Proteste
UNICA ECCEZIONE: UNA REPORTER ANTI NAZISTA
Nel mio ristorante niente tedeschi
Dura da 62 anni il divieto dell'ex partigiano che gestisce una trattoria sulle colline di Carrara. Unica eccezione, nei giorni scorsi, una reporter di Berlino anarchica e antinazista
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CARRARA. A Bedizzano di Carrara, in mezzo alle cave di marmo, proprio a due passi dalla Linea gotica, fino a qualche giorno fa c'era una trattoria "verboten" ai tedeschi. Titolare è Francesco Farsetti detto Ometto, 86 anni che non dimostra, comunista irriducibile ed ex partigiano della "Brigata Garibaldi". In questo luogo ameno sorto nel lontano 1946, i tedeschi: donne, vecchi o bambini, non sono graditi. Il vecchio partigiano non concede loro neanche un panino, un caffè od un bicchiere di acqua. Se li riconosce li ferma sull'uscio del ristorante e chiede se posseggano la tessera dell'Anpi o dell'Arci. Poi, con ferma cortesia, li allontana: "Raus: da me gente come voi non mangia niente!".
Ma proprio il giorno della ricorrenza dell'eccidio di S. Anna di Stazzema, è scoppiata la "bomba" di pace: una tedesca è riuscita a violare l'osteria-bunker del nemico giurato dei nazisti. In pratica e per un giorno il signor Francesco Farsetti ha firmato l'armistizio con la Germania e suggellato il Patto d'Acciaio con Digne Meller Marcovicz di 74 anni, famosa fotoreporter di Berlino, ma anarchica ed antinazista dichiarata.
Una sorta di tregua a discrezione sancita nel locale di Bedizzano, sotto i pergolati di uva fragolina e un arredo urbano mirabolante di grandi tavoli, balaustre, panchine e pavimento di marmo grezzo e levigato. «Lo spessore di un'epoca - dice Ometto - di storia, di lutti e di sacrifici di lavoro».
Tra il partigiano e la tedesca è scoccata la scintilla della solidarietà dinanzi a piatti di minestrone coi fagioli e delizioso baccalà marinato "alla livornese". Poi i brindisi, con relativo tintinnio concorde dei "francesini" colmi di vino rosso.
Ma la storia di Ometto "spaventapasseri dei tedeschi" ha radici lontane e drammatiche, come quella ancora più crudele di Digne Meller Marcovicz. Vicende che non possono e non debbono suscitare l'ironia che oggi si infonde.
L'oste ci mostra quella che considera una Sacra reliquia: un grande quadro che conserva i volti di 360 partigiani caduti in combattimento coi tedeschi nel 1944-45: fototessere, decorate da un cuore di stoffa nero e rosso sangue, ricamato da un famoso anarchico di nome Gogliardo Fiaschi. «Ho visto i massacri di gente inerme, compiuti dagli aguzzini delle SS di Walter Reder, quel Monco maledetto che dalle nostre parti ha combinato sfracelli e orrende rappresaglie. Come posso servire i discendenti di tanta barbarie - s'interroga ancora oggi Ometto - i miei morti ammazzati si rivolterebbero nelle fosse comuni dove li avevano scaraventati».
Digne M. Marcovicz, tedesca ospite, alza gli occhi al cielo e ripensa alla sua famiglia di scienziati, industriali ed artisti "ebrei-tedeschi-olandesi" annientata dai nazisti. Ricorda di sua sorella, Cato, 22 anni, che si ribellò al regime di Hitler, ma che nel 1943 venne decapitata in carcere a Berlino. Con il boia che brandiva una scure enorme e indossava cappuccio nero e guanti bianchi. La giornalista sospira, mentre Ometto esclama: «Stavolta ho fatto un'eccezione e ho dato da mangiare in casa mia ad una tedesca anarchica e antinazista come lei. Ma l'eccezione non conferma la regola perche se Dio perdona, Ometto... no!». Poi conclude: «Raus, raus a tutta la gente di razza ariana». Digne M. Marcovicz lo fissa e gli sorride: «Dai, Ometto dagli occhi azzurri, oggi è una magnifica giornata piena di luce. Non fare il razzista».
Ma proprio il giorno della ricorrenza dell'eccidio di S. Anna di Stazzema, è scoppiata la "bomba" di pace: una tedesca è riuscita a violare l'osteria-bunker del nemico giurato dei nazisti. In pratica e per un giorno il signor Francesco Farsetti ha firmato l'armistizio con la Germania e suggellato il Patto d'Acciaio con Digne Meller Marcovicz di 74 anni, famosa fotoreporter di Berlino, ma anarchica ed antinazista dichiarata.
Una sorta di tregua a discrezione sancita nel locale di Bedizzano, sotto i pergolati di uva fragolina e un arredo urbano mirabolante di grandi tavoli, balaustre, panchine e pavimento di marmo grezzo e levigato. «Lo spessore di un'epoca - dice Ometto - di storia, di lutti e di sacrifici di lavoro».
Tra il partigiano e la tedesca è scoccata la scintilla della solidarietà dinanzi a piatti di minestrone coi fagioli e delizioso baccalà marinato "alla livornese". Poi i brindisi, con relativo tintinnio concorde dei "francesini" colmi di vino rosso.
Ma la storia di Ometto "spaventapasseri dei tedeschi" ha radici lontane e drammatiche, come quella ancora più crudele di Digne Meller Marcovicz. Vicende che non possono e non debbono suscitare l'ironia che oggi si infonde.
L'oste ci mostra quella che considera una Sacra reliquia: un grande quadro che conserva i volti di 360 partigiani caduti in combattimento coi tedeschi nel 1944-45: fototessere, decorate da un cuore di stoffa nero e rosso sangue, ricamato da un famoso anarchico di nome Gogliardo Fiaschi. «Ho visto i massacri di gente inerme, compiuti dagli aguzzini delle SS di Walter Reder, quel Monco maledetto che dalle nostre parti ha combinato sfracelli e orrende rappresaglie. Come posso servire i discendenti di tanta barbarie - s'interroga ancora oggi Ometto - i miei morti ammazzati si rivolterebbero nelle fosse comuni dove li avevano scaraventati».
Digne M. Marcovicz, tedesca ospite, alza gli occhi al cielo e ripensa alla sua famiglia di scienziati, industriali ed artisti "ebrei-tedeschi-olandesi" annientata dai nazisti. Ricorda di sua sorella, Cato, 22 anni, che si ribellò al regime di Hitler, ma che nel 1943 venne decapitata in carcere a Berlino. Con il boia che brandiva una scure enorme e indossava cappuccio nero e guanti bianchi. La giornalista sospira, mentre Ometto esclama: «Stavolta ho fatto un'eccezione e ho dato da mangiare in casa mia ad una tedesca anarchica e antinazista come lei. Ma l'eccezione non conferma la regola perche se Dio perdona, Ometto... no!». Poi conclude: «Raus, raus a tutta la gente di razza ariana». Digne M. Marcovicz lo fissa e gli sorride: «Dai, Ometto dagli occhi azzurri, oggi è una magnifica giornata piena di luce. Non fare il razzista».
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