La manifestazione
Aulla. Atmosfera meno formale alle feste: «Ma la qualità è inferiore e i prezzi sono simili»
«Sagre, servono regole»
Serena Bongiorni
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Le sagre sono nel mirino dei ristoratori«Le sagre sono sempre di più e guadagnano alle spalle di chi lavora tutto l'anno. La loro peculiarità? Di certo non sta nei prezzi: spesso sono simili ai nostri. Forse è l'atmosfera di libertà a catturare la gente. Comunque, ora che il problema è emerso, le autorità devono darci una mano». In Lunigiana è guerra sulle sagre: e i ristoratori spiegano le loro ragioni
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AULLA. «Le sagre sono sempre di più e guadagnano alle spalle di chi lavora tutto l'anno. La loro peculiarità? Di certo non sta nei prezzi: spesso sono simili ai nostri. Forse è l'atmosfera di libertà a catturare la gente. Comunque, ora che il problema è emerso, le autorità devono darci una mano». In Lunigiana è guerra sulle sagre: e i ristoratori spiegano le loro ragioni.
Nei giorni scorsi il sindaco di Aulla, Roberto Simoncini ha preso le difese di ristoratori e baristi, scrivendo una lettera al presidente della Comunità Montana Paolo Bissoli e chiedendo un incontro tra i comuni lunigianesi al fine di adottare provvedimenti per limitare il dilagare di queste feste. I ristoratori, a loro volta, appoggiano l'iniziativa del sindaco e chiedono un regolamento. C'è chi sostiene che i prezzi delle sagre non siano più economici di quelli di molti ristoranti della zona. Intanto i locali si svotano e gli appuntamenti con le sagre si infittiscono.
Nella lettera Simoncini si fa interprete delle preoccupazioni dei ristoratori e auspica nel raggiungimento di soluzioni limitative per le sagre (sulla scia di Massa, dove è stato approvato un Regolamento, peraltro molto discusso). «Il sentimento di cui si fa portavoce il sindaco è reale - dichiara Enrico De Micheli, proprietario del Demy, hotel e ristorante di Aulla - sono anni che ci lamentiamo con le autorità, finalmente adesso il problema sta emergendo». De Micheli sostiene che sia notevolmente aumentato non solo il numero delle sagre e delle feste paesane, ma anche la loro durata: «Le sagre quest'anno mi hanno portato via una decina di turisti, clienti fissi su cui potevo contare ma che adesso sembrano più attratti dalle sagre».
Ma attenzione: mangiare alla sagra non è sinonimo di risparmio, come sostiene Manuela Mattellini, proprietaria del Feudo dei Malaspina, albergo-ristorante specializzato in cucina casalinga tipica della lunigiana: «Ad esempio una cena con antipasto, primo e vino qui da noi oscilla dai 15 ai 20 euro, più o meno come alle sagre, in cui primi e secondi possono arrivare fino a 7-8 euro ciascuno». Certo poi dipende da cosa si ordina, «perchè ad esempio tagliata e filetto qui costano di più, ma di sicuro alla sagra non le trovi». Senza dimenticare la qualità: «Magari ci sono sagre in cui i piatti costano poco, ma la qualità è scadente. Per il ristorante invece, la qualità è fondamentale e su di essa si costruisce un'immagine». Ciò che quindi riesce ad attirare cittadini e turisti più di ogni altra cosa, sembra essere l'atmosfera disinvolta e priva di formalità. «Nelle sagre c'è più libertà, si mangia fuori, non ci sono costrizioni - sostiene Mattellini - forse la gente si accontenta di questo».
Nei giorni scorsi il sindaco di Aulla, Roberto Simoncini ha preso le difese di ristoratori e baristi, scrivendo una lettera al presidente della Comunità Montana Paolo Bissoli e chiedendo un incontro tra i comuni lunigianesi al fine di adottare provvedimenti per limitare il dilagare di queste feste. I ristoratori, a loro volta, appoggiano l'iniziativa del sindaco e chiedono un regolamento. C'è chi sostiene che i prezzi delle sagre non siano più economici di quelli di molti ristoranti della zona. Intanto i locali si svotano e gli appuntamenti con le sagre si infittiscono.
Nella lettera Simoncini si fa interprete delle preoccupazioni dei ristoratori e auspica nel raggiungimento di soluzioni limitative per le sagre (sulla scia di Massa, dove è stato approvato un Regolamento, peraltro molto discusso). «Il sentimento di cui si fa portavoce il sindaco è reale - dichiara Enrico De Micheli, proprietario del Demy, hotel e ristorante di Aulla - sono anni che ci lamentiamo con le autorità, finalmente adesso il problema sta emergendo». De Micheli sostiene che sia notevolmente aumentato non solo il numero delle sagre e delle feste paesane, ma anche la loro durata: «Le sagre quest'anno mi hanno portato via una decina di turisti, clienti fissi su cui potevo contare ma che adesso sembrano più attratti dalle sagre».
Ma attenzione: mangiare alla sagra non è sinonimo di risparmio, come sostiene Manuela Mattellini, proprietaria del Feudo dei Malaspina, albergo-ristorante specializzato in cucina casalinga tipica della lunigiana: «Ad esempio una cena con antipasto, primo e vino qui da noi oscilla dai 15 ai 20 euro, più o meno come alle sagre, in cui primi e secondi possono arrivare fino a 7-8 euro ciascuno». Certo poi dipende da cosa si ordina, «perchè ad esempio tagliata e filetto qui costano di più, ma di sicuro alla sagra non le trovi». Senza dimenticare la qualità: «Magari ci sono sagre in cui i piatti costano poco, ma la qualità è scadente. Per il ristorante invece, la qualità è fondamentale e su di essa si costruisce un'immagine». Ciò che quindi riesce ad attirare cittadini e turisti più di ogni altra cosa, sembra essere l'atmosfera disinvolta e priva di formalità. «Nelle sagre c'è più libertà, si mangia fuori, non ci sono costrizioni - sostiene Mattellini - forse la gente si accontenta di questo».
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