La protesta
massa
Incidente in fabbrica, caso riaperto
È accaduto sei anni fa. Prima l’archiviazione, poi la famiglia ha ottenuto il processo e chiede i danni
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MASSA. Era morto precipitando da una scala al lavoro. Un volo di cinque metri. Emiliano Teani, 25 anni, era deceduto dopo una settimana di ricovero nel reparto rianimazione di Pisa. Sei anni fa. L'altro giorno quell'incidente è finito in un'aula di tribunale, con due imputati e una famiglia che chiede i danni. Una storia che la giustizia aveva già archiviato.
A volerci vedere chiaro sulla vicenda è stata il pubblico ministero Rossella Soffio, che ha accolto la richiesta della famiglia Teani - costituita parte civile, difensore Chiara Lavagnini - e ha riaperto il fascicolo all'inizio dell'anno. A maggio il rinvio a giudizio di due persone, il presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda, la Fb De Ranieri, e un collega. L'accusa è di omicidio colposo.
Secondo la ricostruzione dei fatti, il ragazzo era salito senza indossare nessun tipo di protezione sulla scala. Perché? La versione ufficiale è stata quella che Emiliano volesse rimuovere un nido di uccelli che si trovava sul muro di recinzione della Fb. Salì sulla scala estendibile e proprio mentre stava per afferrare il nido, la scala andò giù. La botta in terra fu tremenda, Emiliano non morì sul colpo ma le lesioni riportate furono devastanti. Tanto che dopo una settimana il giovane è deceduto nel reparto di rianimazione di Pisa. In un primo momento sembrava che non fosse in pericolo di vita, invece...
L'inchiesta fu archiviata quasi immediatamente, perché secondo il magistrato che aveva seguito il caso per primo non c'erano colpe in quell'incidente. Ma la famiglia Teani non aveva accettato quella decisione e allora si era rivolta all'avvocato Lavagnini. E il legale da quel momento aveva cominciato a lavorare sulla riapertura del caso. Quando la richiesta è arrivata sulla scrivania del pm Soffio, la svolta: anche il pubblico ministero voleva vederci chiaro. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio delle due persone fino a quel momento indagate, convalidata a maggio dal gup.
Lunedì mattina è iniziato il processo, con l'ascolto dei primi testimoni. A essere interrogati sono stati i colleghi di lavoro: le domande del pm e della difesa erano sulla mattina del 2 maggio 2003, ma non solo. Soffio ha chiesto se l'azienda aveva fatto corsi di formazione sulla sicurezza. Perché secondo l'accusa questa formazione non è stata fatta. O meglio: i familiari di Emiliano sostengono che il ragazzo non sapesse nulla di come comportarsi.
La prossima udienza ci sarà il 30 di luglio. E si comincerà ad approfondire cosa era accaduto quella mattina: secondo i familiari di Teani il ragazzo quella mattina non stava bene, anzi aveva chiesto un permesso per uscire prima dal lavoro. Conferma però non c'è. Anzi dai primi racconti degli operai si scopre che Emiliano fin dal suo ingresso in fabbrica si era interessato a quella cosa strana che c'era sopra il muro di recinzione e che quando aveva scoperto che era un nido di uccellini aveva deciso che sarebbe salito sulla scala per raccoglierlo. Per poter salvare gli uccellini aveva deciso di fermarsi in azienda nella pausa pranzo.
È la versione ufficiale dell'incidente - raccontata nell'immediatezza da un po' tutti quelli che avevano assistito alla scena - che però non convince la famiglia: papà Damiano, mamma Giuliana e il fratello Giacomo sono certi che Emiliano sia salito su quella scala perché così gli era stato ordinato. Il processo servirà a capire se è così oppure se il venticinquenne quella mattina volesse soddisfare una sua curiosità.
A volerci vedere chiaro sulla vicenda è stata il pubblico ministero Rossella Soffio, che ha accolto la richiesta della famiglia Teani - costituita parte civile, difensore Chiara Lavagnini - e ha riaperto il fascicolo all'inizio dell'anno. A maggio il rinvio a giudizio di due persone, il presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda, la Fb De Ranieri, e un collega. L'accusa è di omicidio colposo.
Secondo la ricostruzione dei fatti, il ragazzo era salito senza indossare nessun tipo di protezione sulla scala. Perché? La versione ufficiale è stata quella che Emiliano volesse rimuovere un nido di uccelli che si trovava sul muro di recinzione della Fb. Salì sulla scala estendibile e proprio mentre stava per afferrare il nido, la scala andò giù. La botta in terra fu tremenda, Emiliano non morì sul colpo ma le lesioni riportate furono devastanti. Tanto che dopo una settimana il giovane è deceduto nel reparto di rianimazione di Pisa. In un primo momento sembrava che non fosse in pericolo di vita, invece...
L'inchiesta fu archiviata quasi immediatamente, perché secondo il magistrato che aveva seguito il caso per primo non c'erano colpe in quell'incidente. Ma la famiglia Teani non aveva accettato quella decisione e allora si era rivolta all'avvocato Lavagnini. E il legale da quel momento aveva cominciato a lavorare sulla riapertura del caso. Quando la richiesta è arrivata sulla scrivania del pm Soffio, la svolta: anche il pubblico ministero voleva vederci chiaro. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio delle due persone fino a quel momento indagate, convalidata a maggio dal gup.
Lunedì mattina è iniziato il processo, con l'ascolto dei primi testimoni. A essere interrogati sono stati i colleghi di lavoro: le domande del pm e della difesa erano sulla mattina del 2 maggio 2003, ma non solo. Soffio ha chiesto se l'azienda aveva fatto corsi di formazione sulla sicurezza. Perché secondo l'accusa questa formazione non è stata fatta. O meglio: i familiari di Emiliano sostengono che il ragazzo non sapesse nulla di come comportarsi.
La prossima udienza ci sarà il 30 di luglio. E si comincerà ad approfondire cosa era accaduto quella mattina: secondo i familiari di Teani il ragazzo quella mattina non stava bene, anzi aveva chiesto un permesso per uscire prima dal lavoro. Conferma però non c'è. Anzi dai primi racconti degli operai si scopre che Emiliano fin dal suo ingresso in fabbrica si era interessato a quella cosa strana che c'era sopra il muro di recinzione e che quando aveva scoperto che era un nido di uccellini aveva deciso che sarebbe salito sulla scala per raccoglierlo. Per poter salvare gli uccellini aveva deciso di fermarsi in azienda nella pausa pranzo.
È la versione ufficiale dell'incidente - raccontata nell'immediatezza da un po' tutti quelli che avevano assistito alla scena - che però non convince la famiglia: papà Damiano, mamma Giuliana e il fratello Giacomo sono certi che Emiliano sia salito su quella scala perché così gli era stato ordinato. Il processo servirà a capire se è così oppure se il venticinquenne quella mattina volesse soddisfare una sua curiosità.
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