Il Tirreno

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«Più cura per le spiagge libere di Marina»

Una spiaggia libera
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Una spiaggia libera

Un bagnante: «Vengo qui perché mi piace la zona e perché posso portarci pure il cagnolino»

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MARINA. Spiagge libere cercasi: dipende da cosa si intende per spiaggia libera, e dipende se si sa che sulla costa massese esistono due tipologie di spiagge "libere", quelle tali al 100%, e quelle attrezzate. Le spiagge libere, non si può proprio dire che siano poche: tra Partaccia e Cinquale ce ne sono 13, su aree in alcuni casi vaste, in altri meno. Si tratta di spazi in cui gli utenti possono accedere a qualsiasi orario portandosi da casa attrezzatura da spiaggia di proprietà e potendo usufruire degli spazi in modo del tutto arbitrario.
Sull'area classificata come spiaggia libera vengono garantiti i servizi di sorveglianza e pulizia. E qui nasce il primo inghippo: non è del tutto così, non su tutte le aree interessate e non sempre. Secondo molti utenti le spiagge libere sono spesso trascurate, sporche, e in alcuni casi non vigilate, specie se si tratta di fazzoletti di spiaggia non adiacenti ad aree custodite, dato che praticamente ovunque a curare questi aspetti della spiaggia libera è il personale degli stabilimenti balneari vicini. È il caso della spiaggia libera che sorge di fronte all'ex colonia Torino, dove è raro che qualcuno pulisca, e dove pulizia ed ordine dipendono spesso dalla buona volontà dei bagnini degli stabilimenti vicini e dei bagnanti stessi: «Frequento questa spiaggia libera da anni -spiega Giovanni Labati - perché mi piace la zona ed il fatto che il regolamento consenta di portare in spiaggia il mio cagnolino, ma devo dire che spesso la trovo sporca, trascurata, ed è un vero peccato, perché si tratta di un tratto di mare molto bello, che se maggiormente curato potrebbe rappresentare in polmone in più per chi preferisce la spiaggia libera a quella, più comoda ma più monotona, del bagno».
A confermare lo stato di abbandono della spiaggia libera è uno dei bagnini della zona, che ritiene che la confusione di competenze tra enti su quella ed altre aree sia la causa dei disagi: «All'ingresso della spiaggia libera c'è un cartello con scritto "comune di Massa". Ma di fatto del comune qua non si vede mai nessuno». Un terra di nessuno, quindi, la spiaggia libera massese. Ma non sempre ad onor del vero.
Quando l'area di mare assolutamente libero sorge accanto ad un bagno regolare, o ancor meglio accanto a una spiaggia comunale libera attrezzata, le cose cambiano, si potrebbe dire, "per regolamento"; chi infatti ha vinto il bando per la cessione delle spiagge libere comunali ed è stato autorizzato a gestirle per un tot di anni, di solito un quinquennio, deve rispettare una clausola non da poco, che carica di oneri i gestori ma tutela la spiaggia e i suoi utenti: garantire pulizia e sicurezza anche sull'area completamente libera. È quello che accade ad esempio alla Playa Loca di Ronchi, una spiaggia libera attrezzata dove è possibile noleggiare attrezzature di proprietà dell'amministrazione secondo un tariffario da essa stabilito, dove sorgono punto ristoro e servizi igienici e dove anche i disabili possono avere accesso alla spiaggia: lì la spiaggia libera fa da prolungamento a quella attrezzata, anche col suo bagnino. «Veniamo in questa spiaggia libera perché è vicinissima a quella attrezzata - raccontano Paola e Luigi Del Sasso, bagnanti parmigiani che da sempre vengono a Marina - perché il bar e la toilette della spiaggia attrezzata sono a due passi, e coi bambini piccoli è indispensabile, e perché avendo entrambi un lavoro con orari non fissi non possiamo permetterci di affittare ombrelloni o sdraio per tutta la stagione a rischio non potere poi sfruttare la cosa. Veniamo quando possibile, liberamente, col nostro ombrellone, e siamo sicuri di trovare un posto confortevole e pulito».

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