Il Tirreno

Massa

False cremazioni, indagini chiuse

A destra Fialdini, il funzionario comunale arrestato il 13 agosto 2008; accanto la fiaccolata fatta per chiedere la sua scarcerazione;
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A destra Fialdini, il funzionario comunale arrestato il 13 agosto 2008; accanto la fiaccolata fatta per chiedere la sua scarcerazione;

CIMITERI Il blitz era scattato il 13 agosto di un anno fa Il processo potrebbe cominciare entro fine 2009

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MASSA. Chiuse le indagini sullo scandalo del cimitero di Mirteto. In questi giorni gli avvisi di chiusura stanno arrivando negli studi legali degli avvocati che difendono le persone indagate per il giro di false cremazioni. Il pm titolare dell'inchiesta - Federico Manotti - non conferma l'indiscrezione, ma il suo lavoro è giunto al termine da almeno due settimane.
La promessa. Manotti è stato di parola: pressato dai giornalisti sulle lungaggini dell'inchiesta aveva spiegato perché si erano dilatati i tempi e aveva promesso che entro l'anno avrebbe chiuso l'indagine. Probabilmente si poteva anche fare le richieste di rinvio a giudizio prima ma Manotti ha dedicato un supplemento d'inchiesta a un militare finito nel registro degli indagati per aver rivelato aspetti dell'operazione Amen.
Gli arresti. Le manette erano scattate tredici volte all'alba del 13 agosto 2008. Ecco i nomi di chi era coinvolto nel blitz: Renato Alibani, carrarese, 49 anni, titolare all'epoca dei fatti della società Euroservizi di Avenza, che gestiva in appalto i servizi cimiteriali; Renzo Fialdini, funzionario del Comune di Massa all'epoca dei fatti responsabile dell'ufficio cimiteri; Augusto Calzetta, 67 anni, ex ufficiale dei carabinieri. Con loro, otto fra impiegati e operai della Euroservizi: Ernesto Ceccarelli, 45 anni; Alessandro Dazzi, Piero Dell'Amico, Marco Grassi, Maurizio Guerra, Luca Pelletti, Giancarlo Rizzi, Alan Tonazzini. Ai domiciliari invece: Luciano Del Sarto dipendente del Comune di Pisa, in pensione e all'epoca dei fatti addetto ai servizi cimiteriali; e il titolare di un'impresa di onoranze funebri di Serravezza Enrico Paladini. Per tutti l'accusa era di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e «dispersione e sottrazione di ceneri di defunti», reato che prevede fino a sette anni di carcere. Per alcuni era scattata anche l'imputazione di corruzione, peculato, falso in atto pubblico. Poi con il passare dei mesi le posizioni di alcuni si sono alleggerite. Ma l'orientamento del pm è quello di chiedere il rinvio a giudizio per tutti. E potrebbero esserci anche delle novità: persone che non sono mai state arrestate ma solo denunciate che andranno a processo. A settembre il gip valuterà le richieste del sostituto procuratore e se darà l'ok al rinvio a giudizio entro fine anno potrebbe esserci già la prima udienza del processo.
La truffa. Un modus operandi sistematico e ripetuto. Che configura, secondo gli inquirenti, anche il reato di truffa. La Euroservizi - secondo l'accusa - ha «con artifizi e raggiri» omesso di annotare sui registri ben 500 operazioni di cremazione di cadaveri, di cui almeno 178 provenienti da Piacenza, Fornovo, Collecchio, Prato, Parma, Roccastrada, Segrate e Vignola. In questo modo incassavano i soldi dei familiari che non giravano al Comune di Massa ma tenevano per sé.

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di Redazione Pisa