Proteste
«Aveva solo nausea e vomito»
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Luciano Liguori e, a sinistra, la dottoressa Susanna GambaEra entrato in ospedale lo scorso 12 giugno con le sue gambe, accusava nausea e vomito e un po' di febbre; ne è uscito martedì mattina senza vita, dopo alcuni giorni nel reparto di rianimazione dove era giunto a seguito di un arresto cardiaco che lo aveva colto proprio mentre stava per sottoporsi a una Tac alla testa
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CARRARA. Era entrato in ospedale lo scorso 12 giugno con le sue gambe, accusava nausea e vomito e un po' di febbre; ne è uscito martedì mattina senza vita, dopo alcuni giorni nel reparto di rianimazione dove era giunto a seguito di un arresto cardiaco che lo aveva colto proprio mentre stava per sottoporsi a una Tac alla testa. Una morte con molti lati misteriosi quella di Luciano Liguori, 54 anni a novembre, sposato e padre di tre figli.
È stata la vedova, la signora Paola Amorfini, travolta dal lutto gravissimo e inaspettato, a rivolgersi al legale di fiducia, l'avvocato Attilio Pegazzano Ferrando, per chiedere di fare luce sull'accaduto. L'esposto è stato presentato subito in procura, e il pm Federico Manotti ha disposto un'autopsia giudiziaria e il sequestro della cartella clinica del paziente deceduto; l'autopsia sarà svolta stamani dall'anatomopatologa Susanna Gamba, e vi presenzierà anche il consulente di parte nominato dall'avvocato Pegazzano Ferrando, cioé il dottor Bergamaschi dello studio medico legale Cannavò di Pisa.
L'inchiesta della procura non è la sola aperta sul doloroso caso; vi è anche quella della Asl. Spiegano infatti dalla direzione generale dell'Asl: «La vicenda è coperta da segreto istruttorio e non abbiamo gli elementi necessari per riferire una disanima completa; l'azienda ha avviato una procedura di verifica interna», in sostanza un'inchiesta interna che dovrà ripercorrere passo passo il calvario del paziente.
Luciano Liguori abitava con la famiglia in via Villafranca, al Peep di Avenza. Lascia anche i tre figli, Ersilia, Salvatore e Raffaele, di 25, 21 e 11 anni.
Originario di Napoli, aveva lavorato fra l'altro in una carrozzeria, fino all'assunzione come operaio specializzato in un cantiere navale della Spezia, nel 2002; l'anno successivo, un brutto infortunio a un polso, susseguente ad una caduta, gli aveva portato il riconoscimento di un'invalidità al 75%.
LA VEDOVA AFFRANTA: STAVA BENE. Ai primi di giugno, Liguori inizia ad accusare nausea e vomita. «Visto che i sintomi non passavano - racconta la signora Paola - abbiamo preferito farlo ricoverare in Medicina per sottoporlo a degli accertamenti. È entrato che tutto sommato stava bene, a parte quel problema. Da quanto mi hanno detto, con una endoscopia, gli avrebbero trovato un "riflusso gastrico"; però continuava a vomitare e allora hanno continuato a trattenerlo; era lucido, si alzava da letto, passeggiava nel reparto». Dopo una decina di giorni, il primo peggioramento: «Una mattina vado a trovarlo e mi dice: "Sai, io ti parlo, ti dico le cose ma non so cosa ti dico"; insomma, sragionava; poi, da un occhio non vedeva bene. Altri due o tre giorni così e cade in uno stato soporifero: andavamo a trovarlo, lo trovavamo addormentato; lo svegliavo, guardava un attimo e si riaddormentava». Il quadro si complica: «I medici gli hanno fatto, così mi hanno detto, tutta una serie di esami, senza però arrivare a una diagnosi certa; cercavano un tumore, o la leucemia, ma non c'era traccia. Quando lo hanno portato a fare la Tac al cervello, è andato in arresto cardiaco; lo hanno rianimato dopo 30 minuti, così mi hanno riferito». Poi, il al tragico epilogo: «Dopo l'arresto cardiaco, è stato ricoverato in rianimazione: qui, dalla Tac totale, così mi è stato detto, sarebbe emersa una polmonite acute; un polmone sarebbe stato già pieno d'acqua, inutilizzabile, e anche l'altro compromesso. In quelle condizioni, mio marito è morto».
