i tre. Perché, nel frattempo Petru Costantin Varga è stato rimesso in libertà, e non ci mette molto a rendersi latitante. E così fa Pisi, che trova rifugio in Romania. La polizia, dunque, arresta a Marina soltanto Josif Varga, mentre per beccare gli altri due occorrono mandati di cattura internazionali e la collaborazione dell'Interpol. Nel giugno 2009, le ricerche si indirizzano su Baia Mare, località sul mar Nero. Qui la polizia rumena riesce a catturare l'italiano, Pisi. Il più giovane e scaltro "collega" riesce invece a fare perdere ancora le sue tracce. Non per molto: viene individuato alcuni giorni dopo dalla polizia finlandese a Oulu, capoluogo di un distretto settentrionale della Finlandia. Così anche Petru Costantin viene arrestato ed estradato.
Le ragazze sono finalmente libere, grazie al loro coraggio e alla tenacia investigativa della polizia. La storia turpe è finita. Chissà quante altre ne restano nascoste.
Una sorte che stavano subendo anche altre due ragazze rumene - anch'esse segregate in casa e più volte violentate.
Tre arresti. La vicenda è stata scoperta e ricostruita dalla squadra mobile di Massa e dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova. Che hanno arrestato tre persone: i rumeni Petru Costantin Varga 25 anni e lo zio Iosif Varga, 49enne; l'italiano Gualtiero Pisi, 57 anni, di Carrara, separato con tre figli, un personaggio «che vive di espedienti», secondo quanto riferisce la polizia.
«Una storia turpe». Le indagini della Mobile cominciano nel giugno 2008, quando in questura si presenta la ragazzina, che svela uno scenario di orrori quotidiani. «Una vicenda che ci ha toccato nel profondo: quelle ragazze ridotte in schiavitù, in balia di quegli uomini...», confessa Enrico Tassi, capo della squadra mobile di Massa.
Violenze sessuali. Racconta, la giovane, del suo incontro avvenuto in Romania (allora lei era ancora minorenne) con Petru Costantin, di come quell'uomo brutale e risoluto l'avesse minacciata con le armi, sequestrata e portata in Italia. Qui, viene alloggiata in una casa abbandonata a Marina di Carrara, dove l'uomo la malmena, la violenta ripetutamente, costringendola e rapporti sessuali spesso non protetti.
E botte. Non basta, dal giorno successivo all'arrivo a Marina, la ragazza viene costretta a chiedere l'elemosina all'ingresso di alcuni supermercati della zona. L'aguzzino le insegna poche parole in italiano, quanto basta per indurre i passanti a lasciare qualche spicciolo. Ma se l'accattonaggio non rendeva abbastanza, sono botte. Tanto che, in alcune occasioni, la ragazza deve ricorrere alle cure dell'ospedale di Carrara. Terrorizzata e incapace di reazioni, però, riferisce di essersi fatta male cadendo in modo accidentale, senza fare cenno all'inferno a cui era costretta.
L'Elba e la fuga. In luglio, vittima e «carnefice» si trasferiscono per 20 giorni all'isola d'Elba. Cambia la location, non l'orrore: la ragazza continua ad essere costretta all'accattonaggio, vive in una piccola tenda da campeggio e continua ad essere violentata dall'uomo. È lì, però - davanti a un supermercato dell'isola - che incontra una connazionale che le dà aiuto e coraggio per ribellarsi. Così, tornata a Marina di Carrara, la giovane riesce a fuggire e a rivolgersi alla polizia.
Iniziano le indagini, i reati ipotizzati sono gravissimi: sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e continuata, riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, lesioni personali, reati di competenza della Procura distrettuale antimafia di Genova.
Vittima «protetta». Mentre la ragazza viene affidata a una comunità per la protezione e il reinserimento delle donne vittime di violenze, il sostituto procuratore Federico Panichi della Ddia non ci mette molto a capire che il racconto della ragazza è veritiero e, quindi a individuare e a fare arrestate - nel settembre 2008 - colui che è considerato l'aguzzino, Petru Costantin Varga.
La casa degli stupri. Ma nel corso delle indagini si scopre anche dell'altro. Cioè che, dopo la fuga della ragazza, Petru Costantin, stavolta assieme allo zio Iosif e al carrarese Gualiero Pisi aveva, in sostanza, posto in stato di schiavitù altre due giovanissime rumene. Una, che già si trovava nel nostro paese per lavorare come colf; l'altra, non ancora diciottenne, fatta venire in Italia con la promessa di un impiego. Le due erano state segregate nella casa di Marina e costrette a subire le violenze sessuali dei loro aguzzini. Pisi, in particolare, dedicava le sue attenzioni alla minorenne.
Le ragazzine trovano tuttavia il modo di fuggire. Salgono sul primo bus e si ritrovano a Sarzana, si rivolgono al commissariato della cittadina ligure che «gira» subito il caso ai colleghi di Massa.
La latitanza. Il cerchio si stringe, ma non è facile catturare i tre. Perché, nel frattempo Petru Costantin Varga è stato rimesso in libertà, e non ci mette molto a rendersi latitante. E così fa Pisi, che trova rifugio in Romania. La polizia, dunque, arresta a Marina soltanto Josif Varga, mentre per beccare gli altri due occorrono mandati di cattura internazionali e la collaborazione dell'Interpol. Nel giugno 2009, le ricerche si indirizzano su Baia Mare, località sul mar Nero. Qui la polizia rumena riesce a catturare l'italiano, Pisi. Il più giovane e scaltro "collega" riesce invece a fare perdere ancora le sue tracce. Non per molto: viene individuato alcuni giorni dopo dalla polizia finlandese a Oulu, capoluogo di un distretto settentrionale della Finlandia. Così anche Petru Costantin viene arrestato ed estradato.
Le ragazze sono finalmente libere, grazie al loro coraggio e alla tenacia investigativa della polizia. La storia turpe è finita. Chissà quante altre ne restano nascoste.
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