Il dolore
False cremazioni e cadaveri accatastatitredici persone arrestate a Massa
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Il forno crematorio di Massasequestrato (foto Cuffaro)
I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al falso, ai reati contro la pubblica amministrazione e contro la pietà dei defuntiI reati contestati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al falso, ai reati contro la pubblica amministrazione e contro la pietà dei defunti
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MASSA. I cadaveri da cremare li mettevano nel forno due a due; a volte li bruciavano “a freddo” - a temperatura inferiore a quella prevista, cioè - per risparmiare il gas. I resti, poi, li mettevano in grossi sacchi neri e li gettavano in uno scantinato. E le ceneri da raccogliere nelle urne e da restituire ai parenti? Quelle le mischiavano come capitava: un po’ della salma del tale, un po’di quella del talaltro. E, se era il caso, si fregavano pure le maniglie in ottone e i crocifissi delle bare. È lo scandalo del cimitero cittadino del Mirteto ricostruito dai carabinieri e dalla procura nell’inchiesta denomimata “Amen.” Inchiesta che ieri avuto una svolta clamorosa con l’arresto di tredici persone.
In manette sono finiti: Renato Alibani, titolare, all’epoca dei fatti, della società Euroservizi di Avenza (Carrara) che gestiva in appalto i servizi cimiteriali di Massa; Renzo Fialdini, apprezzato funzionario del Comune di Massa (colui che doveva controllare la correttezza delle procedure), all’epoca responsabile dell’Ufficio cimiteri, oggi nell’ufficio di gabinetto del sindaco Roberto Pucci; Augusto Calzetta, un notissimo ex ufficiale dei carabinieri che per anni ha comandato il nucleo operativo dell’Arma a Massa; otto fra impiegati e operai della Euroservizi.
Agli arresti domiciliari un dipendente del cimitero di Pisa, Luciano Del Sarto; e il titolare di un’impresa funebre di Serravezza: Renzo Paladini.
L’accusa - ma non per tutti - è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e “dispersione e sottrazione di ceneri di defunti”, reato che prevede fino a sette anni di carcere. Per alcuni è scattata anche l’imputazione di corruzione, peculato, falso in atto pubblico. Per altri l'accusa è di sola truffa.
Nei confronti di Augusto Calzetta, tenente colonnello, personaggio conosciutissimo a Massa, l’accusa è di concorso esterno nell’associazione a delinquere e favoreggiamento: per avere cercato di depistare e ostacolare le indagini dei suoi stessi ex colleghi.
Indagate anche altre dodici persone (in stato di libertà).
Il blitz di ieri è arrivato dopo oltre un anno e mezzo di indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo di Massa con l’importante contributo dei Nas di Livorno del luogotenente Antonio Filieri e del tenente Fedele Verzola.
Che nella gestione del forno del cimitero di Mirteto vi fosse ben poco di regolare e legale era apparso chiaro - agli inquirenti - già nel maggio 2007. Quando i Nas fecero un sopralluogo in quel cimitero alla prima periferia della città.
E scoprirono uno scenario horror. Trovarono alcune salme e resti di persone che risultavano, nei documenti, già cremate, ma che invece erano depositate nella cella frigorifera o accatastate in vari locali. Trovarono condizioni igieniche a rischio e una gigantesca quantità di ceneri (umane) nascoste in un sotterraneo dello stesso cimitero: qualcosa come 500 chili di rifiuti.
Quel blitz portò all’arresto di un dipendente di Euroservizi e al sequestro dell’impianto.
Ieri, la seconda parte dell’operazione. Sulla base delle ammissioni del dipendente arrestato e dei documenti sequestrati, il pm Federico Manotti ha chiesto e ottenuto dal gip Giovanni Sgambati la firma sugli ordini di custodia cautelare per i 13 arrestati di ieri. Un’organizzazione - ne sono convinti gli inquirenti - creata per massimizzare i profitti e ridurre i costi delle cremazioni. In modo del tutto truffaldino. Bruciando, cioè, in modo irregolare le salme, smaltendo i resti dei cadaveri alla bell’è meglio, falsificando le documentazioni. Un’attività di tipo industriale: il volume delle ceneri abbandonate ritrovato dai Nas corrisponderebbe più o meno a 500 cadaveri.
