Sicurezza
Lavoro estivo. Il mercato si adegua al “mordi e fuggi”. Ma tutto sommato gli impieghi nel settore turistico tengono
Grande distribuzione, giù gli stagionali
Francesco Turchi
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In flessione i dipendenti stagionali della grande distribuzioneIl turismo è sempre più "mordi e fuggi" e gli stagionali sono costretti ad adeguarsi: baristi e camerieri in particolare sono richiesti soprattutto nel weekend. Ma le cose vanno peggio nella grande distribuzione
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MASSA. Il turismo è sempre più "mordi e fuggi" e gli stagionali sono costretti ad adeguarsi: baristi e camerieri in particolare sono richiesti soprattutto nel weekend. Ma le cose vanno peggio nella grande distribuzione.
Per il momento non ci sono dati ufficiali, ma è comunque possibile tracciare un primo bilancio dell'andamento del mercato del lavoro stagionale, attraverso coloro che per vari motivi hanno il "polso" della situazione.
È il caso di Stefano Nicoli, sindacalista della Filcams Cgil: «Un quadro chiaro della situazione lo avremo soltanto a fine stagione. Ma già ora possiamo dire che nella grande distribuzione il ricorso ai lavoratori stagionali è crollato: i grandi supermercati presenti in città e in provincia hanno avuto sicuramente meno bisogno di potenziare gli organici rispetto agli anni precedenti. Questo è dovuto chiaramente alla crisi economica e alle ripercussione che ha avuto sui consumi».
Segnali che non vengono smentiti da Umberto Sarto di Confcommercio, che rimarca la crisi dei consumi che colpisce in particolare la grande distribuzione, ma allo stesso tempo è in possesso di un dato che in qualche modo sembra in controtendenza rispetto alla paventata crisi degli impieghi stagionali.
Si tratta del numero di "cedolini" di buste paga di lavoratori "estivi" che transitano dagli uffici della Confcommercio: nel giugno 2008 le aziende affiliate avevano complessivamente 748 buste paga, contro le 773 dello stesso mese del 2009: «Questo dato, peraltro positivo, riguarda baristi, camerieri, bagnini e gli altri impieghi stagionali». I problemi ben più noti a Sarto, almeno in questa fase, sono comunque altri: «Ciò che mi preoccupa in questo momento - spiega - è il difficile rapporto delle nostre aziende con le banche, che sono sempre più intransigenti. Riceviamo continuamente segnalazioni da parte degli associati, di istituti di credito che non tollerano più neanche uno scoperto di alcune decine di euro».
Tornando agli stagionali, il presidente dell'associazione degli stabilimenti balneari Riviera Apuana, Roberto Aliboni, ammette che un "cambiamento" di abitudini rispetto agli anni scorsi c'è stato: «La situazione economica generale è ben nota e certe ripercussioni sono inevitabili. Magari non c'è stato un crollo dei posti di lavoro stagionali, ma sicuramente c'è una flessione per quanto riguarda il monte-ore».
Naturalmente con alcune distinzioni.
«Questo discorso vale soprattutto per i camerieri. Ormai le presenze sono concentrate soprattutto nel fine settimana: di conseguenza anche noi tendiamo ad aumentare il numero di dipendenti nel weekend».
Questo cambio di strategia è dettato dalle caratteristiche del nuovo turismo: «Ormai funziona così: la gente decide il giorno stesso cosa fare. Fa il conto dei soldi che ha a disposizione, guarda le previsioni del tempo e decide di conseguenza dove e se andare. Il turista oggi vive alla giornata». E di conseguenza anche il cameriere: «Chi serve ai tavoli, lavora sempre più spesso "a chiamata" nel weekend».
