Il Tirreno

Massa, feti e arti amputati tra le tombe

Massa, feti e arti amputati tra le tombe

Dopo lo scandalo delle cremazioni il nuovo giallo dei “rifiuti” ospedalieri sotto i vialetti pedonali, interrati anzichè bruciati

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MASSA. Cimitero degli orrori: a Massa non è finita. Non solo cremazioni multiple, ceneri di defunti diversi mischiate a casaccio, resti di cadaveri ammucchiati in sacchi di plastica. Ora si scopre che al Mirteto ci sono anche arti amputati, tessuti organici provenienti da interventi chirurgici sotterrati in un vialetto del camposanto. E anche alcuni feti. Spoglie di bambini mai nati, risultati di aborti terapeutici o di parti finiti male. Un nuovo macabro capitolo.

Dovevano essere trattati e smaltiti secondo legge, quei “materiali”. Bruciati, in altre parole. Invece, sono finiti qualche decina di centimetri sotto terra. La scoperta del nuovo campionario di nefandezze è arrivata ieri mattina durante un nuovo sopralluogo-scavo condotto dai carabinieri del Nas, affiancati dai militari del nucleo operativo dei Cc. e coordinati dal sostituto procuratore Federico Manotti, titolare dell’indagine che ha portato ai tredici arresti della vigilia di Ferragosto.

Una piccola ruspa è entrata in azione di buon mattino, in un’ala del cimitero del Mirteto non adibita alle tumulazioni. In un camminamento, in pratica. Qui, sotto 50-60 centimetri di terra, gli inquirenti hanno trovato materiale maleodorante e inquietante. Che, con tutta evidenza, non doveva trovarsi lì.

Si tratterebbe (il condizionale è legato al fatto che il responso delle analisi medico-legali è in corso, ma i dubbi che non sia così sono pochi) di rifiuti speciali provenienti dagli ospedali. Di Massa e, forse, di altre zone. Ossia di frammenti di gambe e braccia amputate in seguito a operazioni; di feti, di tessuti organici.
Materiali che - secondo quanto stabiliscono le norme in materia - l’Asl conferiva all’impianto crematorio di Mirteto, gestito da Euroservizi, per lo smaltimento. Dove dovevano essere bruciati, ridotti in cenere e poi avviati ad apposite discariche. Osservando precise misure igienico sanitarie. Nulla, di tutto questo, secondo quanto emerge dal sopralluogo di ieri, sarebbe stato fatto.

Le parti anatomiche venivano consegnate dall’Asl ai gestori del forno chiuse in speciali contenitori etichettati in modo da poter risalire all’appartenenza del reperto. Di questi contenitori speciali neanche l’ombra: i pezzi di uomo sono stati trovati in sacchi di plastica neri.

«I resti da noi esaminati durante il sopralluogo (ieri per chi legge ndr.) sono assolutamente compatibili con l’ipotesi che si tratti di feti e parti di corpo umano. Di più non posso dire, occorrono altre analisi», dice il dottor Maurizio Ratti, medico legale che ha partecipato agli scavi al Mirteto.

Il nuovo sopralluogo dei carabinieri è stato mirato. La ruspa si è messa a scavare in un punto ben preciso della grande area occupata dalla città dei morti, non a caso. Un punto, è facile presumerlo (anche se gli inquirenti non lo ammettono), rivelato da alcuni degli indagati durante gli interrogatori seguiti al blitz di Ferragosto. Qualcuno, insomma, «ha cantato» e aperto un nuovo inquietante capitolo del cimitero horror.

Non l’ultimo, a quanto pare: le ispezioni continuano, gli scavi proseguiranno anche oggi e, forse, nei prossimi giorni, sempre seguendo la “mappa” fornita dagli indagati agli inquirenti. E, si dice, ci saranno altre pessime sorprese: si parla di resti di cadaveri con braccialetti di riconoscimento.

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