Il Tirreno

Giorgieri condannato a 24 anni di carcere

Giorgieri condannato a 24 anni di carcere

Accolta in parte la tesi della difesa: parziale vizio di mente, via le aggravanti

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MASSA. Ventiquattro anni di carcere, con i primi tre - almeno - in una casa di cura. La sentenza della corte di assise di Cuneo è arrivata nella tarda serata di venerdì. I giudici non hanno accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Riccardo Baudinelli, che per Simone Giorgieri, 34 anni, alla sbarra con l’accusa di aver ucciso Manuela Schellino, 27 anni, aveva chiesto l’ergastolo. È passata la linea dell’avvocato Valter Mattarocci, difensore dell’omicida, che chiedeva un vizio di mente. La corte, dopo due ore di camera di consiglio, hanno detto che il vizio c’era ma parziale. Quanto bastava per cancellare le aggravanti - come i futili motivi e la rapina - e ridurre a 24 anni di reclusione la pena. La corte ha applicato il minimo della pena per il reato di omicidio, riconoscendo la semi infermità mentale. Ed è stato proprio il vizio parziale di mente a smontare una per una le aggravanti contestate dal pm in dibattimento prima e nelle conclusioni poi. Per il sostituto procuratore Baudinelli Giorgieri il 17 maggio, uccidendo l’infermiera Manuela Schellino nella casa di cura del cuneese, ha compiuto un atto malvagio.

Un atto che era premeditato, visto che durante il dibattimento un testimone sembrava aver segnato un punto decisivo per l’accusa: Angelo Dao, unico ad aver assistito al delitto, ricoverato anche lui a Villa Margherita, durante il processo aveva dichiarato che Giorgieri aveva espresso, due giorni prima dell’omicidio, la volontà di uccidere l’infermiera moglianese. Secondo quanto riferito da Dao in un confuso e a tratti incomprensibile racconto, durante l’aggressione aveva cercato di fermare Giorgieri, ricevendo però un calcio. Ma la premeditazione i giudici non l’hanno considerata perché Mattarocci è riuscito a dimostrare che non c’era. Fondamentale per l’attenuante della semi infermità è stata la consulenza dello psicologo della difesa Marco Casonato. Mattarocci aveva sottoposto il professor a una lunga deposizione. Il medico davanti ai giudici aveva ricordato la condizione carceraria di Giorgieri. «L’imputato ha commesso reati per farsi arrestare e rimanere in carcere. Dove peraltro non guarda la televisione, non legge i giornali, non si informa. Sta al buio, oppure passa il tempo a pulire la sua cella. Potremmo definirlo affetto da una forma di autismo».

In pratica lo psicologo ha descritto Simone come uno schizofrenico grave, come peraltro citato in alcune perizie, comprese quelle dell’ospedale psichiatrico giudiziale di Reggio Emilia: «Fin da bambino aveva allucinazioni, vedeva il diavolo e chiamava in soccorso i genitori». Casonato ha riportato i colloqui e i test fatti in carcere con Giorgieri: «L’imputato è stato violento nei confronti di qualsiasi persona che mostrasse un qualche interesse nei suoi confronti, che potesse provocargli emozioni». Ora Mattarocci aspetterà le motivazioni della sentenza, poi chiederà l’appello. Sperando in un ulteriore sconto, visto che in prima istanza la sua richiesta era stata di non imputabilità.

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