Discorso a parte per bagnini e baristi: «Per questo tipo di mansioni, credo che sia cambiato decisamente poco: la presenza del bagnino è costante, ma anche per quanto riguarda i baristi non credo ci siano flessioni». E gli albergatori? Dipende da caso a caso. Difficile andare oltre nell'analisi, anche perché questo, per la categoria, non è certo il momento di tirare le somme, come spiega Sabrina Giannetti, vicepresidente degli albergatori apuani e titolare dell'Eden di Cinquale: «Non so cosa hanno fatto gli altri, perché le nostre assemblee sono concentrate in altri periodi dell'anno: io per esempio ho confermato i soliti lavoratori stagionali del 2008 e ho incrociato le dita. Staremo a vedere».
Per il momento non ci sono dati ufficiali, ma è comunque possibile tracciare un primo bilancio dell'andamento del mercato del lavoro stagionale, attraverso coloro che per vari motivi hanno il "polso" della situazione.
È il caso di Stefano Nicoli, sindacalista della Filcams Cgil: «Un quadro chiaro della situazione lo avremo soltanto a fine stagione. Ma già ora possiamo dire che nella grande distribuzione il ricorso ai lavoratori stagionali è crollato: i grandi supermercati presenti in città e in provincia hanno avuto sicuramente meno bisogno di potenziare gli organici rispetto agli anni precedenti. Questo è dovuto chiaramente alla crisi economica e alle ripercussione che ha avuto sui consumi».
Segnali che non vengono smentiti da Umberto Sarto di Confcommercio, che rimarca la crisi dei consumi che colpisce in particolare la grande distribuzione, ma allo stesso tempo è in possesso di un dato che in qualche modo sembra in controtendenza rispetto alla paventata crisi degli impieghi stagionali.
Si tratta del numero di "cedolini" di buste paga di lavoratori "estivi" che transitano dagli uffici della Confcommercio: nel giugno 2008 le aziende affiliate avevano complessivamente 748 buste paga, contro le 773 dello stesso mese del 2009: «Questo dato, peraltro positivo, riguarda baristi, camerieri, bagnini e gli altri impieghi stagionali». I problemi ben più noti a Sarto, almeno in questa fase, sono comunque altri: «Ciò che mi preoccupa in questo momento - spiega - è il difficile rapporto delle nostre aziende con le banche, che sono sempre più intransigenti. Riceviamo continuamente segnalazioni da parte degli associati, di istituti di credito che non tollerano più neanche uno scoperto di alcune decine di euro».
Tornando agli stagionali, il presidente dell'associazione degli stabilimenti balneari Riviera Apuana, Roberto Aliboni, ammette che un "cambiamento" di abitudini rispetto agli anni scorsi c'è stato: «La situazione economica generale è ben nota e certe ripercussioni sono inevitabili. Magari non c'è stato un crollo dei posti di lavoro stagionali, ma sicuramente c'è una flessione per quanto riguarda il monte-ore».
Naturalmente con alcune distinzioni.
«Questo discorso vale soprattutto per i camerieri. Ormai le presenze sono concentrate soprattutto nel fine settimana: di conseguenza anche noi tendiamo ad aumentare il numero di dipendenti nel weekend».
Questo cambio di strategia è dettato dalle caratteristiche del nuovo turismo: «Ormai funziona così: la gente decide il giorno stesso cosa fare. Fa il conto dei soldi che ha a disposizione, guarda le previsioni del tempo e decide di conseguenza dove e se andare. Il turista oggi vive alla giornata». E di conseguenza anche il cameriere: «Chi serve ai tavoli, lavora sempre più spesso "a chiamata" nel weekend».
Discorso a parte per bagnini e baristi: «Per questo tipo di mansioni, credo che sia cambiato decisamente poco: la presenza del bagnino è costante, ma anche per quanto riguarda i baristi non credo ci siano flessioni». E gli albergatori? Dipende da caso a caso. Difficile andare oltre nell'analisi, anche perché questo, per la categoria, non è certo il momento di tirare le somme, come spiega Sabrina Giannetti, vicepresidente degli albergatori apuani e titolare dell'Eden di Cinquale: «Non so cosa hanno fatto gli altri, perché le nostre assemblee sono concentrate in altri periodi dell'anno: io per esempio ho confermato i soliti lavoratori stagionali del 2008 e ho incrociato le dita. Staremo a vedere».
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