La manifestazione
L'alga tossica è arrivata: colpito un bimbo
Gianni Parrini
Allarme a Marina di Carrara, balneari preoccupati per il turismo
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MARINA DI CARRARA. L’alga tossica minaccia la costa nord della Toscana e fa tremare i gestori degli stabilimenti balneari. C’è già la prima “vittima” sul litorale di Marina di Carrara. Mal di testa forte, dolori articolari, inappetenza e spossatezza: questi i sintomi che ieri pomeriggio hanno allarmato i genitori di un ragazzino di 12 anni. La pediatra che lo ha visitato ha collegato il malore all’alga per la quale l’Arpat ha lanciato l’allarme nei giorni scorsi. E potrebbero esserci altri casi, sempre sulla costa di Marina di Carrara: i più a rischio sono i bambini. Secondo i rilevamenti dell’Arpat sul litorale tirrenico, all’altezza di Massa, si registrano alte concentrazioni del microrganismo che provoca anche febbre e mal di gola.
E a correre il rischio che una giornata di mare sia rovinata da disturbi fisici non sono soltanto coloro che fanno il bagno in mare: in talune circostanze, infatti, le tossine trasportate dal vento possono essere inalate da chi si trova in prossimità del bagnasciuga. Una situazione preoccupante per gli operatori del turismo, proprio in vista del decisivo periodo di Ferragosto.
La situazione è costantemente monitorata dai tecnici dell’Arpat e delle Asl, che avevano già indicato il litorale apuano come quello più a rischio, mentre il resto della Toscana dovrebbe essere al riparo dall’alga tossica. A suscitare apprensione sono soprattutto le condizioni meteorologiche: «Abbiamo registrato una forte concentrazione di Ostreopsis ovata nelle acque del litorale apuano - spiega Antonio Melley, della direzione tecnica di Arpat - Le previsioni non sono incoraggianti perché il bel tempo e le alte temperature previste nei prossimi giorni facilitano la fioritura e lo sprigionamento delle tossine. Già adesso si cominciano a registrare segni di sofferenza in alcuni organismi marini come polpi e ricci di mare». Dunque, a creare ulteriore turbamento ad una stagione balneare partita in ritardo a causa del maltempo, ora ci si mette anche l’Ostreopsis, una microalga presente già da tempo nelle acque del Mediterraneo, che due anni fa, in Liguria, causò il ricovero in ospedale di un centinaio di persone colpite da malori fisici.
«È un’alga invisibile ad occhio nudo e che, in condizioni normali, non produce effetti negativi né per il mare né per i bagnanti - spiega Melley - I pericoli si presentano d’estate, nel periodo della fioritura. In queste occasioni la sovrabbondanza del microrganismo fa assumere all’acqua un colore marroncino, talvolta accompagnato da una piccola schiuma, simile a quella di un cappuccino». Sono questi i casi in cui si sprigionano le micidiali tossine, i cui effetti nocivi sono amplificati dal fenomeno dell’aerosol marino: «Quando l’alga va in sospensione, dall’acqua si solleva un vapore che trasporta parte della sua tossicità residua - spiega ancora Melley - Per questo anche le persone che non hanno fatto il bagno, ma si trovano stese al sole o a passeggio sulla spiaggia, possono accusare qualche malessere».
Questa mattina i tecnici di Arpat si immergeranno sul fondo del mare per prelevare dei campioni da analizzare. Per ora gli addetti ai lavori non nascondono il problema, ma predicano calma e buon senso. I sintomi dell’intossicazione, infatti, si esauriscono nell’arco di ventiquattro ore e non hanno conseguenze sulla salute dei malcapitati. «Non creiamo allarmismi ingiustificati - spiega Roberto Aliboni, presidente dell’associazione dei balneari apuani - la situazione è tranquilla e sappiamo come affrontarla. Già un paio di anni fa abbiamo fronteggiato questa emergenza».
