Il Tirreno

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Parla Bogazzi: una crisi per me traumatica

Cinzia Carpita
Enrico Bogazzi
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Enrico Bogazzi

Landi: i turisti non arrivano? E' il territorio che non sa attrarli

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 CARRARA. «La crisi io l'ho avuta inaspettata e l'ho vissuta in modo traumatico. Ho sempre avuto un atteggiamento cauto negli investimenti, ma questa crisi mondiale ha distrutto enormi ricchezze. Tutti credevano che ci fossero risorse illimitate. Ora ci chiediamo: come uscirne? Ho 69 anni e dopo uno choc come quello che ho avuto, dico che occorre moderazione nelle scelte e anche avere fiducia e speranza, ma non più nel segno dell'espansione continua e dell'idolatria del profitto. La situazione è grave e durerà a lungo». Parla a ruota libera l'armatore Enrico Bogazzi, uno degli imprenditori storicamente più tosti della provincia. Parla a una platea di industriali, politici, amministratori, bancari, nel convegno "Crisi, che fare?" svoltori ieri alla Camera di commercio.
 La predica di Bogazzi.  «Siamo in deflazione da debito», Bogazzi, si addentra in un'analisi finanziaria, indica la soluzione americana: «stampare moneta». Dietro alle sue parole, si intuisce che sta facendo un bilancio "interiore" della sua lunga esperienza di imprenditore. Anche il suo "impero" ha subito i venti della crisi economica generale. Dice che da questa crisi bisogna uscirne come si esce da una guerra.
 «Le banche non prestano più soldi. Siamo vissuti per 20 anni in un mondo dove abbiamo avuto denaro gratis, ora scordiamocelo. Deve esserci rapporto fra capitale e investimenti». E' appunto il suo invito alla temperanza, alla moderazione. Bogazzi parla pure del settore lapideo: «Dal 1990 qui ci sono stati investimenti carenti, per non dire inespressivi, sebbene ci sia il bianco di Carrara. Ma penso che il comparto si posa riprendere».
 In generale, vede anche spiragli, per il fatto che la situzione in Italia - sostiene - non è così grave come quella americana o inglese. «Dopo Giappone e Cina siamo i meglio piazzati come risparmio». Ma non è sufficiente: localmente suona la carica agli imprenditori, «Da loro dipende la ripresa del territorio».
  Il sistema creditizio. Sul territorio apuano il sistema creditizio non è di manica larga. Le banche sono iper-prudenti dopo la bufera finanziaria globale, e il consulente del lavoro Giulio Andreani si rivolge agli operatori che vede nella sala della Camera di commercio, lamentandosi per casi di mancato sostegno bancario «anche per operazioni ben sostanziate. E questo è un dato negativo. Le banche devono individuare le imprese che hanno le carte per superare il momento di crisi e finanziarle, e le aziende devono dimostrare di avere gli strumenti di gestione, facendo un salto di qualità nella struttura amministrativa. E devono aggregarsi».
  La zona franca, sì, però. Andreani accenna anche alla Zona Franca, che consentirebbe agevolazioni alla nostra economia: «Ne sono stato un sostenitore, può essere utile al territorio, ma non aspettiamoci che dia una svolta ai problemi locali, anche perché consente interventi limitati». Dice altro: «ci vorrebbe qualche tributo in meno, le imprese sono gravate dall'Irap e dalla tassa sui rifiuti». Per quest'ultimo aspetto impositivo, guarda i sindaci Angelo Zubbani e Roberto Pucci seduti in prima fila. Dà un consiglio anche ai colleghi professionisti: utilizzare a favore delle imprese in difficoltà, le nuove normative per evitare le procedure di liquidazione a vantaggio di procedure di risanamento.
 Il turismo che non c'è.  Stefano Landi esperto di marketing territoriale, parla del turismo e tira le orecchie al territorio: ormai il 50% degli italiani fa vacanze corte e in località vicine al luogo di residenza, nella propria regione e in quelle limitrofe. Aspettarsi per forsa l'arrivo di tedeschi o altri stranieri, non paga. Perciò, dice, occorre creare nuovi prodotti turistici calibrati sul nuovo tipo di vacanza. E ammonisce: se i villeggianti non vengono più come in passato (i tempi sono cambiati e perciò invita a non fare dietrologia), è il territorio che non sa attrarli. Il problema insomma, sarebbe tutto locale. E quindi ritiene che, sotto il profilo turistico, si possa parlare di «un caso Massa Carrara». La ricetta? Cogliere le opportunità in base al nuovo tipo di vacanza: che è micro e vicina. Siccome alla vacanza non si rinuncia, tre i consigli di Landi agli operatori dell'accoglienza: nuovi prodotti turistici, fare aggregazione di imprese, dare al territorio una marca distintiva».

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