Proteste
L’episodio era avvenuto prima di Natale davanti a un bar della zona della stazione
Martellate al rivale: 8 anni
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Una volante della poliziaOtto anni di carcere. È questa la condanna inflitta ad Andrea Rossi, 26 anni, accusato di tentato omicidio, oltre che danneggiamento aggravato e porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere. La sera del 20 dicembre 2008 l'uomo armato di martello aveva aggredito un ragazzo all'uscita di un bar di fronte alla stazione. Un'aggressione per uno sguardo di troppo in un bar
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MASSA. Otto anni di carcere. È questa la condanna inflitta ad Andrea Rossi, 26 anni, accusato di tentato omicidio, oltre che danneggiamento aggravato e porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere. La sera del 20 dicembre 2008 l'uomo armato di martello aveva aggredito un ragazzo all'uscita di un bar di fronte alla stazione. Un'aggressione per uno sguardo di troppo in un bar.
Il processo, con rito abbreviato, si è concluso nei giorni scorsi. Per individuare Rossi ci sono volute articolate indagini condotte dalla squadra mobile, sotto gli ordini di Enrico Tassi, e coordinate dal pm Rossella Soffio.
Gli agenti avevano scoperto che a seguito di un diverbio scaturito per futili motivi Andrea, dopo aver infranto il vetro dell'autovettura all'interno della quale aveva trovato rifugio la vittima, non aveva esitato a colpirlo più volte anche alla testa con un martello, lasciandolo a terra ridotto male. Era stato un vero e proprio massacro.
L'aggressore aveva desistito solamente quando un'altra persona, intervenuta a difesa del malcapitato, era riuscita a disarmarlo costringendolo alla fuga. A seguito delle percosse subite il giovane massese aveva riportato traumi e ferite lacero contuse al cranio e la frattura del gomito.
Una volta disarmato Rossi si era dileguato assieme ad alcuni amici. La volante bloccava e identificava alcuni giovani mentre l'autore materiale dell'aggressione riusciva a scappare.
Gli amici dell'aggressore cercavano di depistare le indagini. Fornivano indicazioni volutamente false o lacunose, tanto che un paio di ragazzi sono indagati e entro l'anno ci sarà la prima udienza del processo che li riguarda.
Per arrivare a identificare Andrea Rossi era stato necessario attendere tre mesi. A marzo era stata disposta la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio per il ventiseienne. Intanto l'inchiesta proseguiva perché con l'aggressore c'era anche un'altra persona (vedi box).
Il tribunale di Massa, accogliendo le ipotesi investigative e confermando il quadro probatorio raccolto, ha condannato Rossi, ancora in stato di detenzione per questo episodio, a otto anni di carcere, ritenendolo responsabile del reato di tentato omicidio.
In poco più di sei mesi dal grave episodio, il responsabile non solo è stato assicurato alla giustizia ma nei suoi confronti è anche già stata emessa sentenza di condanna di primo grado. Merito del tempestivo lavoro degli investigatori e del rito abbreviato. Ora sarà il tribunale di Genova a decidere in secondo grado.
Il processo, con rito abbreviato, si è concluso nei giorni scorsi. Per individuare Rossi ci sono volute articolate indagini condotte dalla squadra mobile, sotto gli ordini di Enrico Tassi, e coordinate dal pm Rossella Soffio.
Gli agenti avevano scoperto che a seguito di un diverbio scaturito per futili motivi Andrea, dopo aver infranto il vetro dell'autovettura all'interno della quale aveva trovato rifugio la vittima, non aveva esitato a colpirlo più volte anche alla testa con un martello, lasciandolo a terra ridotto male. Era stato un vero e proprio massacro.
L'aggressore aveva desistito solamente quando un'altra persona, intervenuta a difesa del malcapitato, era riuscita a disarmarlo costringendolo alla fuga. A seguito delle percosse subite il giovane massese aveva riportato traumi e ferite lacero contuse al cranio e la frattura del gomito.
Una volta disarmato Rossi si era dileguato assieme ad alcuni amici. La volante bloccava e identificava alcuni giovani mentre l'autore materiale dell'aggressione riusciva a scappare.
Gli amici dell'aggressore cercavano di depistare le indagini. Fornivano indicazioni volutamente false o lacunose, tanto che un paio di ragazzi sono indagati e entro l'anno ci sarà la prima udienza del processo che li riguarda.
Per arrivare a identificare Andrea Rossi era stato necessario attendere tre mesi. A marzo era stata disposta la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio per il ventiseienne. Intanto l'inchiesta proseguiva perché con l'aggressore c'era anche un'altra persona (vedi box).
Il tribunale di Massa, accogliendo le ipotesi investigative e confermando il quadro probatorio raccolto, ha condannato Rossi, ancora in stato di detenzione per questo episodio, a otto anni di carcere, ritenendolo responsabile del reato di tentato omicidio.
In poco più di sei mesi dal grave episodio, il responsabile non solo è stato assicurato alla giustizia ma nei suoi confronti è anche già stata emessa sentenza di condanna di primo grado. Merito del tempestivo lavoro degli investigatori e del rito abbreviato. Ora sarà il tribunale di Genova a decidere in secondo grado.
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