Sicurezza
Cermec: 29,7 milioni di euro di debiti
Claudio Figaia
In aumento le esposizioni verso le banche. I revisori: «Quadro preoccupante»
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MASSA. C’è il Cat con l’acqua alla gola, l’Evam con il piano industriale che non parte, Massa Servizi tutta da “rivisitare”, l’Asmiu che “costa troppo”. Ma c’è anche il Cermec tra le aziende pubbliche alle prese con problemi economici-finanziari. E per il Consorzio ecologia e risorse della Provincia (acronimo: Cermec), 47% delle azioni detenuta dal Comune di Massa; 48% da Carrara; 5% dalla Provincia, il problema si chiama maxi indebitamento. Nell’azione a tutto campo di revisione delle società partecipate (ossia delle aziende a mano pubbliche che si occupano dei servizi territoriali) avviata dall’amministrazione Pucci vien fuori anche questo. Si evidenzia, cioè, che il Consorzio pubblico che si occupa di smaltimento e trasformazione dei rifiuti prodotti dai nostri concittadini è afflitto, e non da oggi, da una situazione patrimoniale «preoccupantemente sbilanciata» (così si esprimono i revisori dei conti che hanno approvato il bilancio consuntivo 2007 di Cermec). Ossia: la società di via Gotara ha 29,7 milioni di debiti, una montagna, si può dire, più alta di quella formata dai rifiuti che ogni giorno smaltisce. Per il trattamento dell’immondizia provinciale, Cermec ha ricevuto nel 2007 all’incirca 15,7 milioni di euro dai suoi soci azionisti (Comuni di Carrara e Massa e Provincia).
La somma costituisce, in buona sostanza, il fatturato dell’azienda e risulta in crescita rispetto al 2006 quando si fermò a 14,2 milioni di euro. Ma, l’indebitamento complessivo è quasi il doppio del fatturato: il che per l’azienda - per qualsiasi azienda - non è cosa certo positiva. Non lo è, intanto, perché il risultato operativo positivo del conto economico di Cermec (vale a dire quello che sarebbe il margine di guadagno) che è era di 872mila euro viene «eroso» dai costi della gestione finanziaria, ossia dal pagamento degli interessi, che pesa per 612mila euro. Ma l’indebitamento è «particolarmente insidioso» - sottolinea la relazione del collegio dei revisori dei conti - perché si registra un incremento totale dei debiti di 5,4 milioni di euro dal 2006 al 2007. In altre parole: i debiti si stanno accumulando. E ciò rischia- citiamo ancora i Revisori (Bruno Munda presidente, Giorgio Dell’Amico e Antonio Valenti sindaci effettivi) - di «mettere a repentaglio l’integrità del patrimonio sociale» di Cermec. Necessaria, dunque, «un’azione di salvaguardia, anche alla luce del fatto che il volume di affari non registra significative lievitazioni».
Aldilà del linguaggio tecnico-contabile, significa che Cermec, può sì contare su un aumento delle entrate, in virtù del fatto che conferire rifiuti al consorzio costa oggi (dal novembre 2007) ai Comuni 145 euro a tonnellata contro i 123,20 della tariffa precedente. La società non riesce, tuttavia, a evitare di chiedere soldi alle banche per far fronte alle proprie esigenze. E corre il rischio di andare in crisi. Ma da cosa deriva questa crescente tendenza a far debiti di Cermec? La nota di integrazione al bilancio sottoscritta dal consiglio di amministrazione dà una spiegazione: «Il ricorso al debito si è reso necessario per fare fronte al mancato incasso delle fatture dei nostri principali clienti-Comuni che, per rimanere nel patto di stabilità o per mancanza di liquidità, hanno sospeso i pagamenti». Non a caso, alla voce crediti verso clienti, si legge in bilancio un più 3,8 milioni di euro accompagnato da un decremento dei debiti verso i fornitori di 600mila euro. In altre parole: i Comuni di costa e della Lunigiana pagano in ritardo (o proprio non saldano le fatture) e Cermec è costretto a ricorrere sempre più di frequente alle banche per far fronte ai buchi generati da questi mancati “incassi”.
Una situazione, comunque, critica, che il collegio dei revisori invita a sanare «con una più diligente conduzione degli aspetti finanziari» e che la giunta Pucci tenta di risolvere da un punto di vista politico-amministrativo.
La somma costituisce, in buona sostanza, il fatturato dell’azienda e risulta in crescita rispetto al 2006 quando si fermò a 14,2 milioni di euro. Ma, l’indebitamento complessivo è quasi il doppio del fatturato: il che per l’azienda - per qualsiasi azienda - non è cosa certo positiva. Non lo è, intanto, perché il risultato operativo positivo del conto economico di Cermec (vale a dire quello che sarebbe il margine di guadagno) che è era di 872mila euro viene «eroso» dai costi della gestione finanziaria, ossia dal pagamento degli interessi, che pesa per 612mila euro. Ma l’indebitamento è «particolarmente insidioso» - sottolinea la relazione del collegio dei revisori dei conti - perché si registra un incremento totale dei debiti di 5,4 milioni di euro dal 2006 al 2007. In altre parole: i debiti si stanno accumulando. E ciò rischia- citiamo ancora i Revisori (Bruno Munda presidente, Giorgio Dell’Amico e Antonio Valenti sindaci effettivi) - di «mettere a repentaglio l’integrità del patrimonio sociale» di Cermec. Necessaria, dunque, «un’azione di salvaguardia, anche alla luce del fatto che il volume di affari non registra significative lievitazioni».
Aldilà del linguaggio tecnico-contabile, significa che Cermec, può sì contare su un aumento delle entrate, in virtù del fatto che conferire rifiuti al consorzio costa oggi (dal novembre 2007) ai Comuni 145 euro a tonnellata contro i 123,20 della tariffa precedente. La società non riesce, tuttavia, a evitare di chiedere soldi alle banche per far fronte alle proprie esigenze. E corre il rischio di andare in crisi. Ma da cosa deriva questa crescente tendenza a far debiti di Cermec? La nota di integrazione al bilancio sottoscritta dal consiglio di amministrazione dà una spiegazione: «Il ricorso al debito si è reso necessario per fare fronte al mancato incasso delle fatture dei nostri principali clienti-Comuni che, per rimanere nel patto di stabilità o per mancanza di liquidità, hanno sospeso i pagamenti». Non a caso, alla voce crediti verso clienti, si legge in bilancio un più 3,8 milioni di euro accompagnato da un decremento dei debiti verso i fornitori di 600mila euro. In altre parole: i Comuni di costa e della Lunigiana pagano in ritardo (o proprio non saldano le fatture) e Cermec è costretto a ricorrere sempre più di frequente alle banche per far fronte ai buchi generati da questi mancati “incassi”.
Una situazione, comunque, critica, che il collegio dei revisori invita a sanare «con una più diligente conduzione degli aspetti finanziari» e che la giunta Pucci tenta di risolvere da un punto di vista politico-amministrativo.
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