Sicurezza
SAGRE
Al ristorante si spende di più? Falso
Serena Bongiorni
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Le sagre sono al centro di una rovente polemica con i ristoratori«Alle sagre si spende meno rispetto al ristorante». Un giro nei ristoranti massesi (come si vede nella tabella a fianco), basta a sfatare quello che sembra essere solo un luogo comune, invitandoci a cercare altrove le motivazioni che spingono le persone a preferire questo genere di manifestazioni
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Intanto la questione del dilagare delle sagre, bollente da settimane a Massa e in tutta la Lunigiana, diventa un problema regionale, su cui interviene anche la Confcommercio, chiedendo più controlli e analizzando il ruolo dei Regolamenti sindacali. Il confronto tra i prezzi delle sagre e quelli dei ristoranti che offrono lo stesso tipo di cucina casalinga parla chiaro: nulla o di pochi euro la differenza. Prendiamo ad esempio un primo: alla sagra un piatto di tordelli può oscillare dai 6 agli 8 euro, mentre al ristorante tra i 7 e gli 8 euro. Oppure un antipasto: alla sagra un piatto di salumi con pane può arrivare fino 8 euro, poco meno rispetto ai massimo 10 euro degli antipasti dei ristoranti. Alcune considerazioni sono però doverose: primo, alla sagra non si pagano coperto e servizio, che nei ristoranti variano da 1 a 2 euro a persona; secondo, a detta dei ristoratori, alle sagre è più probabile che la qualtà del cibo sia un aspetto trascurato, mentre per un ristorante questa è fondamentale; terzo, punto essenziale a favore delle sagre, queste garantiscono più libertà rispetto ai ristoranti. È da qui che bisogna partire per comprendere a pieno le motivazioni più concrete di chi preferisce questo tipo di manifestazioni. «Alle sagre non ci sono costrizioni», dichiara Paola Lombardi, milanese in vacanza con marito e due figli adolescenti, «sono divertenti, adatte a tutte le età e ti fanno immergere nella tradizione viva di un paese». La signora si sofferma anche sui prezzi, sostenendo che essi «sono più o meno economici, a seconda della sagra, ma questo poco importa: questa miscela di musica e tradizione non la trovi al ristorante». Chi si trova d'accordo sulla tipicità delle sagre come fattore di attrazione del pubblico è Umberto Sarto, vicedirettore di Confcommercio di Massa Carrara. «Le sagre fanno parte di un mix di offerta fondamentale per il nostro territorio. La gente le sceglie perchè offrono una peculiarità unica, il"prodotto tipico", e per questo è necessario riequilibrarle in maniera logica con le altre attività della zona». In effetti è evidente che queste manifestazioni siano costruite ad hoc su di un prodotto tipico locale, come la panzanella, il cinghiale o la pattona, al fine di differenziarsi le une dalle altre, offrendo piatti tradizionali sempre diversi. Sarto riflette poi sul Regolamento con cui il sindaco Pucci ha cercato di arginare il proliferare delle sagre, sostenendo che esso «è ancora molto debole e poco funzionale» e rimandando i bilanci ad ottobre: è necessario riaprire il dibattito in autunno, coinvolgendo amministrazione, ristoratori e associazioni promotrici di sagre al fine di elaborare qualcosa che riequilibri davvero una situazione che ormai è degenerata e il cui impatto è visibile sull'economia dei ristoranti». Per ora quindi, le sagre sembrano vincere la battaglia: per simpatia, più che per prezzo.
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