Il Tirreno

Era stato condannato a 5 anni a Massa nell’operazione Total Arno

Arrestato latitante albaneseRicostruiva le case all'Aquila

Sopra una lucciola; a sinistra gli inquirenti che hanno partecipato all’operazione Total Arno, l’inchiesta anti prostituzione
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Sopra una lucciola; a sinistra gli inquirenti che hanno partecipato all’operazione Total Arno, l’inchiesta anti prostituzione

Era dipendente di una ditta edile bresciana che aveva avuto in subappalto un cantiere allestito dopo il terremoto dell'Abruzzo

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MASSA. La condanna a cinque anni di carcere era stata sentenziata dal tribunale di Massa un mese fa circa. Lui invece che in carcere, latitante, era all'Aquila a ricostruire le case dei terremotati alle dipendenze di un'azienda di Brescia che aveva avuto un cantiere della ricostruzione in subappato. A mettergli le manette ai polsi gli agenzi abruzzesi su ordine del tribunale apuano. Mariglen Kola, 35 anni, ha tentato a dire di non essere lui ma che la persona cercata era il fratello. Poi ha ammesso ed è stato trasferito al carcere Le Costarelle, vicino all'Aquila, dove subirà l'interrogatorio di garanzia. La squdra mobile di Massa stava dietro all'uomo da parecchie settimane, prima dell'Aquila era stato avvistato a Sondrio.
L'albanese, arrestato con l'accusa di sfruttamento della prostituzione, estorsione e violenza privata, dopo il processo e la condanna in primo grado a cinque anni, è stato raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare emesso dal tribunale di Massa per la particolare gravità del reato e per evitare che l'uomo si rendesse irreperibile. Secondo gli investigatori, Kola si trovava all'Aquila da circa un mese e stava lavorando probabilmente per raccogliere i soldi per tornare in Albania. I reati di cui è accusato sarebbero stati commessi nel territorio di Massa; probabilmente sarà trasferito nel carcere del comune toscano.
Kola era uno degli esponenti della gang albanese smantellata nell'operazione Total Arno. L'uomo era stato condannato a cinque anni di carcere a giugno. Era l'ultima tranches del processo, che vedeva coinvolti i restanti otto componenti della banda che terrorizzava prostitute e clienti sul lungomare di Marina. Un processo che c'è stato grazie alle intercettazioni. Proprio la registrazione delle telefonate ha permesso di mettere le manette ai polsi di decine di personaggi provenienti dal paese delle Aquile. E di far partire l'inchiesta.
Il giro di ragazze era imponente, almeno una ventina. E molte di loro hanno collaborato per uscire dal giro. Per l'accusa il punto chiave del processo era il riconoscimento dell'associazione a delinquere, reato che ha aumentato le pene degli imputati. E proprio su questo Manotti ha insistito più volte, svelando i collegamenti che c'erano tra i vari membri dell'organizzazione. La banda aveva alcuni appartamenti - in affitto - che usava per metterci le ragazze e per avere un posto dove dormire e dove tenere i soldi. Poi aveva delle armi - un paio di pistole almeno - che usavano a rotazione per spaventare chi si metteva contro l'organizzazione e infine le auto utilizzate a turno per fare il giro e controllare le ragazze.

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