Trasporti
L' INCHIESTA
False cremazioni, rischiano in 17
Il pm Federico Manotti ha chiuso le indagini sulle false cremazioni nel forno del cimitero del Mirteto, come aveva anticipato nei giorni scorso il Tirreno.. Diciassette le persone che entro la fine del mese dovranno produrre una memoria difensiva per evitare la richiesta di rinvio a giudizio
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il pm Federico Manotti ha chiuso le indagini sulle false cremazioni nel forno del cimitero del Mirteto, come aveva anticipato nei giorni scorso il Tirreno.. Diciassette (i nomi li potete leggere nel box a fianco) le persone che entro la fine del mese dovranno produrre una memoria difensiva per evitare la richiesta di rinvio a giudizio. Tra chi rischia di andare alla sbarra c'è pure un addetto di un'azienda di pompe funebri, con sede al di fuori della provincia apuana, che per convincere il nuovo funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Massa a far passare prima una salma di sua competenza era disposto a pagare per il disturbo. Il funzionario però lo ha denunciato. Per il magistrato è il segno di come veniva concepito il servizio.
Cinquecento salme. L'accusa per la maggior parte degli indagati ruota tutta attorno a Euroservizi, società che gestiva per il Comune di Massa le cremazioni a Mirteto. E al suo titolare Renato Alibani. Alibani e i suoi dipendenti sono accusati di aver sottratto prima e disperso poi cinquecento chilogrammi di ceneri relative - secondo il pm - ad almeno cinquecento tra salme e resti mortali non identificati. Cinquecento persone cremate o dissepolte in maniera non consona. Un aspetto che rende più precisi i contorni di una vicenda che ha sconvolto la città. C'è poi anche il caso - da approfondire - delle salme trovate e lasciate in una cella frigorifera. Ci sono pure i falsi attestati di avvenuta cremazione, contestati a un paio di dipendenti. Gli inquirenti fanno i nomi delle persone che dovevano essere cremate (come certificato dai documenti) e spiegano anche dove sono stati ritrovati i resti che i parenti credevano essere contenuti nell'urna che gli era stata consegnata dalla Euroservizi.
Sabbia invece di cenere. In un caso, avvenuto a Fidenza però, alla figlia di un uomo defunto e cremato al Mirteto invece delle ceneri era stata consegnata un'urna contenente sabbia. Il contenitore con i resti umani invece veniva custodito nell'ufficio che la ditta aveva nel camposanto.
Calzetta e il carabiniere. Richiesta di rinvio a giudizio pure per l'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta e un militare dell'Arma. Il primo secondo l'accusa ha cercato di acquisire notizie riservate dell'indagine per favorire la Euroservizi. Non solo, il pm dice che Calzetta ha suggerito - portando come prova le intercettazioni - ad Alibani la linea da seguire per sottrarsi alle investigazioni. Fa anche degli esempi: distruggere la documentazione compromettente. Non solo: l'ex ufficiale ha suggerito perfino la costituzione di una nuova società che avrebbe dovuto prendere il posto della Euroservizi, ormai sopraffatta dall'inchiesta. Il militare invece è accusato di aver rivelato notizie di ufficio a una donna che dovevano restare segrete: la più importante quella che all'interno del forno crematorio erano state installate delle telecamere. Anche per la donna richiesta di rinvio a giudizio per aver detto quanto rivelato dal carabiniere a uno degli indagati.
I tempi. Il gip dovrebbe decidere entro la fine del mese, intanto gli indagati hanno tempo 20 giorni per le memorie difensive.
Cinquecento salme. L'accusa per la maggior parte degli indagati ruota tutta attorno a Euroservizi, società che gestiva per il Comune di Massa le cremazioni a Mirteto. E al suo titolare Renato Alibani. Alibani e i suoi dipendenti sono accusati di aver sottratto prima e disperso poi cinquecento chilogrammi di ceneri relative - secondo il pm - ad almeno cinquecento tra salme e resti mortali non identificati. Cinquecento persone cremate o dissepolte in maniera non consona. Un aspetto che rende più precisi i contorni di una vicenda che ha sconvolto la città. C'è poi anche il caso - da approfondire - delle salme trovate e lasciate in una cella frigorifera. Ci sono pure i falsi attestati di avvenuta cremazione, contestati a un paio di dipendenti. Gli inquirenti fanno i nomi delle persone che dovevano essere cremate (come certificato dai documenti) e spiegano anche dove sono stati ritrovati i resti che i parenti credevano essere contenuti nell'urna che gli era stata consegnata dalla Euroservizi.
Sabbia invece di cenere. In un caso, avvenuto a Fidenza però, alla figlia di un uomo defunto e cremato al Mirteto invece delle ceneri era stata consegnata un'urna contenente sabbia. Il contenitore con i resti umani invece veniva custodito nell'ufficio che la ditta aveva nel camposanto.
Calzetta e il carabiniere. Richiesta di rinvio a giudizio pure per l'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta e un militare dell'Arma. Il primo secondo l'accusa ha cercato di acquisire notizie riservate dell'indagine per favorire la Euroservizi. Non solo, il pm dice che Calzetta ha suggerito - portando come prova le intercettazioni - ad Alibani la linea da seguire per sottrarsi alle investigazioni. Fa anche degli esempi: distruggere la documentazione compromettente. Non solo: l'ex ufficiale ha suggerito perfino la costituzione di una nuova società che avrebbe dovuto prendere il posto della Euroservizi, ormai sopraffatta dall'inchiesta. Il militare invece è accusato di aver rivelato notizie di ufficio a una donna che dovevano restare segrete: la più importante quella che all'interno del forno crematorio erano state installate delle telecamere. Anche per la donna richiesta di rinvio a giudizio per aver detto quanto rivelato dal carabiniere a uno degli indagati.
I tempi. Il gip dovrebbe decidere entro la fine del mese, intanto gli indagati hanno tempo 20 giorni per le memorie difensive.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
