La manifestazione
L’Asl potenzia il pronto soccorso
Francesco Turchi
Delvino: «Nessun pericolo: chi ha sintomi influenzali vada dal medico»
5 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il pronto soccorso potenziato, troupe televisive e inviati dei giornali nazionali che si aggirano nei dintorni dell’ospedale. Tutto questo mentre le tv e i siti internet confermano che il primo caso italiano di Nuova Influenza si è verificato all’ospedale di Massa. L’effetto è inevitabile: decine di telefonate al 118, al reparto di malattie infettive, al pronto soccorso. E le domande sono sempre la stessa: «Ma è vero? Quali sono i rischi?». E soprattutto: «Dove abita il paziente?». È stato un sabato primaverile decisamente particolare per i massesi, alle prese con il tam-tam di notizie in arrivo dall’ospedale, ma anche da Firenze, dove si è svolta la conferenza stampa dell’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi.
Tra la gente, nei capannelli, l’argomento tiene inevitabilmente banco: c’è chi teme un’epidemia e chi si affretta a sottolineare che «comunque il paziente è già guarito» e che quindi, in fin dei conti, «questa influenza non è poi così terribile».
C’è anche chi se la prende addirittura «con questi stranieri che portano certe malattie», «con gli italiani che fanno questi viaggi strani e poi ci portano in casa questi virus terribili». Insomma, ce ne sono veramente per tutti, con il paziente praticamente guarito che viene trasformato in “untore” dal popolo. Perché la paura fa anche questo.
La “febbre suina” è... salita costantemente per tutto il giorno, a partire dalla tarda mattinata, quando è stata ufficializzata la notizia: «Il test sui campioni biologici inviati al laboratorio di virologia dell’Istituto superiore di sanità per test specifici biomolecolari ha dato esito positivo». Il direttore dell’Asl 1 Massa Carrara, Antonio Delvino si affretta a spiegare che «il paziente non presenta più nessuna sintomatologia: è guarito, non rischia più niente». E ancora: «Sarà dimesso nel giro di un paio di giorni». Un messaggio tranquillizzante che tuttavia non riesce a evitare la corsa alla rassicurazione dei cittadini.
«Faremo una conferenza stampa oggi pomeriggio, nella quale spiegheremo tutti i particolari del caso. Comunque intanto posso dirvi che dopo essere rientrato da un viaggio in Messico, l’uomo ha accusato brividi, mialgie e tosse di lieve entità. Si è rivolto al sostituto del suo medico curante, che ha contattato l’unità operativa di igiene e sanità pubblica; quindi è stata avvertita l’unità Malattie infettive, dove il paziente è stato ricoverato in stanza di isolamento respiratorio e sottoposto a una terapia; nel frattempo sono stati effettuati i test del caso: ma posso assicurare che ora questa persona sta benissimo. È tranquillo e aspetta di essere dimesso dall’ospedale». Tranquillo, ma anche... famoso. Nel giro di poche ore di lui si parla ovunque. E iniziano anche le paure.
I telefoni dell’ospedale sono bollenti. Si teme una psicosi. E allora, nel primo pomeriggio, su suggerimento del dottor Baratta, capo del dipartimento emergenze-urgenze, Delvino predispone il potenziamento del pronto soccorso, con infermieri e due medici in più per fronteggiare l’eventuale aumento dell’affluenza di persone che temono di aver contratto l’influenza. Ma non solo. Di fronte alla porta di accesso del reparto Malattie infettive e tropicali dell’ospedale San Giacomo e Cristoforo di Massa, compare una guardia giurata, che ha un ordine preciso: non far passare nessuno. Una misura presa dalla direzione per porre fine al via-vai di giornalisti e curiosi in cerca di notizie. I parenti escono dal reparto accompagnati da un infermiere e non rilasciano dichiarazioni.
Una volta messo in sicurezza... il paziente, il direttore dell’Asl 1, Antonio Delvino spiega così il potenziamento del pronto soccorso: «Si tratta di una misura precauzionale: ma la gente deve stare tranquilla. E comunque per qualsiasi dubbio, invito a rivolgersi in prima istanza ai medici curanti».
Meglio evitare quindi di recarsi al pronto soccorso per quelli che sono i classici sintomi delle comuni influenze. Si rischierebbe soltanto di mandare in tilt il servizio, per una banale forma influenzale: «Domani (oggi, ndr) non ce la facciamo, perché i tempi sono troppo stretti. Ma sicuramente lunedì riuniremo i rappresentanti dei medici curanti, per studiare le strategie da adottare. Ma è chiaro che il medico di famiglia deve essere il primo punto di riferimento: lui è in grado di capire se certi sintomi sono riconducibili ai virus influenzali comuni o meno».
E c’è anche un altro aspetto da valutare: «Lo stesso medico curante è anche in grado di valutare se il paziente ha un sistema di difesa immunitaria solido, in grado di respingere l’attacco oppure che ha bisogno di un supporto». Per questa Nuova Influenza si può sconfiggere in pochi giorni, come dimostra il caso del 50enne aullese: «È la battaglia tra un virus da una parte e gli anticorpi dall’altra. A condizioni normali non c’è nessun rischio, mentre i pericoli nascono dove c’è da fare i conti con un sistema immunitario compromesso. Essendo questo ceppo influenzale più aggressivo, è necessaria maggiore prudenza. Ripeto: in caso di sintomi influenzali, i cittadini devono rivolgersi al loro medico curante. Sarà lui a valutare la situazione».
