Sicurezza
massa
Dieta con farmaci, medico nei guai
Imprenditore di 50 anni morì d'infarto al casello dell'autostrada
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MASSA. Morì d’infarto mentre guidava sull’A-12 all’altezza di Massa. Era il 2006. Ora la Procura della Repubblica di Chiavari ha chiesto il rinvio a giudizio per il medico ligure che è accusato di aver prescritto una dieta a base di farmaci all’imprenditore Giampiero Malabaila, 50 anni, sarzanese, morto nel novembre 2006 per un attacco di cuore. L’udienza preliminare è già stata fissata per il 16 giugno, davanti al giudice di Chiavari Mauro Amisano. L’accusa è rappresentata dal pm Francesco Brancaccio, mentre il professionista chiavarese è difesodall’avvocato genovese Gianstefano Torrigino. L’ipotesi di reato è omicidio colposo: nell’eventualità di un processo, l’imputato rischierebbe da un minimo di 6 mesi fino a 5 anni. Giampiero “Chicco” Malabaila morì il 17 novembre 2006 sulla autostrada Genova-Livorno. Stava rientrando a Sarzana da Firenze dove, tragica coincidenza, era stato per una cerimonia in memoria di suo fratello morto dieci anni prima. Al casello di Massa fu colpito dall’infarto, riuscì ad accostare l’auto ma quando arrivarono i soccorsi, ogni tentativo di rianimazione fu inutile.
La Procura massese dispose l’autopsia e i familiari consegnarono al medico incaricato, il dottor Maurizio Ratti, perito settore del tribunale di Massa, i farmaci che Malabaila assumeva per perdere peso. «Quella dieta aveva fatto perdere a mio figlio 15 chili in tre mesi» disse allora Ernesto Malabaila, il padre. Ratti eseguì sia l’esame necroscopico, sia alcuni accertamenti tossicologici e giunse alla conclusione che, secondo il suo parere, esisteva «una correlazione concausale tra l’assunzione di medicinali e la morte per infarto». Ratti scrisse anche che i medicinali prescritti erano anfetamine, ma una perizia della dottoressa Maria Teresa Bova, consulente della difesa, ha sostenuto - come scrive il Secolo XIX - che quei farmaci erano derivati e non composti anfetaminici. Anche Ratti, ha poi spiegato che le medicine assunte da Malabaila non erano anfetamine, ma che secondo il suo parere esisteva all’epoca del decesso una correlazione tra l’aritmia causa del decesso dell’imprenditore e l’assunzione di farmaci. Il medico chiavarese, per bocca del suo legale, Gianstefano Torrigino, ribadisce la propria «assoluta estraneità all’intera vicenda».
L’avvocato genovese, infine, sottolinea la mancanza di un «nesso di causalità fra i farmaci prescritti e il decesso di Giampiero Malabaila». Insomma si tratterà di un processo legato alle perizie mediche. «Quel giorno in obitorio, c’erano i familiari - raccontò al tempo Maurizio Ratti - e la figlia dell’imprenditore Giampiero Malabaila mi consegnò i farmaci che il padre prendeva, li posò sul tavolo, e mi parlò della dieta che stava seguendo per perdere peso. Insomma, fu la famiglia a chiedere chiarimenti su quanto era successo. Allora contattai la procura e fui incaricato di effettuare l’autopsia e una perizia». Il caso è poi passato dalla procura di Massa a quella di Chiavari perchè le prescrizioni mediche erano avvenute in quella città.
La Procura massese dispose l’autopsia e i familiari consegnarono al medico incaricato, il dottor Maurizio Ratti, perito settore del tribunale di Massa, i farmaci che Malabaila assumeva per perdere peso. «Quella dieta aveva fatto perdere a mio figlio 15 chili in tre mesi» disse allora Ernesto Malabaila, il padre. Ratti eseguì sia l’esame necroscopico, sia alcuni accertamenti tossicologici e giunse alla conclusione che, secondo il suo parere, esisteva «una correlazione concausale tra l’assunzione di medicinali e la morte per infarto». Ratti scrisse anche che i medicinali prescritti erano anfetamine, ma una perizia della dottoressa Maria Teresa Bova, consulente della difesa, ha sostenuto - come scrive il Secolo XIX - che quei farmaci erano derivati e non composti anfetaminici. Anche Ratti, ha poi spiegato che le medicine assunte da Malabaila non erano anfetamine, ma che secondo il suo parere esisteva all’epoca del decesso una correlazione tra l’aritmia causa del decesso dell’imprenditore e l’assunzione di farmaci. Il medico chiavarese, per bocca del suo legale, Gianstefano Torrigino, ribadisce la propria «assoluta estraneità all’intera vicenda».
L’avvocato genovese, infine, sottolinea la mancanza di un «nesso di causalità fra i farmaci prescritti e il decesso di Giampiero Malabaila». Insomma si tratterà di un processo legato alle perizie mediche. «Quel giorno in obitorio, c’erano i familiari - raccontò al tempo Maurizio Ratti - e la figlia dell’imprenditore Giampiero Malabaila mi consegnò i farmaci che il padre prendeva, li posò sul tavolo, e mi parlò della dieta che stava seguendo per perdere peso. Insomma, fu la famiglia a chiedere chiarimenti su quanto era successo. Allora contattai la procura e fui incaricato di effettuare l’autopsia e una perizia». Il caso è poi passato dalla procura di Massa a quella di Chiavari perchè le prescrizioni mediche erano avvenute in quella città.
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