Il Tirreno

Allarme per le commesse alla Eaton

Voci romane su un disimpegno di Fiat, oggi incontro con i sindacati

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MASSA. Allarme alla Eaton, la più grande industria meccanica del territorio. Da Roma rimbalzano voci che parlano di una presunta decisione di Fiat di chiudere le commesse con l’azienda multinazionale statunitense che produce e fornisce alla casa automobilistica torinese punterie idrauliche per i motori. Solo voci, per ora, che troveranno conferme o smentite nell’incontro in calendario oggi alle 15 fra le rappresentanze sindacali e i dirigenti dello stabilimento massese. Si sa, però, che un parlamentare della nostra zona è stato contattato da dirigenti del gruppo per attivarsi sulla questione. Fiat è storicamente uno dei clienti più importanti del gruppo meccanico statunitense. La componentistica Eaton è presente sui modelli oggi più piccoli e più maturi delle auto italiane; e la quota di mercato da essa rappresentata è in discesa. L’eventualità di una cessazione dei rapporti di fornitura sarebbe tuttavia un problema per Eaton. In casa Fiom, però, l’allarme non è ancora scattato. «Nessuna notizia sui rapporti con Fiat - dice Alessio Castelli segretario provinciale dei metalmeccanici di Cgil - anche se non nascondiamo preoccupazioni e intuiamo che qualche problema dev’esserci. Nell’incontro di domani (oggi ndr.) sentiremo cosa ha da dirci la dirigenza italiana dell’azienda».

Già oggi in Eaton la situazione non è tutta rose e fiori. Il 25% circa della forza lavoro è alle prese con la cassa integrazione a segnalare che l’azienda non fornisce prestazioni brillanti e il faccia a faccia con i sindacati era stato predisposto proprio per affrontare questa questione. Di sicuro, non gioca a favore dell’occupazione e del futuro di Eaton la situazione internazionale. La crisi dei mutui negli Usa, il crollo delle borse internazionali, l’affondamento delle grandi banche di investimenti stanno producendo effetti che si ripercuotono anche sull’industria americana. E nell’economia globale, la trasmissione dei problemi è quanto di più rapido possa avvenire: dai mutui subprime agli operai della Eaton massese il passo è breve. «Sì, il timore che queste multinazionali cerchinono sulla forza lavoro i problemi legati alla crisi finanziaria è reale», dice Alessio Castelli. Il problema è che a pagarla sono sempre gli operai.

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