Attenzione
Pucci: «I ritardi? Colpa dei ladri»
Serena Bongiorni
Una piazza gremitissima, tante autorità presenti, gli interventi del sindaco Pucci e del professor Philippe Daverio. L'inaugurazione di Piazza Bad Kissingen è una kermesse di luci e colori, musica e spettacoli, in un'atmosfera quasi incantata e ricca di suggestioni. Con Pucci che rivela: «I ritardi sono dovuti anche al furto di due blocchi di marmi».
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MASSA. Una piazza gremitissima, tante autorità presenti, gli interventi del sindaco Pucci e del professor Philippe Daverio. L'inaugurazione di Piazza Bad Kissingen è una kermesse di luci e colori, musica e spettacoli, in un'atmosfera quasi incantata e ricca di suggestioni. Con Pucci che rivela: «I ritardi sono dovuti anche al furto di due blocchi di marmi».
Tante famiglie, tanti turisti, giovani e anziani, tutti accorsi per ammirare finalmente le "vele", illuminate dai fari e dagli ultimi raggi del sole. L'aria è calda, e immersi nella piazza, tutti in piedi, sembra di diventare un tutt'uno con essa, avvolti in un senso di "nuovo" e di imponente. C'è anche chi non si lascia incantare e incalza sui costi dell'opera e sui ritardi dei lavori. Ma dopo anni la piazza è finalmente pronta per essere vissuta. Il sindaco non nasconde la sua grande gioia per l'evento. «Stasera sono particolarmente felice - dichiara Pucci - abbiamo faticato tanto e l'angoscia non è stata poca, anche a causa di varie vicessitudini, come la scomparsa di due blocchi di marmo, ma alla fine ce l'abbiamo fatta». Il sindaco inizia subito con i ringraziamenti, alle ditte che hanno svolto i lavori, ai laboratori, all'amministrazione tutta, all'architetto Rossi e, naturalmente, allo scultore Pino Castagna, creatore delle vele. Poi legge due lettere, una del sindaco di Bad Kissingen, dispiaciuto di non poter essere presente ma soddisfatto del gemellaggio che ci lega alla città tedesca dal 1960, l'altra del ministro dei beni e delle attività culturali Sandro Bondi, il quale dichiara che il governo guarda con simpatia alla realizzazione di opere di arte contemporanea come quella di Castagna.
Quindi prende parola il professor Philippe Daverio, storico d'arte e gallerista che fa riflettere sul senso dell'opera. «Questo è un luogo di pensiero», sostiene Daverio, «Castagna ha fatto un lavoro formidabile, monumentale, è riuscito a far vibrare questo marmo duro, a far giocare i blocchi nell'aria». Gli elogi allo scultore, che non interviene ma resta in silenzio ad ammirare la sua opera, proseguono, e tanti sono gli appluasi. Poi le luci si abbassano, le autorità si mescolano tra la folla e tutti volgono lo sguardo verso l'opera. Tra i monoliti sbucano lentamente due ballerini: lo spettacolo ha inizio. Musica arabeggiante, giochi di luci, movenze sinuose, i blocchi riflettono l'acqua della vasca in cui sono immersi e i ballerini con i loro vestiti striati si mimetizzano con il marmo. Un'atmosfera magica, quasi surreale a cui fanno da cornice gli spruzzi d'acqua della fontana e un gruppo di trampolieri e mangiatori di fuoco che si muovono tutt'intorno alla piazza. Alle 11 cala il sipario sullo spettacolare taglio del nastro: qualcuno si dirige verso il buffet; qualcun'altro invece, rimane ad ammirare l'opera ancora un po': c'è chi ne è entusiasta, chi l'apprezza e chi, invece, resta scettico. Destino di ogni opera: questa, intanto, è già il simbolo di Marina.
Tante famiglie, tanti turisti, giovani e anziani, tutti accorsi per ammirare finalmente le "vele", illuminate dai fari e dagli ultimi raggi del sole. L'aria è calda, e immersi nella piazza, tutti in piedi, sembra di diventare un tutt'uno con essa, avvolti in un senso di "nuovo" e di imponente. C'è anche chi non si lascia incantare e incalza sui costi dell'opera e sui ritardi dei lavori. Ma dopo anni la piazza è finalmente pronta per essere vissuta. Il sindaco non nasconde la sua grande gioia per l'evento. «Stasera sono particolarmente felice - dichiara Pucci - abbiamo faticato tanto e l'angoscia non è stata poca, anche a causa di varie vicessitudini, come la scomparsa di due blocchi di marmo, ma alla fine ce l'abbiamo fatta». Il sindaco inizia subito con i ringraziamenti, alle ditte che hanno svolto i lavori, ai laboratori, all'amministrazione tutta, all'architetto Rossi e, naturalmente, allo scultore Pino Castagna, creatore delle vele. Poi legge due lettere, una del sindaco di Bad Kissingen, dispiaciuto di non poter essere presente ma soddisfatto del gemellaggio che ci lega alla città tedesca dal 1960, l'altra del ministro dei beni e delle attività culturali Sandro Bondi, il quale dichiara che il governo guarda con simpatia alla realizzazione di opere di arte contemporanea come quella di Castagna.
Quindi prende parola il professor Philippe Daverio, storico d'arte e gallerista che fa riflettere sul senso dell'opera. «Questo è un luogo di pensiero», sostiene Daverio, «Castagna ha fatto un lavoro formidabile, monumentale, è riuscito a far vibrare questo marmo duro, a far giocare i blocchi nell'aria». Gli elogi allo scultore, che non interviene ma resta in silenzio ad ammirare la sua opera, proseguono, e tanti sono gli appluasi. Poi le luci si abbassano, le autorità si mescolano tra la folla e tutti volgono lo sguardo verso l'opera. Tra i monoliti sbucano lentamente due ballerini: lo spettacolo ha inizio. Musica arabeggiante, giochi di luci, movenze sinuose, i blocchi riflettono l'acqua della vasca in cui sono immersi e i ballerini con i loro vestiti striati si mimetizzano con il marmo. Un'atmosfera magica, quasi surreale a cui fanno da cornice gli spruzzi d'acqua della fontana e un gruppo di trampolieri e mangiatori di fuoco che si muovono tutt'intorno alla piazza. Alle 11 cala il sipario sullo spettacolare taglio del nastro: qualcuno si dirige verso il buffet; qualcun'altro invece, rimane ad ammirare l'opera ancora un po': c'è chi ne è entusiasta, chi l'apprezza e chi, invece, resta scettico. Destino di ogni opera: questa, intanto, è già il simbolo di Marina.
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