Italia
Il parroco del Duomo: la famiglia di mio fratello nell’inferno dell’altra notte a Viareggio
«Il piccolo Luca è in cielo»
Cinzia Carpita
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Al centro don Raffaello Piagentini ieri durante la messa nel Duomo«Mi faccio coraggio con la fede, ma è terribile pensare a un mostro di fuoco che ti divora i bambini che dormono abbracciati, che te li brucia». Don Raffaello Piagentini, parroco del Duomo, che ha passato una vita a consolare il prossimo, oggi piange per i suoi cari, per la famiglia del fratello, che risiede e Viareggio dove è stata straziata dall'inferno scatenatosi l'altra notte.
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CARRARA. «Mi faccio coraggio con la fede, ma è terribile pensare a un mostro di fuoco che ti divora i bambini che dormono abbracciati, che te li brucia». Don Raffaello Piagentini, parroco del Duomo, che ha passato una vita a consolare il prossimo, oggi piange per i suoi cari, per la famiglia del fratello, che risiede e Viareggio dove è stata straziata dall'inferno scatenatosi l'altra notte.
Il parroco racconta di avere perso un pronipote di appena 4 anni, nella drammatica notte nella zona della stazione ferroviaria a Viareggio dove risiedono Marco Piagentini (figlio di suo fratello Roberto e di sua cognata) e la moglie Stefania Maccioni che hanno avuto tre figli. Uno è stato ricoverato al Meyer di Firenze. Un terzo, dice don Raffaello, «si è salvato». E i genitori dei piccoli, «sono stati trasportati uno a Padova e l'altro a Pisa».
Don Raffaello a Carrara è un'istituzione, tutti gli vogliono bene. E per lui, che di lacrime ne ha asciugate tante agli altri, questa è forse la prova più dura della sua vita. «La famiglia di mio fratello è distrutta» dice, da poco tornato dal suo ritiro sulle Dolomiti. Lo ha lasciato frettolosamente, con il cuore in gola, quando lo hanno avvisato di quello che era accaduto a Viareggio l'altra notte. «Mi stavo riposando a Pordoi, e in macchina, da solo, ho macinato chilometri per essere vicino a mio fratello e a mia cognata. - racconta - Sono distrutto.... Quel fuoco che divora le persone che dormono abbracciate le une alle altre in una casetta vicina alla ferrovia. Tre creaturine... le ho battezzate io. Luca di 4 anni ora è in Paradiso. Lorenzo il più piccolino di 2 anni e mezzo è al Meyer, si è salvato il più grandicello (8 anni, è in seconda elementare), Leonardo. Il papà e la mamma non si sa, se ce la faranno». «Il "mostro" si è dilatato con un diametro di quasi trecento metri, distruggendo. A mezzanotte, come per la diga del Vajont: allora fu l'acqua, ora il fuoco, ma con la stessa potenza macrabra. Mi faccio coraggio con la fede, faccio coraggio a mio fratello, montanaro come me. E' terribile - continua a ripetere don Raffaello - il Signore dice che non dobbiamo giudicare, e io non voglio giudicare, ma se ci fosse un errore umano sarebbe ancora più terribile. Credo che per i viareggini ci voglia una giustizia non arcigna, non vendicativa, ma che sia giusta, giusta, giusta. Alle 18,30 dico messa per tutte queste creature che soffrono, non solo per gli ustionati, anche per coloro che, incolumi, sono straziati dal dolore. Quelli che sono in Paradiso sono nella pace. E io prego».
E alle 18,30 in punto, in Duomo, don Raffaello celebra la messa: la sua prima parola è per i feriti e le vittime di Viareggio, ma non parla di sè, del suo strazio. E fra i fedeli in chiesa, chi sa, ha gli occhi lucidi per quel prete che prende forza dal Cielo per dare coraggio agli altri.
«Il Signore è presente anche quando le cose ci sembrano incomprensibili. Lui ci dice di non avere paura, bisogna essere come bambini che si abbandonano fra le braccia dei genitori: a loro basta essere amati. Ecco la fede».