Altra puntualizzazione di Delvino: il primo caso di “febbre suina all’italiana” non può dare il via a un’epidemia. «Assolutamente no. Possiamo sostenere con tranquillità di essere risaliti a tutte le persone che sono state a contatto con questo paziente, che è reduce da un viaggio in Messico. Tutti gli altri devono stare tranquilli. Ricordo inoltre che in questo periodo ci sono varie sindromi influenzali, di ceppi che possiamo definire “normali”: chi non ha avuto contatti con questa persona, non può essere stato contagiato dalla Nuova Influenza e sicuramente ha preso un altro virus, che il suo medico di famiglia saprà curare».
Tra la gente, nei capannelli, l’argomento tiene inevitabilmente banco: c’è chi teme un’epidemia e chi si affretta a sottolineare che «comunque il paziente è già guarito» e che quindi, in fin dei conti, «questa influenza non è poi così terribile».
C’è anche chi se la prende addirittura «con questi stranieri che portano certe malattie», «con gli italiani che fanno questi viaggi strani e poi ci portano in casa questi virus terribili». Insomma, ce ne sono veramente per tutti, con il paziente praticamente guarito che viene trasformato in “untore” dal popolo. Perché la paura fa anche questo.
La “febbre suina” è... salita costantemente per tutto il giorno, a partire dalla tarda mattinata, quando è stata ufficializzata la notizia: «Il test sui campioni biologici inviati al laboratorio di virologia dell’Istituto superiore di sanità per test specifici biomolecolari ha dato esito positivo». Il direttore dell’Asl 1 Massa Carrara, Antonio Delvino si affretta a spiegare che «il paziente non presenta più nessuna sintomatologia: è guarito, non rischia più niente». E ancora: «Sarà dimesso nel giro di un paio di giorni». Un messaggio tranquillizzante che tuttavia non riesce a evitare la corsa alla rassicurazione dei cittadini.
«Faremo una conferenza stampa oggi pomeriggio, nella quale spiegheremo tutti i particolari del caso. Comunque intanto posso dirvi che dopo essere rientrato da un viaggio in Messico, l’uomo ha accusato brividi, mialgie e tosse di lieve entità. Si è rivolto al sostituto del suo medico curante, che ha contattato l’unità operativa di igiene e sanità pubblica; quindi è stata avvertita l’unità Malattie infettive, dove il paziente è stato ricoverato in stanza di isolamento respiratorio e sottoposto a una terapia; nel frattempo sono stati effettuati i test del caso: ma posso assicurare che ora questa persona sta benissimo. È tranquillo e aspetta di essere dimesso dall’ospedale». Tranquillo, ma anche... famoso. Nel giro di poche ore di lui si parla ovunque. E iniziano anche le paure.
I telefoni dell’ospedale sono bollenti. Si teme una psicosi. E allora, nel primo pomeriggio, su suggerimento del dottor Baratta, capo del dipartimento emergenze-urgenze, Delvino predispone il potenziamento del pronto soccorso, con infermieri e due medici in più per fronteggiare l’eventuale aumento dell’affluenza di persone che temono di aver contratto l’influenza. Ma non solo. Di fronte alla porta di accesso del reparto Malattie infettive e tropicali dell’ospedale San Giacomo e Cristoforo di Massa, compare una guardia giurata, che ha un ordine preciso: non far passare nessuno. Una misura presa dalla direzione per porre fine al via-vai di giornalisti e curiosi in cerca di notizie. I parenti escono dal reparto accompagnati da un infermiere e non rilasciano dichiarazioni.
Una volta messo in sicurezza... il paziente, il direttore dell’Asl 1, Antonio Delvino spiega così il potenziamento del pronto soccorso: «Si tratta di una misura precauzionale: ma la gente deve stare tranquilla. E comunque per qualsiasi dubbio, invito a rivolgersi in prima istanza ai medici curanti».
Meglio evitare quindi di recarsi al pronto soccorso per quelli che sono i classici sintomi delle comuni influenze. Si rischierebbe soltanto di mandare in tilt il servizio, per una banale forma influenzale: «Domani (oggi, ndr) non ce la facciamo, perché i tempi sono troppo stretti. Ma sicuramente lunedì riuniremo i rappresentanti dei medici curanti, per studiare le strategie da adottare. Ma è chiaro che il medico di famiglia deve essere il primo punto di riferimento: lui è in grado di capire se certi sintomi sono riconducibili ai virus influenzali comuni o meno».
E c’è anche un altro aspetto da valutare: «Lo stesso medico curante è anche in grado di valutare se il paziente ha un sistema di difesa immunitaria solido, in grado di respingere l’attacco oppure che ha bisogno di un supporto». Per questa Nuova Influenza si può sconfiggere in pochi giorni, come dimostra il caso del 50enne aullese: «È la battaglia tra un virus da una parte e gli anticorpi dall’altra. A condizioni normali non c’è nessun rischio, mentre i pericoli nascono dove c’è da fare i conti con un sistema immunitario compromesso. Essendo questo ceppo influenzale più aggressivo, è necessaria maggiore prudenza. Ripeto: in caso di sintomi influenzali, i cittadini devono rivolgersi al loro medico curante. Sarà lui a valutare la situazione».
Altra puntualizzazione di Delvino: il primo caso di “febbre suina all’italiana” non può dare il via a un’epidemia. «Assolutamente no. Possiamo sostenere con tranquillità di essere risaliti a tutte le persone che sono state a contatto con questo paziente, che è reduce da un viaggio in Messico. Tutti gli altri devono stare tranquilli. Ricordo inoltre che in questo periodo ci sono varie sindromi influenzali, di ceppi che possiamo definire “normali”: chi non ha avuto contatti con questa persona, non può essere stato contagiato dalla Nuova Influenza e sicuramente ha preso un altro virus, che il suo medico di famiglia saprà curare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google