Il risparmio di metano così ottenuto - perché il barare sui consumi del forno, aumentando i guadagni, sarebbe stato uno degli obiettivi della associazione a delinquere - è stimabile attorno agli 82mila euro per un solo anno di questa attività (che sarebbe durata per almeno due anni).
Ancora da stabilire, invece, il volume di affari illecito generato dal core business dei “crematori in nero”, ossia quanto illecitamente incassato dal Comune per la loro attività.
Ma se si tien conto che per ogni salma cremata la società incassava circa 380 euro e che si parla di resti di almeno 500 cadaveri ritrovati, si intuiscono le dimensioni di questa truffa.
In manette sono finiti: Renato Alibani, titolare, all’epoca dei fatti, della società Euroservizi di Avenza (Carrara) che gestiva in appalto i servizi cimiteriali di Massa; Renzo Fialdini, apprezzato funzionario del Comune di Massa (colui che doveva controllare la correttezza delle procedure), all’epoca responsabile dell’Ufficio cimiteri, oggi nell’ufficio di gabinetto del sindaco Roberto Pucci; Augusto Calzetta, un notissimo ex ufficiale dei carabinieri che per anni ha comandato il nucleo operativo dell’Arma a Massa; otto fra impiegati e operai della Euroservizi.
Agli arresti domiciliari un dipendente del cimitero di Pisa, Luciano Del Sarto; e il titolare di un’impresa funebre di Serravezza: Renzo Paladini.
L’accusa - ma non per tutti - è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e “dispersione e sottrazione di ceneri di defunti”, reato che prevede fino a sette anni di carcere. Per alcuni è scattata anche l’imputazione di corruzione, peculato, falso in atto pubblico. Per altri l'accusa è di sola truffa.
Nei confronti di Augusto Calzetta, tenente colonnello, personaggio conosciutissimo a Massa, l’accusa è di concorso esterno nell’associazione a delinquere e favoreggiamento: per avere cercato di depistare e ostacolare le indagini dei suoi stessi ex colleghi.
Indagate anche altre dodici persone (in stato di libertà).
Il blitz di ieri è arrivato dopo oltre un anno e mezzo di indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo di Massa con l’importante contributo dei Nas di Livorno del luogotenente Antonio Filieri e del tenente Fedele Verzola.
Che nella gestione del forno del cimitero di Mirteto vi fosse ben poco di regolare e legale era apparso chiaro - agli inquirenti - già nel maggio 2007. Quando i Nas fecero un sopralluogo in quel cimitero alla prima periferia della città.
E scoprirono uno scenario horror. Trovarono alcune salme e resti di persone che risultavano, nei documenti, già cremate, ma che invece erano depositate nella cella frigorifera o accatastate in vari locali. Trovarono condizioni igieniche a rischio e una gigantesca quantità di ceneri (umane) nascoste in un sotterraneo dello stesso cimitero: qualcosa come 500 chili di rifiuti.
Quel blitz portò all’arresto di un dipendente di Euroservizi e al sequestro dell’impianto.
Ieri, la seconda parte dell’operazione. Sulla base delle ammissioni del dipendente arrestato e dei documenti sequestrati, il pm Federico Manotti ha chiesto e ottenuto dal gip Giovanni Sgambati la firma sugli ordini di custodia cautelare per i 13 arrestati di ieri. Un’organizzazione - ne sono convinti gli inquirenti - creata per massimizzare i profitti e ridurre i costi delle cremazioni. In modo del tutto truffaldino. Bruciando, cioè, in modo irregolare le salme, smaltendo i resti dei cadaveri alla bell’è meglio, falsificando le documentazioni. Un’attività di tipo industriale: il volume delle ceneri abbandonate ritrovato dai Nas corrisponderebbe più o meno a 500 cadaveri.
Il risparmio di metano così ottenuto - perché il barare sui consumi del forno, aumentando i guadagni, sarebbe stato uno degli obiettivi della associazione a delinquere - è stimabile attorno agli 82mila euro per un solo anno di questa attività (che sarebbe durata per almeno due anni).
Ancora da stabilire, invece, il volume di affari illecito generato dal core business dei “crematori in nero”, ossia quanto illecitamente incassato dal Comune per la loro attività.
Ma se si tien conto che per ogni salma cremata la società incassava circa 380 euro e che si parla di resti di almeno 500 cadaveri ritrovati, si intuiscono le dimensioni di questa truffa.
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