Il dolore
carrara
«Tassa marmi, basta con gli aumenti»
Cinzia Carpita
Il presidente Caro: i nostri associati hanno bocciato le proposte del Comune Abbiamo già dato 3 milioni in più
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CARRARA. «Il clima è buono, collaborativo col Comune, siamo sempre pronti al dialogo»: dicono il presidente di Assindustria Alessandro Caro e il capogruppo del comparto marmo dell'associazione, Paolo Borghini. Sì, ma di aumenti della tariffa sui blocchi pregiati, o di addizionali "Una tamtun" su tutti i prodotti lapidei (al posto del conguaglio sulle scaglie), gli imprenditori non ne vogliono sapere. «Gli associato mi hanno detto no - dichiara Caro - e quindi non ho il mandato per accogliere queste proposte dell'amministrazione. Le aziende con l'accordo di febbraio hanno già dato al Comune 3 milioni di euro in più. Insomma, non possiamo sopportare altri aumenti. Lo statuario era già stato rialzato del 50%». Una guerra a tavolino.
Così, sul prossimo tavolo del marmo, non ancora convocato, torneranno i problemi irrisolti. Quelli delle scaglie e dei ricorsi contro il contributo regionale. E il tentativo delle parti - Comune e associazioni imprenditoriali di chiudere un cerchio che è invece diventato una spirale infinita. All'appello, nelle casse comunali, mancano 2 milioni di euro non introitati sulle scaglie (il nodo del conguaglio), e oltre un milione dovuto ai ricorsi pendenti, presentati da aziende alla commissione provinciale tributaria, sempre per le scaglie. «Se poi, qualche singola impresa vorrà accordarsi col Comune, faccia pure, ma le nostre associate, interpellante, ci hanno detto che non intendono accettare né l'addizionale né aumenti sullo statuario». Alessandro Caro ritiene che il tavolo del marmo «sia urgente per discutere un nuovo sistema di tassazione delle scaglie, visti i ricorsi. Vanno convocati i "sassaioli", cioè coloro che prelevano i detriti, e arrivare a fare contratti privatistici a 3: Comune, concessionari di cave e ditte delle scaglie. A queste ultime va imposto il pagamento della relativa tariffa sul prodotto, e la responsabilità dei versamenti». Il Comune, se il comparto sassi non paga la tassa, si rifà sui titolari di cava invocando la legge regionale che ha istituito il contributo. Ma Assindustria chiede che le cave vengano esonerate da tale imposizione.
Paolo Borghini la pensa così: «Il Comune dovrebbe fare il suo bilancio in base al gettito del marmo, senza alzare le tariffe, e non dovrebbe differenziare le tipologie di marmo. Avevamo un contratto fino a 2011. Al tavolo abbiamo concordato col Comune come applicare la tariffa sulle scaglie, poi si è visto che il meccanismo che legava sassi bianchi o scuri alle cave, nella pratica non funzionava. Il Comune ha quindi incassato meno del previsto, ma in definitiva con le nuove tariffe ha introitato 3 milioni di più». Il Comune rivendica però 2 milioni di euro: prima ha chiesto un conguaglio, ora un'addizionale su tutti i prodotti. «E' tutto da vedere - dice Borghini - sarà difficile che le aziende accettino. E che dire poi, della richiesta del Comune di una maggiore tariffa sullo statuario? Già era aumentata da 9 a 13,50 euro a tonnellata. Ora ce ne chiedono 25.... Abbiamo risposto che ci sembra una strada difficile. Comunque siamo aperti al confronto». Sembra di capire che Assindustria lasci libere le singole aziende di accogliere eventualmente le proposte del Comune, ma come associazione non ha il mandato di accettarle. «Noi diciamo: non c'è c'è spazio per altri umenti. Questo sistema impositivo - dice Borghini - fa acqua da tutte le parti. Ma al prossimo tavolo vedremo come superare anche il problema dei ricorsi». E, come Caro, insiste anche sul fatto che il settore lapideo va male, nella crisi generale: «Una situazione pesante. - dice Borghini - In 30 anni, mai visto nulla del genere. Le aziende vivono alla giornata. Forse aumenterà anche la nafta. Attendiamo la fiera di Verona a fine settembre per capire se cambia qualcosa. Ora vedo solo facce lunghe. E non è che i clienti ci chiedano prezzi più bassi: non ci sono proprio le richieste. Il marmo Calacata subisce il blocco del mercato americano. Lo statuario, il calo di domanda indiana». E stiamo parlando di marmi pregiati.