Tanti dubbi e interrogativi: per questo il pm Manotti ha disposto l'autopsia e il sequestro della cartella clinica. Per ora non ci sono indagati: l'inchiesta è a 360 gradi per capire se vi siano state, o meno, negligenze o irregolarità.
M.B.
È stata la vedova, la signora Paola Amorfini, travolta dal lutto gravissimo e inaspettato, a rivolgersi al legale di fiducia, l'avvocato Attilio Pegazzano Ferrando, per chiedere di fare luce sull'accaduto. L'esposto è stato presentato subito in procura, e il pm Federico Manotti ha disposto un'autopsia giudiziaria e il sequestro della cartella clinica del paziente deceduto; l'autopsia sarà svolta stamani dall'anatomopatologa Susanna Gamba, e vi presenzierà anche il consulente di parte nominato dall'avvocato Pegazzano Ferrando, cioé il dottor Bergamaschi dello studio medico legale Cannavò di Pisa.
L'inchiesta della procura non è la sola aperta sul doloroso caso; vi è anche quella della Asl. Spiegano infatti dalla direzione generale dell'Asl: «La vicenda è coperta da segreto istruttorio e non abbiamo gli elementi necessari per riferire una disanima completa; l'azienda ha avviato una procedura di verifica interna», in sostanza un'inchiesta interna che dovrà ripercorrere passo passo il calvario del paziente.
Luciano Liguori abitava con la famiglia in via Villafranca, al Peep di Avenza. Lascia anche i tre figli, Ersilia, Salvatore e Raffaele, di 25, 21 e 11 anni.
Originario di Napoli, aveva lavorato fra l'altro in una carrozzeria, fino all'assunzione come operaio specializzato in un cantiere navale della Spezia, nel 2002; l'anno successivo, un brutto infortunio a un polso, susseguente ad una caduta, gli aveva portato il riconoscimento di un'invalidità al 75%.
LA VEDOVA AFFRANTA: STAVA BENE. Ai primi di giugno, Liguori inizia ad accusare nausea e vomita. «Visto che i sintomi non passavano - racconta la signora Paola - abbiamo preferito farlo ricoverare in Medicina per sottoporlo a degli accertamenti. È entrato che tutto sommato stava bene, a parte quel problema. Da quanto mi hanno detto, con una endoscopia, gli avrebbero trovato un "riflusso gastrico"; però continuava a vomitare e allora hanno continuato a trattenerlo; era lucido, si alzava da letto, passeggiava nel reparto». Dopo una decina di giorni, il primo peggioramento: «Una mattina vado a trovarlo e mi dice: "Sai, io ti parlo, ti dico le cose ma non so cosa ti dico"; insomma, sragionava; poi, da un occhio non vedeva bene. Altri due o tre giorni così e cade in uno stato soporifero: andavamo a trovarlo, lo trovavamo addormentato; lo svegliavo, guardava un attimo e si riaddormentava». Il quadro si complica: «I medici gli hanno fatto, così mi hanno detto, tutta una serie di esami, senza però arrivare a una diagnosi certa; cercavano un tumore, o la leucemia, ma non c'era traccia. Quando lo hanno portato a fare la Tac al cervello, è andato in arresto cardiaco; lo hanno rianimato dopo 30 minuti, così mi hanno riferito». Poi, il al tragico epilogo: «Dopo l'arresto cardiaco, è stato ricoverato in rianimazione: qui, dalla Tac totale, così mi è stato detto, sarebbe emersa una polmonite acute; un polmone sarebbe stato già pieno d'acqua, inutilizzabile, e anche l'altro compromesso. In quelle condizioni, mio marito è morto».
Tanti dubbi e interrogativi: per questo il pm Manotti ha disposto l'autopsia e il sequestro della cartella clinica. Per ora non ci sono indagati: l'inchiesta è a 360 gradi per capire se vi siano state, o meno, negligenze o irregolarità.
M.B.
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