Sicurezza
Un sonar per scovare i resti nascosti a Mirteto
Il macchinario è stato utilizzato in altre inchieste dai Ris di Parma
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MASSA. Gli inquirenti aspetteranno che passi il fine settimana dei morti poi passeranno al setaccio nuovamente il cimitero del Mirteto in cerca di altri resti umani o di chissà cos’altro sepolto di nascosto nel camposanto. Ad aiutarli nelle ricerche stavolta ci sarà una sorta di sonar messo a disposizione da un’azienda emiliana che lavora con i Ris di Parma. Un macchinario sofisticato, insomma, che potrebbe - sempre che ci siano - rivelare nuovi orrori da aggiungere a quelli già scoperti da procura - l’inchiesta è coordinata dal pm Federico Manotti - e dai carabinieri. Intanto ieri mattina il gip Sgambati ha interrogato il titolare di Euroservizi, Renato Alibani. Il legale Andrea Corradino ha chiesto la scarcerazione del suo assistito. Opposizione del pubblico ministero che ha chiesto almento un segno di ravvedimento. Quale? Un risarcimento simbolico ai familiari dei defunti. Alibani. La linea difensiva del titolare della ditta che si occupava dei servizi cimiteriali è rimasta la stessa fin dall’inizio: Alibani ha ribadito di essere all’oscuro di quello che facevano i suoi dipendenti nei camposanti.
Gli operai negli interrogatori però hanno sempre sostenuto che Alibani faceva visita di frequente nei cimiteri e molte volte li aiutava nelle escavazioni e nelle altre faccende previste dal capitolato. Il gip si è preso qualche giorno di tempo prima di decidere, ma il sì o il no alla scarcerazione (oppure alla concessione dei domiciliari) arriverà entro questa settimana. La sensazione è che almeno i domiciliari dovrebbero essere concessi anche perché non può più inquinare le prove, né reiterare il reato. Escluso anche il pericolo di fuga. Il detector. La ricerca del detector era partita alla fine dell’estate, su richiesta del pm Manotti. Il macchinario servirà a creare meno disagi possibili nei cimiteri e altri dispiaceri ai familiari coinvolti in questa vicenda. Non è stato facile trovarlo perché serviva un detector in grado di rivelare la presenza di corpi estranei sottoterra. L’apparecchio funziona a raggi infrarossi e permetterà di accelerare i tempi scavando a colpo sicuro o quasi. È stata inoltrata richiesta ad alcune università, ma si è dovuto attendere fino alla settimana scorsa per averlo a Massa. Le carte.
Nelle scorse settimane i carabinieri della compagnia di Massa, guidati dal tenente Fabio Saddi, si sono studiati le leggi che riguardano i cimiteri e le carte sequestrate in Comune. Da valutare soprattutto la normativa relativa allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri (arti amputati e altro) e il trattamento dei feti abortiti. Tutto quello ritrovato nelle fosse comuni del Mirteto, insomma. Le responsabilità potrebbero toccare altri livelli, non solo quello dei dipendenti. Non è escluso che l’Arma possa tornare ancora in Comune per acquisire altri documenti. Come quello acquisito dall’hard disk del pc di Renzo Fialdini che elogiava il lavoro fatto da Euroservizi in vista di una gara d’appalto che la società di Avenza avrebbe dovuto affrontare in Veneto. Il dirigente che si occupa del settore, Santo Tavella, comunque si è detto disponibile a qualunque richiesta degli inquirenti. La collaborazione, da parte sua, è a 360 gradi.
Gli operai negli interrogatori però hanno sempre sostenuto che Alibani faceva visita di frequente nei cimiteri e molte volte li aiutava nelle escavazioni e nelle altre faccende previste dal capitolato. Il gip si è preso qualche giorno di tempo prima di decidere, ma il sì o il no alla scarcerazione (oppure alla concessione dei domiciliari) arriverà entro questa settimana. La sensazione è che almeno i domiciliari dovrebbero essere concessi anche perché non può più inquinare le prove, né reiterare il reato. Escluso anche il pericolo di fuga. Il detector. La ricerca del detector era partita alla fine dell’estate, su richiesta del pm Manotti. Il macchinario servirà a creare meno disagi possibili nei cimiteri e altri dispiaceri ai familiari coinvolti in questa vicenda. Non è stato facile trovarlo perché serviva un detector in grado di rivelare la presenza di corpi estranei sottoterra. L’apparecchio funziona a raggi infrarossi e permetterà di accelerare i tempi scavando a colpo sicuro o quasi. È stata inoltrata richiesta ad alcune università, ma si è dovuto attendere fino alla settimana scorsa per averlo a Massa. Le carte.
Nelle scorse settimane i carabinieri della compagnia di Massa, guidati dal tenente Fabio Saddi, si sono studiati le leggi che riguardano i cimiteri e le carte sequestrate in Comune. Da valutare soprattutto la normativa relativa allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri (arti amputati e altro) e il trattamento dei feti abortiti. Tutto quello ritrovato nelle fosse comuni del Mirteto, insomma. Le responsabilità potrebbero toccare altri livelli, non solo quello dei dipendenti. Non è escluso che l’Arma possa tornare ancora in Comune per acquisire altri documenti. Come quello acquisito dall’hard disk del pc di Renzo Fialdini che elogiava il lavoro fatto da Euroservizi in vista di una gara d’appalto che la società di Avenza avrebbe dovuto affrontare in Veneto. Il dirigente che si occupa del settore, Santo Tavella, comunque si è detto disponibile a qualunque richiesta degli inquirenti. La collaborazione, da parte sua, è a 360 gradi.
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