Il Tirreno

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Morirono in tre, sentenza dopo oltre 14 anni

Morirono in tre, sentenza dopo oltre 14 anni

Condannati in solido anche l'assicurazione e la madre, proprietaria

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 CARRARA. Quattordici anni e mezzo dopo: arriva oggi la sentenza di primo grado in sede civile per il tragico incidente dell'8 dicembre del 1995 quando sull'Aurelia morirono tre giovani carraresi ventenni, Stefano Paglini, Cesare Lucci e Giancarlo Bragazzi; tutti nella stessa auto, condotta da Maurizio Volpi, all'epoca 22enne. In tutti questi anni, una guerra di perizie tecniche fra parti civili e difesa ma alla fine, dopo aver atteso l'estenuante battaglia in sede penale (di cui parliamo a parte), adesso il pronunciamento del tribunale di Massa. Per le famiglie delle giovani vittime, ogni udienza è sempre stata un dolore supplementare, uno strazio. I legali di parte civile erano gli avvocati Vanni Cecchinelli, per la famiglia di Giancarlo Bragazzi; Sergio Lalli per le famiglie di Stefano Paglini e Cesare Lucci.
 FOLLE VELOCITÀ. È netta la ricostruzione dell'incidente a cui giugno i giudici civili nella loro ricostruzione. A loro avviso, la responsabilità del tragico incidente è nella condotta di Volpi, «totalmente sprezzante - scrivono - delle norme del codice della strada nonché delle regole di comune diligenza e prudenza cui ogni utente della strada dovrebbe uniformarsi». E ancora: «È innegabile come, indipendentemente dal fatto che tra Volpi e il conducente della Renault 5 fosse o meno in corso una gara di velocità, la folle velocità impressa dallo stesso Volpi al mezzo da lui condotto, se condiderata in una con l'obiettiva difficoltà che qualsiasi guidatore non può non incontrare nel mantenere il controllo della sua auto in simili condizioni, sia più che sufficiente a spiegare l'"imbardata" della Punto, nonché le tragiche conseguenze del successivo, violentissimo urto della macchina contro il muro».
 In sede civile, il risarcimento danni viene chiesto al conducente, alla proprietaria dell'auto (la madre Maria Grazia Battaglia), e all'assicurazione: all'epoca Allsecures, oggi Axa. Responsabile dell'incidente viene dichiarato in via esclusiva Maurizio Volpi, conducente della Punto. Per ciascuna delle tre vittime, ai familiari vengono riconosciuti: 200mila euro (da rivalutare) quale danno morale; 75mila quale risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale; più il rimborso - variabile - delle spese relative alle onoranze funebri, e i rimborsi delle spese legali. La sentenza è stata dichiarata dal giudice Giuseppe Laghezza provvisoriamente esecutiva; difesa e parti civili dovranno pagare al 50% ciascuno i compensi dei consulenti tecnici d'ufficio.
 Questi risarcimenti sono ad oggi sulla carta. L'assicurazione è stata condannata a pagare in solido nei limiti del massimale di polizza. Il massimale era di un miliardo di vecchie lire, 500mila euro; e già per la sentenza di primo grado in sede penale liquidò 600 milioni di lire complessivamente quale provvisionale. Per il risarcimento in sede civile, insomma, il massimale non copre il totale.
M.B.

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di Redazione web