La notizia del grande dolore che ha colpito il parroco del Duomo si è diffusa ieri pomeriggio, diversi fedeli gli hanno portato parole di conforto. Ieri sera alle 21 i parrocchiani hanno anche organizzato un rosario, nel Duomo, con il vescovo Binini, per pregare per tutti coloro che sono stati coinvolti nella tragedia di Viareggio e per i familiari di don Piagentini.
Anche la redazione del Tirreno è vicina a don Raffaello in questo momento difficile.
Il parroco racconta di avere perso un pronipote di appena 4 anni, nella drammatica notte nella zona della stazione ferroviaria a Viareggio dove risiedono Marco Piagentini (figlio di suo fratello Roberto e di sua cognata) e la moglie Stefania Maccioni che hanno avuto tre figli. Uno è stato ricoverato al Meyer di Firenze. Un terzo, dice don Raffaello, «si è salvato». E i genitori dei piccoli, «sono stati trasportati uno a Padova e l'altro a Pisa».
Don Raffaello a Carrara è un'istituzione, tutti gli vogliono bene. E per lui, che di lacrime ne ha asciugate tante agli altri, questa è forse la prova più dura della sua vita. «La famiglia di mio fratello è distrutta» dice, da poco tornato dal suo ritiro sulle Dolomiti. Lo ha lasciato frettolosamente, con il cuore in gola, quando lo hanno avvisato di quello che era accaduto a Viareggio l'altra notte. «Mi stavo riposando a Pordoi, e in macchina, da solo, ho macinato chilometri per essere vicino a mio fratello e a mia cognata. - racconta - Sono distrutto.... Quel fuoco che divora le persone che dormono abbracciate le une alle altre in una casetta vicina alla ferrovia. Tre creaturine... le ho battezzate io. Luca di 4 anni ora è in Paradiso. Lorenzo il più piccolino di 2 anni e mezzo è al Meyer, si è salvato il più grandicello (8 anni, è in seconda elementare), Leonardo. Il papà e la mamma non si sa, se ce la faranno». «Il "mostro" si è dilatato con un diametro di quasi trecento metri, distruggendo. A mezzanotte, come per la diga del Vajont: allora fu l'acqua, ora il fuoco, ma con la stessa potenza macrabra. Mi faccio coraggio con la fede, faccio coraggio a mio fratello, montanaro come me. E' terribile - continua a ripetere don Raffaello - il Signore dice che non dobbiamo giudicare, e io non voglio giudicare, ma se ci fosse un errore umano sarebbe ancora più terribile. Credo che per i viareggini ci voglia una giustizia non arcigna, non vendicativa, ma che sia giusta, giusta, giusta. Alle 18,30 dico messa per tutte queste creature che soffrono, non solo per gli ustionati, anche per coloro che, incolumi, sono straziati dal dolore. Quelli che sono in Paradiso sono nella pace. E io prego».
E alle 18,30 in punto, in Duomo, don Raffaello celebra la messa: la sua prima parola è per i feriti e le vittime di Viareggio, ma non parla di sè, del suo strazio. E fra i fedeli in chiesa, chi sa, ha gli occhi lucidi per quel prete che prende forza dal Cielo per dare coraggio agli altri.
«Il Signore è presente anche quando le cose ci sembrano incomprensibili. Lui ci dice di non avere paura, bisogna essere come bambini che si abbandonano fra le braccia dei genitori: a loro basta essere amati. Ecco la fede».
La notizia del grande dolore che ha colpito il parroco del Duomo si è diffusa ieri pomeriggio, diversi fedeli gli hanno portato parole di conforto. Ieri sera alle 21 i parrocchiani hanno anche organizzato un rosario, nel Duomo, con il vescovo Binini, per pregare per tutti coloro che sono stati coinvolti nella tragedia di Viareggio e per i familiari di don Piagentini.
Anche la redazione del Tirreno è vicina a don Raffaello in questo momento difficile.
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