Finanza
IL CASO DELLA MAXI-MULTA
A rischio la pasta on the beach
Serena Bongiorni
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L’ingresso del bagno Paola di RonchiC'è una specie di giallo che mette in allarme moltissimi stabilimenti della nostra riviera attorno alla multa da 4mila euro inflitta lunedì dai Nas al ristorante del bagno Paola perchè, essendo un "punto ristoro", non può cuocere alimenti
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MARINA DI MASSA. C'è una specie di giallo che mette in allarme moltissimi stabilimenti della nostra riviera attorno alla multa da 4mila euro inflitta lunedì dai Nas al ristorante del bagno Paola perchè, essendo un "punto ristoro", non può cuocere alimenti. I titolari replicano dicendo avere le autorizzazioni Asl.
Il locale deve dunque attenersi alle autorizzazioni sanitarie o accettare la maxi multa dei Nas? Questione calda, anche perchè sono tanti i bar degli stabilimenti che si torvano nelle stesse condizioni del Paola.
Tre le violazioni rilevate dal verbale che gli uomini del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Livorno hanno consegnato al titolare del bar del Paola.
Primo: essendo punto ristoro, il bar non può somministrare cibi caldi come primi o secondi, mentre nella cucina (di 14 mq.) vengono individuate una cuoca e un'aiuto-cuoca, fornelli, friggitrice e quant'altro. Secondo: mancata esposizione della composizione di paste e brioches. Terzo: mancata esposizione delle tabelle dei frigoriferi (riguardo agli ultimi due punti già ieri i gestori hanno provveduto a mettere tutto in regola). Risultato: multa da 4.160 euro.
Sul primo punto (il punto ristoro, a differenza del ristorante, può soltanto somministrare cibi precotti o piatti freddi), il gestore del bar Cristano Tagliabue e la titolare del bagno Paola Pratovecchi sostengono di avere le carte in regola. Mostrano un'autorizzazione dell'Asl risalente al 1991, in cui si legge: «Si concede l'autorizzazione sanitaria per l'attività di bar (preparazione panini) e per l'attività di esercizio pubblico tipologia C, ossia punto ristoro-tavola calda per asporto». La signora Pratovecchi sostiene che con questa dicitura si indica la possibilità di fare ristorazione, cioè di cucinare i piatti in loco e poi servirli: «Ho l'autorizzazione a fare questo tipo di servizio dal 1991, tutti i documenti sono a norma». Sul verbale dei Nas si legge anche che «saranno chiesti accertamenti all'Asl», ma Tagliabue, il gestore del ristorante, ribadisce che «l'Asl è passata proprio pochi giorni fa, riscontrando che tutto è a norma».
Ora, dato che i bagni autorizzati a fare ristorante sono pochi (si contano, riferiscono all'Ufficio del mare, sulle dita di una mano), come devono comportarsi i loro titolari? Basta un'autorizzazione Asl per poter cucinare spaghetti e fritture? Se no, cosa serve? È necessaria una modifica, come suggerisce l'assessore Della Pina, a un regolamento dell'arenile vecchio di vent'anni? L'unica cosa certa per ora è la discrepanza tra il regolamento, che vieta vietate le attività commerciali su tutto l'arenile, e la realtà: moltissimi stabilimenti cucinano e servono piatti caldi ogni giorno.
Un giro tra i bagni ci fa capire che spesso i gestori stessi (magari forestieri e affittuari per una sola stagione) non hanno le idee molto chiare sulla questione. Mancano anche i chiarimenti di Asl e Comune, attesi per oggi.
Il locale deve dunque attenersi alle autorizzazioni sanitarie o accettare la maxi multa dei Nas? Questione calda, anche perchè sono tanti i bar degli stabilimenti che si torvano nelle stesse condizioni del Paola.
Tre le violazioni rilevate dal verbale che gli uomini del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Livorno hanno consegnato al titolare del bar del Paola.
Primo: essendo punto ristoro, il bar non può somministrare cibi caldi come primi o secondi, mentre nella cucina (di 14 mq.) vengono individuate una cuoca e un'aiuto-cuoca, fornelli, friggitrice e quant'altro. Secondo: mancata esposizione della composizione di paste e brioches. Terzo: mancata esposizione delle tabelle dei frigoriferi (riguardo agli ultimi due punti già ieri i gestori hanno provveduto a mettere tutto in regola). Risultato: multa da 4.160 euro.
Sul primo punto (il punto ristoro, a differenza del ristorante, può soltanto somministrare cibi precotti o piatti freddi), il gestore del bar Cristano Tagliabue e la titolare del bagno Paola Pratovecchi sostengono di avere le carte in regola. Mostrano un'autorizzazione dell'Asl risalente al 1991, in cui si legge: «Si concede l'autorizzazione sanitaria per l'attività di bar (preparazione panini) e per l'attività di esercizio pubblico tipologia C, ossia punto ristoro-tavola calda per asporto». La signora Pratovecchi sostiene che con questa dicitura si indica la possibilità di fare ristorazione, cioè di cucinare i piatti in loco e poi servirli: «Ho l'autorizzazione a fare questo tipo di servizio dal 1991, tutti i documenti sono a norma». Sul verbale dei Nas si legge anche che «saranno chiesti accertamenti all'Asl», ma Tagliabue, il gestore del ristorante, ribadisce che «l'Asl è passata proprio pochi giorni fa, riscontrando che tutto è a norma».
Ora, dato che i bagni autorizzati a fare ristorante sono pochi (si contano, riferiscono all'Ufficio del mare, sulle dita di una mano), come devono comportarsi i loro titolari? Basta un'autorizzazione Asl per poter cucinare spaghetti e fritture? Se no, cosa serve? È necessaria una modifica, come suggerisce l'assessore Della Pina, a un regolamento dell'arenile vecchio di vent'anni? L'unica cosa certa per ora è la discrepanza tra il regolamento, che vieta vietate le attività commerciali su tutto l'arenile, e la realtà: moltissimi stabilimenti cucinano e servono piatti caldi ogni giorno.
Un giro tra i bagni ci fa capire che spesso i gestori stessi (magari forestieri e affittuari per una sola stagione) non hanno le idee molto chiare sulla questione. Mancano anche i chiarimenti di Asl e Comune, attesi per oggi.
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