Così, sul prossimo tavolo del marmo, non ancora convocato, torneranno i problemi irrisolti. Quelli delle scaglie e dei ricorsi contro il contributo regionale. E il tentativo delle parti - Comune e associazioni imprenditoriali di chiudere un cerchio che è invece diventato una spirale infinita. All'appello, nelle casse comunali, mancano 2 milioni di euro non introitati sulle scaglie (il nodo del conguaglio), e oltre un milione dovuto ai ricorsi pendenti, presentati da aziende alla commissione provinciale tributaria, sempre per le scaglie. «Se poi, qualche singola impresa vorrà accordarsi col Comune, faccia pure, ma le nostre associate, interpellante, ci hanno detto che non intendono accettare né l'addizionale né aumenti sullo statuario». Alessandro Caro ritiene che il tavolo del marmo «sia urgente per discutere un nuovo sistema di tassazione delle scaglie, visti i ricorsi. Vanno convocati i "sassaioli", cioè coloro che prelevano i detriti, e arrivare a fare contratti privatistici a 3: Comune, concessionari di cave e ditte delle scaglie. A queste ultime va imposto il pagamento della relativa tariffa sul prodotto, e la responsabilità dei versamenti». Il Comune, se il comparto sassi non paga la tassa, si rifà sui titolari di cava invocando la legge regionale che ha istituito il contributo. Ma Assindustria chiede che le cave vengano esonerate da tale imposizione.
Paolo Borghini la pensa così: «Il Comune dovrebbe fare il suo bilancio in base al gettito del marmo, senza alzare le tariffe, e non dovrebbe differenziare le tipologie di marmo. Avevamo un contratto fino a 2011. Al tavolo abbiamo concordato col Comune come applicare la tariffa sulle scaglie, poi si è visto che il meccanismo che legava sassi bianchi o scuri alle cave, nella pratica non funzionava. Il Comune ha quindi incassato meno del previsto, ma in definitiva con le nuove tariffe ha introitato 3 milioni di più». Il Comune rivendica però 2 milioni di euro: prima ha chiesto un conguaglio, ora un'addizionale su tutti i prodotti. «E' tutto da vedere - dice Borghini - sarà difficile che le aziende accettino. E che dire poi, della richiesta del Comune di una maggiore tariffa sullo statuario? Già era aumentata da 9 a 13,50 euro a tonnellata. Ora ce ne chiedono 25.... Abbiamo risposto che ci sembra una strada difficile. Comunque siamo aperti al confronto». Sembra di capire che Assindustria lasci libere le singole aziende di accogliere eventualmente le proposte del Comune, ma come associazione non ha il mandato di accettarle. «Noi diciamo: non c'è c'è spazio per altri umenti. Questo sistema impositivo - dice Borghini - fa acqua da tutte le parti. Ma al prossimo tavolo vedremo come superare anche il problema dei ricorsi». E, come Caro, insiste anche sul fatto che il settore lapideo va male, nella crisi generale: «Una situazione pesante. - dice Borghini - In 30 anni, mai visto nulla del genere. Le aziende vivono alla giornata. Forse aumenterà anche la nafta. Attendiamo la fiera di Verona a fine settembre per capire se cambia qualcosa. Ora vedo solo facce lunghe. E non è che i clienti ci chiedano prezzi più bassi: non ci sono proprio le richieste. Il marmo Calacata subisce il blocco del mercato americano. Lo statuario, il calo di domanda indiana». E stiamo parlando di marmi pregiati.
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