Il Tirreno

«Era emozionato e zuppo di pioggia»

Mancini e il santuario in cima alla Cisa in un fotomontaggio
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Mancini e il santuario in cima alla Cisa in un fotomontaggio

La custode del Santuario racconta l’incontro con Roberto Mancini

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PASSO DELLA CISA. «Ho visto arrivare quei due uomini, zuppi di pioggia, che mi hanno chiesto dove fosse il Santuario della Madonna della Guardia. A prima vista sembravano dei ciclisti e io mi sono detta “ma chi ci fanno quassù con un giornata simile?” comunque ho indicato loro dove andare, oltrechè dargli la chiave per aprire la porta della chiesa. Solo al loro ritorno ho capito che uno di quegli uomini era Roberto Mancini». Così Lisetta Spagnoli, titolare del bar che si affaccia sul Passo della Cisa, lunedì scorso teatro della performance ciclistica dell’allenatore dell’Inter. Assieme al marito Umberto Ribolla, la signora Lisetta, da una vita lavora nel locale abbarbicato sull’Appennino. Ne ha vista di gente passare di là, sia avventori occasionali del suo bar che devoti in pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Guardia, luogo di culto da sempre frequentato da sportivi colmi di Fede. Infatti ai piedi della statua della Madonna sono state nei decenni lasciate maglie sportivi, biciclette, trofei, stemmi e bandiere da chi, cogliendo o cercando un successo sportivo, ha voluto così ringraziare o implorare la Vergine Maria.

E anche lo “scorbutico” Mancini, una volta ottenuto l’agognato 16º scudetto nerazzurro, ha voluto mantenere un voto, evidentemente fatto durante i momenti più duri del campionato. «Mancini aveva una maglia in mano - prosegue Lisetta - e ha chiesto di salire al Santuario per lasciarla ai piedi della Madonna. Gli ho detto che poi sarebbe stato meglio che quella maglia la prendessimo in consegna mio marito e io, per evitare che qualcuno la potesse rubare, dato che lungo il giorno la chiesa è aperta. Solo verso sera andiamo a chiudere la porta. Mancini ha detto di sì; mi pareva molto emozionato. Al ritorno mi ha salutata e poi è salito su una delle auto che lo avevano accompagnato nella salita in bici fin quassù. Tutto in pochi attimi e ancora non mi sembra vero che fosse proprio l’allenatore dell’Inter quel giovanotto fradicio ed emozionato».

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