Il Tirreno

Pistole ai vigili, «ma solo a chi le vuole»

Pistole ai vigili, «ma solo a chi le vuole»

Scontro a sinistra. Lorieri e Paolini: regolamento super-restrittivo. Il comandante Francesco Delvino: dò esclusivamente pareri tecnici sulle scelte politiche non entro.

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MASSA. Inutile negarlo: un’amministrazione in cui la Sinistra Arcobaleno ha un ruolo fondamentale che decide di dare le armi ai vigili urbani fa discutere. Soprattutto a sinistra. Anche se le pistole, ormai, le usano moltissime polizie municipali Compresa quella di Carrara, dove Rifondazione comunista siede in maggioranza. Così la polemica tra le diverse anime della sinistra continua, mentre nella commissione consigliare “Personale e sanità” si registrano dissidi sulla interpretazione della bozza del regolamento per la disciplina dell’uso delle armi. Intanto, la Sinistra arcobaleno difende la sua scelta.

«Il regolamento del Comune di Massa sulle armi ai vigili - dicono Cesare Lorieri e Carlo Paolini - è tra i più restrittivi in Italia. Molto più restrittivo, ci risulta, di quello di Carrara. Perché Punto rosso (associazione vicina a Rc con sede di riferimento a Carrara che ha polemizzato con il sindaco Pucci sulle politiche della sicurezza ndr.) non chiede un passo indietro sulle armi al sindaco di Carrara?» La sinistra massese, insomma, difende la scelta di armare la polizia municipale. Nei confronti dei “cugini” di Punto Rosso («ci meraviglia che prendano posizione solo adesso, visto che il voto del consiglio comunale è del luglio 2008 e non registrò alcun voto contrario da parte della coalizione Pucci, compresa quella di Rifondazione»), come nei confronti del comandante della stessa polizia municipale Francesco Delvino. Il quale, invitato nella commissione “Personale e sanità” che sta lavorando sul regolamento, ha dato un’interpretazione estensiva dell’utilizzo delle pistole. «Noi diciamo sì a dotare i vigili di armi. Ma con rigide e precise delimitazioni», dice la Sinistra Arcobaleno. Limitazioni così riassumibili: pistole nella fondina soltanto in pochissimi casi in cui si configura una possibile «situazione di rischio» e soltanto agli agenti che «volontariamente scelgono di fare servizio armati». Da ciò discende l’eventualità che una pattuglia che fa un servizio notturno «a rischio sicurezza» può essere composta da un vigile armato e da altri due disarmati, perché non vogliono portare armi.

Eventualità che deve avere fatto storcere il naso al comandante Delvino, che ragiona più su basi “operative” che su presupposti politici. «Delvino in commissione - dice ancora Lorieri - ha dato un’interpretazione estensiva della bozza del regolamento: vi ha letto possibilità di impiego delle armi più larghe di quelle da noi previste. Lo ringraziamo per questo intervento: vuol dire che forse la bozza è poco chiara e che, dunque, la questione della volontarietà dell’uso dell’arma va scritta meglio. Senza cedimenti, però: per noi, se nessun vigile volesse la pistola, si dovrà tornare in consiglio comunale e rivedere l’intera questione». Delvino non replica, ma chiarisce: «Non entro nel merito del dibattito. Io faccio il comandante, fornisco, se me lo richiedono, pareri da tecnico, ma le scelte politiche non le faccio certamente io».

C’è poi la questione di dove mettere le armi quando non vengono utilizzate. Un’armeria nel nuovo comando sarebbe la soluzione ideale. Ma la sua realizzazione costa (si parla di 300mila euro). Ecco dunque che prende corpo l’idea di consentire ai vigili di custodirla a casa (come fanno i poliziotti) o di lasciarla temporaneamente nella cassaforte del comando. E anche su questo è dibattito aperto.

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