Il Tirreno

Tre mesi fa la fuga dalle case, intanto lo smottamento rischia di allargarsi

Sfollati in undici dopo la franaMa il cantiere di Mirteto è fermo

Serena Bongiorni
La frana di via Montalbano ha costretto il Comune a evacuare 11 persone Nell’altra foto l’assessore Loreno Vivoli
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La frana di via Montalbano ha costretto il Comune a evacuare 11 persone Nell’altra foto l’assessore Loreno Vivoli

La frana che ha colpito la zona del Candia in via Montalbano lo scorso 2 aprile è ancora là. I lavori sono fermi da 20 giorni e lo smottamento potrebbe ripetersi in caso di piogge, provocando conseguenze anche più gravi. E 11 persone sono in attesa di rientrare nelle loro case.

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MASSA. La frana che ha colpito la zona del Candia in via Montalbano lo scorso 2 aprile è ancora là. I lavori sono fermi da 20 giorni e lo smottamento potrebbe ripetersi in caso di piogge, provocando conseguenze anche più gravi. E 11 persone sono in attesa di rientrare nelle loro case.
Con il crollo del terreno il fango ha provocato l'occlusione dei canali di scolo dell'acqua la quale, non avendo più vie di fuga, potrebbe adesso riversarsi sugli altri versanti della collina.
Questo potrebbe provocare ulteriori frane, anche a ridosso di altre zone abitate. A questo scenario si aggiunge il disagio provocato alle persone che abitano ai piedi del monte e che sono state allontanate dalle loro case.
Dopo la frana di notevoli dimensioni (circa 1.200 metri quadrati, profonda 3-4 metri nella parte più alta del versante), infatti tre famiglie (11 persone in tutto) sono state evacuate ed è stato impedito loro sia di rientrare nelle loro case che di inoltrarsi nelle le vigne. «Il problema - dichiara Annamaria Tornaboni, una delle evacuate - non è solo che da tre mesi non possiamo più vivere nelle nostre case, che peraltro non è poco, ma è anche che noi qui abbiamo gli animali: come facciamo ad abbandonarli?». Le stie e la casa della famiglia Tornaboni, così come quelle delle altre famiglie allontanate dalla zona, si trovano proprio ai piedi della frana e conservano ancora i segni del suo passaggio. «Comprendiamo che i lavori possano essere lunghi - prosegue la signora - ma vorremmo almeno vederli iniziare. Anche perché con ogni pioggia c'è il rischio che crolli tutto di nuovo».
L'intera zona è da sempre soggetta a frane e cedimenti del terreno e, proprio per questo, sono necessarie attente valutazioni tecniche e interventi di prevenzione (i canali di scolo, a questo proposito, svolgono l'importante funzione di non far ristagnare l'acqua nel terreno e per questo dovrebbero subito essere ripristinati).
Se dunque da un lato è chiaro che le famiglie non possano rientrare nelle loro case finché il terreno non sia messo in sicurezza e non vi sia più il rischio di ulteriori frane, dall'altro sono anche chiari i disagi delle famiglie interessate dal problema. Tra le due, sta il ruolo dell'amministrazione: è necessario accelerare i tempi, pianificare tutti i lavori e le relative coperture finanziarie ed intervenire al più presto. Esattamente due mesi fa, l'ingegnere Andrea Bontempi aveva assicurato che le famiglie evacuate sarebbero tornate nelle loro case «nel giro di un mese circa». Ma i tempi, questo è evidente, si stanno dilatando. L'auspicio degli abitanti di Mirteto è di non vedere trascorrere l'estate senza novità, con la conseguenza di andare incontro all'autunno con il timore di nuovi e più gravi smottamenti.

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di Redazione web