Il Tirreno

«Nello strazio del pronto soccorso»

La cisterna andata a fuoco
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La cisterna andata a fuoco

C'era anche un'infermiera professionale carrarese (ma preferisce non dire il suo nome) nell'inferno del pronto pronto soccorso dell'ospedale della Versilia: «Ero reperibile - racconta - mi ha chiamato a mezzanotte una collega: "Vieni subito, ci hanno allertato dal 118, c'è una maxiemergenza, è deragliato un treno"

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CARRARA. C'era anche un'infermiera professionale carrarese (ma preferisce non dire il suo nome) nell'inferno del pronto pronto soccorso dell'ospedale della Versilia: «Ero reperibile - racconta - mi ha chiamato a mezzanotte una collega: "Vieni subito, ci hanno allertato dal 118, c'è una maxiemergenza, è deragliato un treno". Mi sono precipitata in macchina, sono arrivata a mezzanotte e mezzo. Ho messo l'auto nel parcheggio, che è due piani sotto il livello del pronto soccorso, e già si sentiva un odore acre di carne bruciata». Un inferno: «Al mio arrivo ho visto ustioni terribili, praticamente tutte di secondo grado sull'80, il 90% del corpo; la carne era a brandelli, gli arti carbonizzati. Quasi tutti in condizioni disperate. Purtroppo, cinque, almeno io, li ho visti andare direttamente in obitorio, uno è deceduto lì in pronto soccorso». Prende fiato e aggiunge: «Molti dei feriti erano irriconoscibili: non si capiva, letteralmente, se fossero uomini o donne». Un'emergenza continua fino alle cinque: «Alle cinque ci avevano preannunciato una seconda ondata di feriti rimasti sotto le macerie, in realtà, per fortuna, ne è arrivato solo un altro. In dodici anni che lavoro al pronto soccorso, avevo visto un altro morto carbonizzato; vederne così tanti insieme, è davvero terribile. Per non parlare del via vai dei parenti: ai feriti abbiamo messo un cartellino al collo con i dati che riuscivamo a raccogliere, chi cercava il marito, chi la moglie, chi i figli. La gestione del dolore e della disperazione dei parenti è stata difficilissima».

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