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Da piazza Aranci truffavano le aziende

Operatori di computer (foto d’archivio)
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Operatori di computer (foto d’archivio)

Gli operatori chiamavano le aziende e offrivano pubblicità gratuita. Poi un altro call-center, con la scusa di verificare i dati, si faceva dare tutti gli estremi della società. E a quel punto partiva la fattura da 291 euro.

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MASSA. Gli operatori chiamavano le aziende e offrivano pubblicità gratuita. Poi un altro call-center, con la scusa di verificare i dati, si faceva dare tutti gli estremi della società. E a quel punto partiva la fattura da 291 euro.

L'organizzazione, che faceva capo a due coniugi di origine lombarda, finiti in manette a Perugia, aveva una sede anche in piazza Aranci a Massa. È questo il quadro messo in luce dall'operazione Araba Fenice 2, che si è concretizzata ieri mattina con gli arresti domiciliari per Maria Angela Maltecca, 55 anni; il marito Fiorenzo Moroso, 56 anni, destinatario di un ordine di custodia in carcere, è stato colto da malore e trasportato in ospedale, dove è piantonato. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, anche tentata, all'estorsione e all'evasione fiscale. Sei collaboratori della coppia sono indagati a piede libero. Secondo gli investigatori, i due pur non comparendo nell'organico dell'azienda, ne erano amministratore e gestore.

Dalle indaggini della polizia postale e della guardia di finanza, è emerso che Pagine.it (che ha sede a Perugia), inviava alle aziende una presentazione dei servizi pubblicitari offerti in rete, insieme all'annuncio di un'offerta promozionale: l'inserimento gratuito dei loro dati in alcuni portali. Con la richiesta di segnalare all'ufficio clienti se non fossero interessate al servizio. Secondo quanto sostengono gli inquirenti, le stesse aziende venivano successivamente contattate dai call-center, uno dei quali era a Massa (dove lavoravano una decina di ragazze), per avere conferma dei dati aziendali. Quindi ricevevano una fattura di 291 euro come corrispettivo di un servizio mai rischiesto. In caso di mancato saldo, le aziende venivano ricontattate con solleciti di pagamento e minacce di azioni legali. Molte aziende avrebbero pagato erroneamente, credendo di pagare per la pubblicazione dei propri dati negli elenchi caratcei oppure online di Pagine Bianche, Pagine Gialle, Pagine Utili o PagineSì, condizionati anche dall'assonanza del nome. Un presunto meccanismo illecito nel quale sono finiti numerosi imprenditori: ad oggi sono centinaia gli esposti al vaglio della polizia postale e della guardia di finanza, che hanno accertato l'emissione di fatture per un importo di circa 2,8 milioni di euro. Disposto anche il sequestro delle apparecchiature utilizzate nei call-center di Perugia, Pescara e Massa. Della vicenda si era occupata nei mesi scorsi anche la trasmissione televisiva "Le Iene".

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