Il Tirreno

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«La nautica perde milioni»

Cinzia Carpita
Un momento del varo in porto dello Yacht Velvet 30 della Tecnomar
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Un momento del varo in porto dello Yacht Velvet 30 della Tecnomar

Un altro super yacht, questa volta della Tecnomar, è stato varato in porto. Ma il problema dello sbocco a mare per le imprese del polo nautico apuano è sempre aperto: «Nonostante le nostre richieste, siamo ancora all'anno zero. Quest'anno un nostro cantiere ha rifiutato venti refitting, ossia lavori su barche da riammodernare», dice Dino Sodini di Cna.

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MARINA DI CARRARA. Un altro super yacht, questa volta della Tecnomar, è stato varato in porto. Ma il problema dello sbocco a mare per le imprese del polo nautico apuano è sempre aperto: «Nonostante le nostre richieste, siamo ancora all'anno zero. Quest'anno un nostro cantiere ha rifiutato venti refitting, ossia lavori su barche da riammodernare», dice Dino Sodini di Cna.

«Vuol dire - aggiunge Sodini - rinunciare a lavoro per 2 o 3 milioni di euro. Perché incidono molto le spese per tutte le operazioni necessarie a portare la barca dal cantiere al porto, ed a vararla. E poi, quando viene varato uno yacht a Marina, ci vogliono ancora venti giorni di lavoro per le rifiniture e siccome non si può stazionare in porto, bisogna inviare la barca a Viareggio. Con il refitting ci sarebbe tantissimo da fare per le imprese locali, ma si perdono occasioni. Si potrebbe abbassare il costo di varo se avessimo la possibilità di avere in porto un travel-lift». Ossia una gru su binari che scende fino in acqua, «più adeguata per movimentare i super yacht, anziché le mega-gru portuali strutturate per le attività mercantili», spiega Sodini. «Un travel-lift costa sui 2 milioni di euro, le aziende della nautica sono disposte ad acquistarne anche due, ma ci hanno detto che c'è un problema di spazi nel porto».

Emanuela Paladini, responsabile Cna Nautica regionale, sostiene che la nautica locale «ha più bisogno di un travel lift (e una banchina portuale per alcune lavorazioni non invasive), più che del porto turistico. Lo scalo commerciale è una infrastruttura a disposizione del territorio. Le nostre imprese sono pronte a fare investimenti, ma la volontà politica dov' è? Da un recente censimento il polo nautico apuano consta di 412 imprese con 2.406 addetti (fra cantieri e indotto). A Viareggio ci sono 690 ditte nautiche ma con più occupati (4.100) perché la storia del settore è più antica, però là non ci sono più spazi di espansione, mentre Massa Carrara non ha raggiunto ancora la sua massima espressione: il guaio è che qui non è stato pensato che occorrevano infrastrutture dedicate, come lo sbocco a mare. Quindi chiediamo il travel-lift in porto, spazi per gli allestimenti finali che ora vengono fatti a Viareggio, con aggravio di costi anche per le trasferte di manodopera. Chiediamo alaggi autonomi, per il refitting. Un varo, o movimentazione di yacht, in porto a Marina rispetto al porto di Viareggio dove ci sono i trevel lift (come a Grosseto, alla Spezia, all'Elba) costa il triplo perché la mancanza di infrastrutture idonee amplia la tempistica. Se il porto di Marina si attrezzasse avrebbe un ritorno economico notevole».

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