Attenzione
Lo " sfascino" fa affari con la crisi
Claudio Figaia
All'ex Farmoplant un centro che ricicla l'80% delle auto. E ringrazia la rottamazione
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MASSA. Si chiama Ecodem 2000 l'industria che piace agli ambientalisti. Occupa 12mila metri quadrati di spazi, di cui 6mila al coperto, in zona industriale, ha 14 dipendenti - ma l'azienda è in crescita e punta a raggiungere le 30 unità - e si occupa di demolizioni di veicoli. Ed è attentissima al recupero. Che per Ecodem non è solo difesa dell'ambiente, ma business. Ogni veicolo che arriva alla demolizione viene bonificato, cioè svuotato delle parti più pericolose - benzina o nafta (che vengono riutilizzate per i muletti dell'azienda o per scaldare l'acqua delle docce del personale), batterie, olii, refrigeranti - e poi smontato, in modo che ogni pezzo vendibile, dalle portiere ai sedili, ai componenti del motore, possa essere rivenduto. Tramite un punto vendita interno di di ricambi usati con gestione computerizzata del magazzino. Alla fine, l'80% dell'auto viene recuperata.
Il piazzale dove vengono stoccate le vetture in attesa di demolizione è rivestito in polietilene per evitare contaminazioni del terreno; l'acqua piovana viene convogliata in una griglia e purificata per evitare l'inquinamento della falda. «Recuperiamo anche l'acqua dei tergicristalli», specifica Giovanni Meniconi, uno dei titolari dell'azienda.
Accorgimenti particolari vengono adottati per la riduzione dei rumori e anche per l'organizzazione del lavoro l'«immagine» dell'azienda che si presenta circondata da verde e per niente simile ai tradizionali sfasciacarrozze tutti ruggine e sporcizia.
Non solo, Ecodem 2000 è un'azienda che non sente la crisi. Anzi, si può dire che con la crisi ci guadagna. Intanto perchè sono sempre più numerosi gli automobilisti alla ricerca di ricambi usati. Ma soprattutto perchè, grazie agli incentivi per la rottamazione erogati dal governo per far ripartire il mercato dell'auto, le auto portate alla demolizione sono in aumento. «Lo scorso mese abbiamo ritirato 541 veicoli, il nostro potenziale è di 13mila auto "lavorate" l'anno e non è detto che non ci arriveremo», sce ancora Meniconi.
Eppure questa giovane azienda che cerca di coniugare business ed ecocompatibilità è finita nel mirino di Stefano Benedetti (consigliere comunale della Destra), ha presentato un esposto in cui sostiene che un gran numero di veicoli in attesa di rottamazione («Ne ho contati 140», puntualizza) stanno riempiendo le strade di accesso all'azienda (con ovvio disagio per le imprese vicine); e solleva una serie di interrogativi sui rischi che una tale presenza potrebbero rappresentare.
Per Benedetti è stata una scelta «infelice» quella di consentiure a un'azienda di rottamazione di insediarsi in un'area quasi interamente occupata dal settore della nautica. E si chiede che cosa potrebbe accadere se uno di quei veicoli venisse incendiato e sollecita il Consorzio zona a prendere provvedimenti.
Il titolare di Ecodem 2000 replica sconcertato: «Non capisco, siamo attentissimi al rispetto dell'ambiente e dobbiamo sentirci accusare di queste cose, Venite a vedere di persona la situazione...».
Siamo andati e abbiamo contato nei parcheggi esterni di fronte all'azienda quattro furgoni da rottamare, poco più in là un paio di auto e una roulotte. È però vero, ci riferiscono, che nei giorni scorsi c'è stata un'emergenza: per un problema con una ditta di trasporto, si è accumulato un numero notevole di veicoli fuori dai cancelli.
Meniconi, però, è amareggiato: «Ci abbiamo messo 8 anni per superare tutte le lungaggini burocratiche per avere le autorizzazioni a insediarci qui. Arpat, Asl, Provincia, Zia: per loro eravamo ok. Ma il Comune diceva sempre no. Ora che, finalmente, stiamo lavorando, ecco queste accuse esagerate...».
Il piazzale dove vengono stoccate le vetture in attesa di demolizione è rivestito in polietilene per evitare contaminazioni del terreno; l'acqua piovana viene convogliata in una griglia e purificata per evitare l'inquinamento della falda. «Recuperiamo anche l'acqua dei tergicristalli», specifica Giovanni Meniconi, uno dei titolari dell'azienda.
Accorgimenti particolari vengono adottati per la riduzione dei rumori e anche per l'organizzazione del lavoro l'«immagine» dell'azienda che si presenta circondata da verde e per niente simile ai tradizionali sfasciacarrozze tutti ruggine e sporcizia.
Non solo, Ecodem 2000 è un'azienda che non sente la crisi. Anzi, si può dire che con la crisi ci guadagna. Intanto perchè sono sempre più numerosi gli automobilisti alla ricerca di ricambi usati. Ma soprattutto perchè, grazie agli incentivi per la rottamazione erogati dal governo per far ripartire il mercato dell'auto, le auto portate alla demolizione sono in aumento. «Lo scorso mese abbiamo ritirato 541 veicoli, il nostro potenziale è di 13mila auto "lavorate" l'anno e non è detto che non ci arriveremo», sce ancora Meniconi.
Eppure questa giovane azienda che cerca di coniugare business ed ecocompatibilità è finita nel mirino di Stefano Benedetti (consigliere comunale della Destra), ha presentato un esposto in cui sostiene che un gran numero di veicoli in attesa di rottamazione («Ne ho contati 140», puntualizza) stanno riempiendo le strade di accesso all'azienda (con ovvio disagio per le imprese vicine); e solleva una serie di interrogativi sui rischi che una tale presenza potrebbero rappresentare.
Per Benedetti è stata una scelta «infelice» quella di consentiure a un'azienda di rottamazione di insediarsi in un'area quasi interamente occupata dal settore della nautica. E si chiede che cosa potrebbe accadere se uno di quei veicoli venisse incendiato e sollecita il Consorzio zona a prendere provvedimenti.
Il titolare di Ecodem 2000 replica sconcertato: «Non capisco, siamo attentissimi al rispetto dell'ambiente e dobbiamo sentirci accusare di queste cose, Venite a vedere di persona la situazione...».
Siamo andati e abbiamo contato nei parcheggi esterni di fronte all'azienda quattro furgoni da rottamare, poco più in là un paio di auto e una roulotte. È però vero, ci riferiscono, che nei giorni scorsi c'è stata un'emergenza: per un problema con una ditta di trasporto, si è accumulato un numero notevole di veicoli fuori dai cancelli.
Meniconi, però, è amareggiato: «Ci abbiamo messo 8 anni per superare tutte le lungaggini burocratiche per avere le autorizzazioni a insediarci qui. Arpat, Asl, Provincia, Zia: per loro eravamo ok. Ma il Comune diceva sempre no. Ora che, finalmente, stiamo lavorando, ecco queste accuse esagerate...».
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