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Chiude i battenti la Volpi Shipping

Chiude i battenti la Volpi Shipping

La storia sembra proprio finita per la Volpi Shipping Fitting spa di Avenza, esperta nella progettazione di arredi navali dal 1989

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CARRARA. La storia sembra proprio finita per la Volpi Shipping Fitting spa di Avenza, esperta nella progettazione di arredi navali dal 1989. Venticinque dipendenti e 2 dirigenti attendono le lettere di mobilità: dopo mesi di vertenza, è stato firmato il verbale di "mancato accordo". «Nel nostro devastato comprensorio, un'altra azienda ha deciso di chiudere i battenti, nonostante ci fossero tutti i presupposti per evitarlo», sostiene la rappresentanza sindacale aziendale Fiom Cgil. Marco Battistini della Fim: «La Cisl ha provato fino in fondo a far rimanere l'azienda sul territorio. Per noi c'erano le condizioni per salvare 16 unità, con turn over e possibilità di riassorbire altro personale se le condizioni fossero migliorate».
La Volpi spa è stata messa in liquidazione, ma, fu detto nei mesi scorsi, con prospettive di cessione di ramo aziendale e quindi possibilità di salvare almeno una metà degli occupati. Una vertenza difficilissima: si sono delineate due posizioni sindacali divergenti (di Fiom e Fim), poi una bozza di accordo fra azienda e Fim-Cisl contestata però dall'altro sindacato. La mediazione dell'assessore provinciale Raffaele Parrini, vari incontri e fumate nere, e il 10 giugno la firma del "mancato accordo". Si vocifera però che la cessazione di attività potrebbe preludere a qualche altra operazione di recupero. Nessuna conferma.
Parrini: «L'azienda ha fatto marcia indietro». «Ora l'azienda ha 120 giorni di tempo - commenta Parrini - per decidere, in base alla procedura di mobilità, se chiudere definitivamente», che vuol dire licenziamenti. «Ma è probabile che i sindacati li impugnino. - aggiunge l'assessore - La vertenza si è inceppata per vari motivi: sindacati divisi, e nel corso della trattativa la proprietà (un soggetto di Roma) ha mutato il quadro economico. Personalmente avevo chiesto di ripartire dalla bozza di accordo con la Fim per chiarire poi i passaggi di proprietà e per avere al tavolo anche il soggetto interessato ad assorbire il ramo aziendale. Ma l'azienda ha fatto marcia indietro, ritenendo che non ci fossero le condizioni, e secondo me ha perso un'occasione».
Amaro il documento della Rsa-Fiom Cgil: «Un epilogo che vede perdenti tutti i lavoratori, che hanno creduto nell'operazione di rilancio aziendale promosso dalla proprietà secondo cui, dopo un periodo di affitto di ramo d'azienda, ne sarebbe avvenuta la cessione ad un nuovo soggetto imprenditoriale, per permettere la chiusura della fase liquidatoria e garantire l'occupazione per 16 dei 27 dipendenti. Nonostante la disponibilità da parte della nostra organizzazione sindacale a discutere in modo chiaro e dettagliato i piani aziendali per il futuro, non è stato possibile raggiungere un accordo in sede sindacale. La vertenza, fino ad un paio di mesi fa, è stata condotta in maniera unitaria da Fiom-Cgil e Fim-Cisl, ma una singolare ed improvvisa virata da parte di Fim-Cisl, tesa ad assecondare unicamente le volontà aziendali, ha avuto come primo effetto una netta e deleteria divisione tra i dipendenti, che ha reso inefficace l'azione dei lavoratori per raggiungigere un compromesso soddisfacente».
Fiom: piano di rilancio mai presentato. La Rsa Fiom, ricorda poi la firma il 21 maggio scorso, di un'ipotesi di accordo tra azienda e Fim-Cisl, «che per quanto ci riguarda non era sottoscrivibile in quanto l'azienda, neanche su esplicita richiesta, ha mai reso noti i dettagli del famoso rilancio aziendale né ha presentato ufficialmente ai dipendenti o ai tavoli di concertazione il nuovo soggetto imprenditoriale, presente in azienda da circa un paio di mesi e di fatto l'unico in grado di assumersi l'impegno di garantire le tutele per i lavoratori previste nell'ipotesi di accordo, ma che non ne è in alcun modo firmatario».
«Al momento della ratifica, l'azienda ha sorprendentemente manifestato la propria non disponibilità, a causa del peggioramento della situazione economica aziendale, che ha compromesso il progetto di continuità aziendale. Difficoltà economica che, secondo l'azienda, giustificherebbe il mancato pagamento delle retribuzioni ai dipendenti, i quali devono ancora percepire un mese e mezzo di stipendio, nonostante abbiano continuato a lavorare normalmente, con tutte le difficoltà derivanti da una situazione così precaria».
La Fiom è però perplessa: «Ci chiediamo come mai un'azienda in procinto di cessare l'attività emetta ordini ai fornitori per il prosieguo delle commesse ancora aperte». Per ora infatti nello stabilimento continua il lavoro.
Cisl: «Abbiamo fatto il possibile». «La Cisl ha provato fino in fondo a far rimanere azienda sul territorio. Per noi c'erano le condizioni per salvare subito 16 unità - dice Marco Battistini - ma di fronte alle contrarietà della Fiom a firmare l'accordo, l'azienda ha fatto un passo indietro. Partiranno lettere licenziamento. Per quanto riguarda la Fim-Cisl, non abbiamo nè rimpianti nè rimorsi: abbiamo tentato fino all'ultimo di mantenere l'azienda sul territorio, facendo una percorso condiviso dalla maggioranza dai lavoratori».

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