Il Tirreno

NO AL DIVIETO DI SOSTA

Un malore ferma la protesta

Serena Bongiorni
Mario Turba incatenato davanti al suo bar
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Mario Turba incatenato davanti al suo bar

Si è sentito male Mario Turba, il cinquantasettenne proprietario del bar Fantasy che l'altro ieri si è incatenato ad una transenna installata dal Comune per impedire alle auto di fermarsi davanti al suo bar, occupando il marciapiede

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MASSA. Si è sentito male Mario Turba, il cinquantasettenne proprietario del bar Fantasy che l'altro ieri si è incatenato ad una transenna installata dal Comune per impedire alle auto di fermarsi davanti al suo bar, occupando il marciapiede. Intorno alle 16 di ieri, in pieno sciopero della fame e della sete, Mario Turba è stato colto da malore ed è svenuto. «Ha la pressione altissima, la minima è a 120 - ha detto la figlia Fabrizia mentre l'ambulanza portava via il padre - ha anche accusato un principio di disidratazione».
Dopo 33 ore passate in strada sotto il sole, l'uomo è crollato. Per liberarlo, è stato necessario segare le catene, perchè Turba aveva consegnato le chiavi ad un amico che non è stato possibile rintracciare con tempestività.
Il motivo della protesta è l'installazione di alcuni pali per impedire la sosta dei veicoli davanti al bar: una misura decisa dal Comune a seguito delle proteste di alcuni cittadini che lamentavano l'occupazione del marciapiede e la pericolosità delle soste in una strada trafficata come via Marina Vecchia.
Proprio ieri mattina Turba aveva ricevuto la visita di un tecnico del Comune che lo invitava ad incontrare l'assessore Vivoli per trovare una soluzione al problema.
Adesso il barista ha bisogno di riposare e di nutrirsi, fanno sapere i medici, e per ora non può rilasciare dichiarazioni. Al suo posto interviene la compagna, Sandra Papini: «Questo bar è qui da cinquant'anni - dichiara la signora - come mai ad un tratto da tutto questo fastidio?». Rivendica il «diritto al lavoro, che a noi è stato negato. Con queste transenne nessuno si ferma più e noi non lavoriamo. Questo è un bar di passaggio, viviamo di gente che accosta e compra le sigarette o fa la schedina». La donna racconta poi dell'incontro con il tecnico, il quale avrebbe accennato alla possibilità di fare un parcheggio. «Dove lo faranno? - chiosa Papini indignata - non c'è posto per farlo. Hanno parlato di due-tre posti auto, ma di cosa ce ne facciamo?». La signora quindi, prosegue la battaglia al fianco di Turba e resta vaga sulle intenzioni future del suo compagno: «Sono sicura che proseguirà la battaglia, ma non so dire se in strada o no. Prima pensi a rimettersi».
Intanto l'assessore Loreno Vivoli spiega la scelta dell'amministrazione comunale: «Era inevitabile perché troppe volte si erano verificate delle situazioni pericolose. Le auto erano costantemente parcheggiate davanti al bar e ostruivano il passaggio per esempio di disabili in carrozzina o di bambini sul passeggino: non è giusto che queste persone debbano spostarsi sulla carreggiata, con il rischio di essere investite. C'era il bisogno di mettere in sicurezza la strada». Ma questo non significa che il Comune sbatte la porta in faccia a Turba: «Se sarà disponibile, venerdì lo incontrerò e insieme cercheremo di trovare una soluzione». Intanto, il consigliere comunale Stefano Benedetti (La Destra) ha presentato un'interpellanza al sindaco sulla vicenda.

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