Italia
La donna, titolare di un bar, è stata picchiata due volte in un giorno, anche a casa della madre
Botte: rischia un rene
Alessandra Vivoli
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Una donna costretta a subire violenze in famigliaL'ha picchiata a sangue. Fino a romperle un rene a furia di calci nella schiena. Prima nel suo appartamento, a Massa. Poi a casa della madre, ad Avenza, dove si era rifugiata pensando di essere al sicuro. La donna, la 42enne B.D., è finita al Pronto soccorso, sotto choc per la paura. L'ex convivente, M.F. di 39 anni, che da mesi la perseguitava, ora è in carcere.
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CARRARA. L'ha picchiata a sangue. Fino a romperle un rene a furia di calci nella schiena. Prima nel suo appartamento, a Massa. Poi a casa della madre, ad Avenza, dove si era rifugiata pensando di essere al sicuro. La donna, la 42enne B.D., è finita al Pronto soccorso, sotto choc per la paura. L'ex convivente, M.F. di 39 anni, che da mesi la perseguitava, ora è in carcere.
L'episodio culminante, di un'escalation di violenza, insulti e minacce, si è verificato sabato della scorsa settimana. La donna è arrivata in ospedale con i segni delle botte sul volto, nella schiena, sull'addome e nelle gambe. Con un polo del rene fratturato: per cui è stata emessa la prognosi di 30 giorni.
Ma, soprattutto, con una paura folle che l'ex convivente potesse raggiungerla anche lì per «finirla» - ripeteva sotto choc ai medici - a furia di colpi. Sono stati immediatamente allertati i carabinieri del nucleo operativo e del radiomobile cittadino. E così, nella stanzetta del pronto soccorso dell'ospedale (dove la donna è rimasta ricoverata proprio a causa della gravità delle lesioni riportate), insieme al dolore fisico, ne è uscito fuori uno più grande, quello che da mesi attanagliava l'animo della donna. Davanti ai carabinieri, che con grande tatto l'hanno aiutata a sfogarsi, ha raccontato tutto per intero l'incubo in cui era precipitata dopo la fine del rapporto con il suo convivente.
La persecuzione quotidiana. Le telefonate di ingiurie a ogni ora della notte. Le botte. E la paura, quella che ti paralizza e non ti fa più uscire di casa: la donna, infatti, da tempo non si recava più al suo posto di lavoro, in un bar. Aveva il terrore - ha confessato ai carabinieri - di vederselo arrivare. Di risentire le frasi piene di offese, pronunciate anche lì nel locale, davanti a tutti.
Un susseguirsi di violenze fino all'episodio di sabato scorso. Quei calci con cui l'ex convivente le ha lesionato anche un organo interno, il rene. E in questo caso siamo oltre al reato di stalking (con quello si identificano persecuzioni, minacce telefoniche e pedinamenti) perché insieme a questo ci sono le lesioni gravi.
Proprio lo stato di prostrazione della donna, insieme al racconto fatto ai carabinieri, ha fatto partire la comunicazione urgente al pm Federico Manotti per l'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'uomo. Richiesta immediatamente accettata dal gip e così l'ex convivente della donna finita al pronto soccorso massacrata di botte, ora si trova rinchiuso nel carcere a Massa.
Ieri mattina c'è stato l'interrogatorio di garanzia davanti al gip che ha confermato la misura cautelare in carcere.
L'episodio culminante, di un'escalation di violenza, insulti e minacce, si è verificato sabato della scorsa settimana. La donna è arrivata in ospedale con i segni delle botte sul volto, nella schiena, sull'addome e nelle gambe. Con un polo del rene fratturato: per cui è stata emessa la prognosi di 30 giorni.
Ma, soprattutto, con una paura folle che l'ex convivente potesse raggiungerla anche lì per «finirla» - ripeteva sotto choc ai medici - a furia di colpi. Sono stati immediatamente allertati i carabinieri del nucleo operativo e del radiomobile cittadino. E così, nella stanzetta del pronto soccorso dell'ospedale (dove la donna è rimasta ricoverata proprio a causa della gravità delle lesioni riportate), insieme al dolore fisico, ne è uscito fuori uno più grande, quello che da mesi attanagliava l'animo della donna. Davanti ai carabinieri, che con grande tatto l'hanno aiutata a sfogarsi, ha raccontato tutto per intero l'incubo in cui era precipitata dopo la fine del rapporto con il suo convivente.
La persecuzione quotidiana. Le telefonate di ingiurie a ogni ora della notte. Le botte. E la paura, quella che ti paralizza e non ti fa più uscire di casa: la donna, infatti, da tempo non si recava più al suo posto di lavoro, in un bar. Aveva il terrore - ha confessato ai carabinieri - di vederselo arrivare. Di risentire le frasi piene di offese, pronunciate anche lì nel locale, davanti a tutti.
Un susseguirsi di violenze fino all'episodio di sabato scorso. Quei calci con cui l'ex convivente le ha lesionato anche un organo interno, il rene. E in questo caso siamo oltre al reato di stalking (con quello si identificano persecuzioni, minacce telefoniche e pedinamenti) perché insieme a questo ci sono le lesioni gravi.
Proprio lo stato di prostrazione della donna, insieme al racconto fatto ai carabinieri, ha fatto partire la comunicazione urgente al pm Federico Manotti per l'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'uomo. Richiesta immediatamente accettata dal gip e così l'ex convivente della donna finita al pronto soccorso massacrata di botte, ora si trova rinchiuso nel carcere a Massa.
Ieri mattina c'è stato l'interrogatorio di garanzia davanti al gip che ha confermato la misura cautelare in carcere.
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