Nelle località minacciate dall’alga c’è preoccupazione soprattutto per i riflessi negativi che questa situazione potrà avere sul turismo: «Nella settimana di Ferragosto - conclude Aliboni - ci giochiamo il 33% del fatturato stagionale». In ogni modo, ci sono poche probabilità che l’alga tossica si presenti anche in altri tratti del litorale toscano, secondo Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente per l’arcipelago. «L’alga fiorisce solo in zone in cui ci sono determinate condizioni climatiche e ambientali: fondali molto bassi, alte temperature e scarsa circolazione delle correnti marine. Situazioni che si registrano quasi esclusivamente lungo il litorale apuano, dove sono state costruite delle barriere protettive per difendere le spiagge dall’erosione. Il resto della nostra costa è aperto - conclude Mazzantini - Basterebbe una mareggiata o un bell’acquazzone per risolvere il problema».
E a correre il rischio che una giornata di mare sia rovinata da disturbi fisici non sono soltanto coloro che fanno il bagno in mare: in talune circostanze, infatti, le tossine trasportate dal vento possono essere inalate da chi si trova in prossimità del bagnasciuga. Una situazione preoccupante per gli operatori del turismo, proprio in vista del decisivo periodo di Ferragosto.
La situazione è costantemente monitorata dai tecnici dell’Arpat e delle Asl, che avevano già indicato il litorale apuano come quello più a rischio, mentre il resto della Toscana dovrebbe essere al riparo dall’alga tossica. A suscitare apprensione sono soprattutto le condizioni meteorologiche: «Abbiamo registrato una forte concentrazione di Ostreopsis ovata nelle acque del litorale apuano - spiega Antonio Melley, della direzione tecnica di Arpat - Le previsioni non sono incoraggianti perché il bel tempo e le alte temperature previste nei prossimi giorni facilitano la fioritura e lo sprigionamento delle tossine. Già adesso si cominciano a registrare segni di sofferenza in alcuni organismi marini come polpi e ricci di mare». Dunque, a creare ulteriore turbamento ad una stagione balneare partita in ritardo a causa del maltempo, ora ci si mette anche l’Ostreopsis, una microalga presente già da tempo nelle acque del Mediterraneo, che due anni fa, in Liguria, causò il ricovero in ospedale di un centinaio di persone colpite da malori fisici.
«È un’alga invisibile ad occhio nudo e che, in condizioni normali, non produce effetti negativi né per il mare né per i bagnanti - spiega Melley - I pericoli si presentano d’estate, nel periodo della fioritura. In queste occasioni la sovrabbondanza del microrganismo fa assumere all’acqua un colore marroncino, talvolta accompagnato da una piccola schiuma, simile a quella di un cappuccino». Sono questi i casi in cui si sprigionano le micidiali tossine, i cui effetti nocivi sono amplificati dal fenomeno dell’aerosol marino: «Quando l’alga va in sospensione, dall’acqua si solleva un vapore che trasporta parte della sua tossicità residua - spiega ancora Melley - Per questo anche le persone che non hanno fatto il bagno, ma si trovano stese al sole o a passeggio sulla spiaggia, possono accusare qualche malessere».
Questa mattina i tecnici di Arpat si immergeranno sul fondo del mare per prelevare dei campioni da analizzare. Per ora gli addetti ai lavori non nascondono il problema, ma predicano calma e buon senso. I sintomi dell’intossicazione, infatti, si esauriscono nell’arco di ventiquattro ore e non hanno conseguenze sulla salute dei malcapitati. «Non creiamo allarmismi ingiustificati - spiega Roberto Aliboni, presidente dell’associazione dei balneari apuani - la situazione è tranquilla e sappiamo come affrontarla. Già un paio di anni fa abbiamo fronteggiato questa emergenza».
Nelle località minacciate dall’alga c’è preoccupazione soprattutto per i riflessi negativi che questa situazione potrà avere sul turismo: «Nella settimana di Ferragosto - conclude Aliboni - ci giochiamo il 33% del fatturato stagionale». In ogni modo, ci sono poche probabilità che l’alga tossica si presenti anche in altri tratti del litorale toscano, secondo Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente per l’arcipelago. «L’alga fiorisce solo in zone in cui ci sono determinate condizioni climatiche e ambientali: fondali molto bassi, alte temperature e scarsa circolazione delle correnti marine. Situazioni che si registrano quasi esclusivamente lungo il litorale apuano, dove sono state costruite delle barriere protettive per difendere le spiagge dall’erosione. Il resto della nostra costa è aperto - conclude Mazzantini - Basterebbe una mareggiata o un bell’acquazzone per risolvere il problema».
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